Hikikomori, dall’informazione alla formazione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Hikikomori, letteralmente, "stare in disparte, isolarsi”, è un fenomeno sociale nato in Giappone negli anni ottanta, ma che si sta diffondendo anche nel nostro Paese. Si stimano circa 100.000 ragazzi in ritiro sociale, prevalentemente dai 13 ai 30 anni ed uno studio condotto dall’Ufficio Scolastico della Regione Emilia Romagna nel 2018 riporta numeri allarmanti anche sul nostro territorio. Non si tratta di una patologia, ma di un fenomeno sociale ad origine multifattoriale. I ragazzi hikikomori non riescono a reggere il giudizio sociale e le pressioni che vengono dalla scuola, dal mondo del lavoro, dalla società vista come troppo competitiva. Un disagio non ancora sufficientemente noto in ambito socio-sanitario e scolastico, spesso derubricato come depressione o dipendenza dalla rete e dai video giochi: in alcuni casi la rete diventa un rifugio, lo strumento con cui si mantengono o si creano contatti con altre persone.

Si tratta generalmente di ragazzi molto intelligenti, con elevate competenze: eppure il primo segnale è quasi sempre l’abbandono della scuola. In molti casi sono presenti eventi scatenanti nell'ambiente scolastico, come atti di bullismo, o incomprensioni da parte degli insegnanti, o altri eventi traumatici che aumentano il disagio dei ragazzi, tale da rendere preferibile il ritiro da quei contesti sociali (in particolare coi pari) che provocano senso di inadeguatezza e profonda sofferenza. Portavoce di questa emergenza sociale sono l’Associazione Hikikomori Italia Genitori Onlus (HIG) e Hikikomori Italia, fondate nel giugno 2017 da Marco Crepaldi, laureato in psicologia sociale, insieme ad Elena Carolei, presidente dell’associazione, con l’obiettivo di dare supporto al crescente numero di famiglie che stavano confluendo nell’omonimo gruppo Facebook, creato l’anno prima dallo stesso Crepaldi. A febbraio 2019 il gruppo romagnolo dell’Associazione, in collaborazione con il Comune di Forlimpopoli, ha realizzato un convegno sul tema ed in un anno ha visto incrementare in maniera vertiginosa le richieste di aiuto e la partecipazione agli incontri organizzati mensilmente a sostegno delle famiglie (ad oggi sono circa 50 nelle provincie di Forlì Cesena, Ravenna e Rimini). Ad ottobre 2019 è stato istituito un tavolo di lavoro (CUFO - Comitato Utenti, Familiari e Operatori del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche) che a gennaio 2020 ha siglato un Protocollo di Intesa per una gestione coordinata dei disagi dei minori ed dei giovani adulti (fra cui il fenomeno Hikikomori) sottoscritto dal Comune di Cesena, Ausl Romagna, Associazione Hikikomori Genitori Italia, associazione Michelangelo e Volo Oltre di Cesena.

Nei prossimi incontri si definiranno linee guida, strategie e percorsi per una corretta informazione e sensibilizzazione della collettività e per la presa in carico di famiglia e ragazzi in difficoltà. In parallelo, grazie alla disponibilità ed agli stimoli pervenuti da Provveditorato agli Studi di Forlì Cesena ed al Club Rotary Forlì Tre Valli, l’Associazione Hikikomori Italia Genitori, ha collaborato con loro per dare vita ad un corso di formazione rivolto a 60 docenti di scuole di primo e secondo grado del territorio romagnolo, in grado di fornire conoscenze approfondite sul fenomeno e sulle forme di disagio ad esso collegate. Fra i docenti, Marco Crepaldi ed Elena Carolei, a cui sono seguiti incontri interattivi guidati da un gruppo di esperti tesi a rielaborare modalità di insegnamento e di valutazione, a presentare testimonianze del nostro territorio, a proporre strumenti e progetti per le scuole al fine di affrontare questo tipo di disagio in modo concreto, fino a stilare un documento “vademecum” di informazione e sensibilizzazione sulla sindrome del ritiro sociale. Si tratta di un’esperienza formativa unica nel panorama nazionale, esempio di una virtuosa collaborazione fra privati cittadini, associazioni ed Istituzioni, iniziata a gennaio e che terminerà a metà marzo 2020 prossimo. È in programma inoltre per il mese di marzo un corso di tre giornate (27, 28 e 31 marzo) presso il CEUB di Bertinoro, rivolto ad operatori socio-sanitari (psicologi, assistenti sociali, educatori, psichiatri, insegnanti) interessati ad approfondire le proprie competenze sul fenomeno, per comprendere le dinamiche psicologiche di difesa che lo attivano, praticare azioni preventive e strategie di sostegno per i ragazzi in ritiro sociale. È importante passare dall’informazione alla formazione: questo corso è frutto dell’esperienza maturata all’interno l’Associazione Hikikomori Italia Genitori, che conta quasi 600 famiglie in tutta Italia, oltre alle 2.300 presenti sul gruppo facebook dedicato, nato circa 3 anni fa, delle testimonianze quotidiane, degli incontri periodici dei nostri 50 gruppi di auto-mutuo-aiuto su tutto il territorio italiano coordinati dai molti specialisti che affiancano le famiglie ed il cui contributo scientifico avvalora il lavoro svolto fino ad oggi.

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