"Solo cose belle", il film-manifesto dedicato al rispetto delle diversità anche a Forlì

Il regista Kristian Gianfreda, che si è ispirato alla Comunità di Don Oreste Benzi: «Ho voluto raccontare tutta la bellezza che si nasconde dietro gli ultimi della società e che trasforma la diversità da ostacolo in risorsa»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Due mondi destinati a scontrarsi e che invece si incontrano sfidando pregiudizi e convenzioni sociali: un paesino sonnacchioso dell'Emilia Romagna alle prese con le elezioni comunali, e una casa famiglia che fa da cornice alle vicende di un gruppo di persone con un passato difficile alle spalle, ma spinte da una grande voglia di riscatto. Sono loro i protagonisti del film "Solo cose belle", che dal 10 maggio sarà in programmazione anche a Forlì. Il 12 maggio, alle ore 21.30, al Cinema Astoria, sarà proprio il regista Kristian Gianfreda insieme al cast e alla produzione a introdurre in sala la pellicola, una vera e propria sfida che coi toni brillanti della commedia all'italiana vuole raccontare la paura del “diverso”, del disabile, dell'immigrato, ma anche le risorse che possono scaturire dal superamento di timori e pregiudizi. "Solo cose belle" è stato presentato in anteprima lo scorso 7 dicembre a Rimini, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ora anche Forlì ospiterà una delle numerose tappe di un tour che prevede una distribuzione in tutta Italia con tante proiezioni-evento. Occasioni per accostarsi con uno sguardo inedito a un tema che nel nostro tempo diventa ogni giorno più cruciale. «Il film - spiega il regista - è un manifesto dedicato al valore delle differenze, alla lotta contro l'emarginazione e alla bellezza racchiusa nel superare la paura della diversità, specialmente in un momento storico e politico come quello che stiamo vivendo.

È una commedia che vuole raccontare l'emarginazione e la diversità con leggerezza e con delicatezza, senza però mai perdere di vista la realtà». Al centro, come detto, troviamo da un lato un paesino romagnolo alla alla vigilia delle elezioni comunali, e dall'altro una casa famiglia in cui si muovono i personaggi più differenti: una mamma e un papà, un richiedente asilo appena sbarcato, un’ex-prostituta, un giovanissimo ex carcerato e due ragazzi con gravi disabilità. A scatenare la "collisione" tra i due mondi è Benedetta (Idamaria Recati), la figlia sedicenne del sindaco (Giorgio Borghetti), che a dispetto delle convenzione sociali del mondo da cui proviene si innamora del giovane ex carcerato Kevin (Luigi Navarra), creando scompiglio nell'intera comunità. Ma sarà proprio la conseguente reazione a catena fatta di sospetti, lacrime, risate e sgomberi a far venire alla luce la bellezza dell’accoglienza e l’importanza della solidarietà. Intrecci inaspettati, rapporti contrastati e personaggi bizzarri diventano il sorprendente collante tra un paesino ancorato alle proprie convenzioni e un luogo popolato da coloro che vengono spesso etichettati come gli "sbagliati" e i "superflui". Finché legami inattesi si trasformano in opportunità.

Nel cast, oltre a due giovani attori emergenti – Recati e Navarra – anche tanti professionisti come Giorgio Borghetti, Carlo Maria Rossi, Barbara Abbondanza, Erica Zambelli, Caterina Gramaglia. A loro si sono aggiunti Marco e Ciccio, due ragazzi disabili che vivono in una delle strutture della Comunità Papa Giovanni XXIII - la realtà fondata da Don Oreste Benzi che ha ispirato la pellicola grazie alle sue strutture di accoglienza presenti in tutto il mondo - e che hanno preso parte al film interpretando se stessi: «Con loro - sottolinea il regista - si è spesso lasciato, durante le riprese, che le cose semplicemente accadessero, che le reazioni fluissero spontanee e che le emozioni fossero autentiche». “Solo cose belle” nasce dalla lunga esperienza sul campo della Comunità Papa Giovanni XXIII che da anni lavora per diffondere i valori dell’inclusione sociale e per combattere l’emarginazione. Per questo, coerentemente con il tema del film, hanno lavorato alla pellicola, in scena o a supporto della produzione, sia attori professionisti del cinema, del teatro e della televisione, sia persone della Comunità e figure che hanno un’esperienza pregressa in case famiglia o in altri progetti sociali: ex carcerati, ex prostitute, ex tossicodipendenti ed ex senza fissa dimora, nonché alcuni ragazzi con disabilità.

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