Forlì bella

Forlì bella

La chiesa di Sant’Antonio Abate in Ravaldino tra Barocco e forme nuove per la città

Martedì è stata celebrata la festa di Santa Rita nella chiesa di borgo Ravaldino, ma cosa sappiamo di questo bell’edificio?

Nella settimana dedicata alla festa di Santa Rita è immancabile un appuntamento con l’arte della chiesa del centro storico che vive una delle ricorrenze del calendario liturgico più sentita a Forlì. La festa alla santa, la distribuzione delle rose, maggio il mese della primavera inoltrata e la speranza di una stagione estiva piena di bellezza tra l’alba e il tramonto, portano a considerare la festa un evento in città di notevole interesse. La festa è celebrata nella chiesa di Sant’Antonio Abate in borgo Ravaldino, un edificio che rappresenta un pezzo di storia locale.

Innanzitutto, la forma della struttura attrae subito l’attenzione appena si entra, così come dal sagrato, la facciata con le due ali a semicerchio introduce immediatamente nell’ambito barocco, così come è visibile all’interno della chiesa. La pianta centrale con una zona presbiterale affiancata da due cappelle laterali rappresenta la concezione liturgica e architettonica delle chiese edificate dopo il Concilio di Trento, dopo che nel 1577 il cardinale Carlo Borromeo aveva dato alle stampe il suo trattato sull’edificazione delle chiese. Nato per la diocesi di Milano, il trattato ebbe presto diffusione e divenne un riferimento per ciò che riguardava l’edilizia ecclesiastica, che segnava la novità nell’ambito della progettazione delle chiese compiuta con cognizione e conoscenza della tipologia di struttura che si andava pensando, con specifiche finalità di culto, in un legame inscindibile con la teologia e l’architettura. In definitiva, l’evangelizzazione avveniva fin dalla forma della chiesa e per questo quella preferita era quella a croce latina. 

A Forlì, le due chiese che rappresentano la concezione barocca sono proprio la parrocchia di Ravaldino e la chiesa del Suffragio. Entrambe edificate nel XVIII secolo anche se a distanza di quasi due decenni, sono esemplificative di forme tollerate e approvate dai vescovi; tra i modelli di Bernini e Borromini, sono concepite dagli architetti con evidenti riferimenti all’architettura religiosa romana. Infatti, seppur il trattato di Borromeo spiegava l’importanza della forma cruciforme latina, la presenza di altre forme come quella ovale o a pianta centrale costituivano delle varianti a cui si poteva cedere se l’architetto che le proponeva era persona che sapeva motivare le proprie scelte non soltanto in riferimento all’estetica. Infatti, era molto più importante la chiarezza degli spazi e la divisione tra l’assemblea e il presbiterio riservato al clero. Era quindi rilevante la buona visibilità dell’altar maggiore, caratterizzato anche da un dipinto di grandi dimensioni con la raffigurazione del santo titolare o la sua scultura, la presenza del tabernacolo, dei confessionali e del fonte battesimale. L’elemento comune alla chiesa del Suffragio e alla chiesa di Sant’Antonio in Ravaldino è la mancata certezza del progettista e del costruttore.

Ricerche recenti hanno proposto i nomi di Antonio Soratini per la chiesa del Suffragio e di Carlo Cesare Scaletti per la chiesa di Ravaldino, che hanno alleggerito le tradizionali ipotesi di attribuzione all’architetto forlivese Giuseppe Merenda, che sembra abbia completato l’edificazione della chiesa di Ravaldino riducendola dalla pianta ottagonale a quella centrale. Su quest’ultimo si sono concentrate ricerche recenti, ma che ancora oggi permettono molte considerazioni e ipotesi e pochi dati certi. La figura dell’architetto è stata ampiamente studiata tramite i documenti della famiglia, tuttavia su alcune sue progettazioni la chiarezza non è ancora stata determinata. Se non è possibile stabilire un nome certo per l’architetto progettista per la complessa ricerca dei documenti, si nota l’arrivo a Forlì attraverso queste due chiese del barocco che portava forme differenti a quelle rinascimentali. L’interno della chiesa è armonioso, arredato con altari laterali ed una cantoria con organo a canne della metà dell’Ottocento che frequentemente è usato nella liturgia e per concerti dedicati.

L’altare centrale è ovviamente concepito per una celebrazione tipicamente tridentina con un bel tabernacolo posto al centro della mensa e sopra alla pala d’altare lo stemma dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi che vollero e costruirono la chiesa.  La facciata esterna con mattoni a vista è stata adornata da un portale in pietra bianca opera di Leonida Emilio Rosetti e concepito nel 1931, con riferimento all’integrazione nella facciata della porta con la finestra soprastante dalla quale entra la luce nella chiesa.  Entrando, si ha l’impressione di essere accolti in un ambiente particolarmente adatto al raccoglimento spirituale, specialmente grazie alla luce che penetrando dalle finestre della cupola illumina soffusamente tutto l’ambiente.

chiesa-sant-antonio-ravaldino-interno-cupola-2

Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

Torna su
ForlìToday è in caricamento