Forlì bella

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Tesori da rivelare: un raro Crocifisso medievale si trova custodito nella cattedrale

L’opera si trova in Duomo, nonostante le ripetute richieste esaudite per esporlo alle mostre per il riconosciuto valore artistico, nella nostra città è poco noto, ma è importante e interessante per il nostro patrimonio

Il crocefisso più antico della Cattedrale è un’opera in legno conservata appesa all’ingresso della sacrestia e della cappella di San Valeriano. Rappresenta un esemplare medievale di crocefisso del quale ne rimangono pochi, essendo facilmente deperibili i materiali con cui venivano costruiti. Il crocefisso è rappresentativo dell’attività scultorea religiosa del XII secolo, composto di immagine trionfante di Cristo con la corona in testa.

Dunque, non l’immagine del Cristo sofferente sulla croce, ma di colui che tramite la croce risorge donando la vita nuova e la salvezza a tutti i credenti. I crocefissi medievali si distinguono per il legno utilizzato come materiale da costruzione e per le modalità di incastro dei legni per consentire a tutte le parti di comporre la figura intera. L’opera è stata dipinta con colori tenui e si presenta in buono stato di conservazione. Ignorando l’autore, il crocefisso presenta Gesù Cristo vestito con un drappo rosso bordato d’oro che cinge i fianchi fino alle ginocchia e nel complesso rappresenta una figura composta. Il legno che costituisce la croce ha assi piuttosto larghe e di misure differenti: quella sulla quale appoggia il corpo è più larga rispetto a quella della testa, ulteriormente più sottile l’asse trasversale. Datato alla seconda metà del XII secolo, presenta superfici intatte e levigate, che rendono l’opera particolare. 

La storica dell’Arte Anna Colombi Ferretti che qualche anno fa si era dedicata allo studio aveva trovato somiglianze con la produzione di alcuni crocefissi marchigiani, evidenziando che quello di Forlì è di migliore qualità esecutiva. Nel manoscritto della Biblioteca Comunale datato al 1828 il crocefisso nella descrizione del Duomo non è ricordato, bensì l’autore parla del secondo collocato nella cappella del Santissimo Sacramento vicino all’altare della Madonna delle Grazie e appartenente alla famiglia Theodoli, più recente e che presenta Cristo sofferente sulla croce secondo la rappresentazione che ancora oggi consideriamo per questo tema. Nella guida di Casadei di un secolo dopo al manoscritto il crocifisso è ricordato nella sacrestia senza alcuna descrizione che ne restituisca il valore artistico, evidenziando una sensibilità per l’opera ancora da sviluppare e la mancata conoscenza della sua storia. Le guide della città successive lo ricordano come un’opera del XII secolo e ascritto all’area padana. Per le modalità realizzative l’opera doveva essere destinata alla parete di una cappella o collocato nelle vicinanze immediate del presbiterio, vista la posizione verticale di Cristo seppur legata alla particolare concezione teologica dell’immagine. 

Il crocifisso è una delle particolarità della scultura forlivese ed impreziosisce la collezione di opere d’arte che la città possiede sia nel patrimonio sacro, sia nell’ambito della scultura medievale; tuttavia, nonostante la sua collocazione visibile al termine della navata sinistra, non è sempre valorizzato come si dovrebbe nei percorsi turistici della città. Lo studio tracciato per l’ambiente artistico originario potrebbe costituire un legame con il centro Italia di non secondaria importanza che potrebbe essere ulteriormente approfondito per creare nuovi percorsi culturali in città che portino non soltanto al Nord, all’area lombarda o ad ovest all’area fiorentina, quanto anche in altre zone che permettono di tracciare altre rotte percorse dall’arte a testimoniare una produzione specializzata, localizzata in determinate zone dell’Italia, che ha avuto una diffusione ancora tutta da approfondire.

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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