Forlì bella

Forlì bella

Due cardinali legano la cappella della Madonna del Fuoco a quella di San Pellegrino a Roma

La recente visita del Papa nella chiesa a Roma in via del Corso per pregare di fronte al venerato crocifisso per la protezione dalla pandemia richiama alcuni aspetti importanti della nostra storia locale

Il patrimonio culturale ed artistico del nostro territorio conta i nomi di alcuni committenti che legarono la nostra città a quella di Roma. Parliamo dei Cardinali Fabrizio Paulucci e Camillo Paulucci Merlini, i cui nomi ricorrono per la Cappella della Madonna del Fuoco in Cattedrale, per la villa Paulucci Merlini a Selbagnone e per la cappella di San Pellegrino nella chiesa di San Marcello al Corso a Roma. Tre luoghi distinti: due per la fede ed uno come residenza estiva.

Partiamo dalla villa ubicata vicino a Forlimpopoli, in quanto può essere considerata come elemento per una migliore comprensione delle committenze operate dai due cardinali in tutti e tre i luoghi che presentano significativi allestimenti artistici. La villa fu edificata dal Cardinale Camillo Paulucci Merlini alla metà del Settecento ed è costituita da un palazzo di vaste dimensioni con giardino che circonda la struttura. All’interno della villa fu creato un piccolo oratorio. L’edificio fu decorato con interventi che lo resero una delle più belle strutture barocche, tra le più interessanti del territorio. La famiglia Paulucci si unì ai Merlini quando il cardinale Fabrizio lasciò cognome e titoli al nipote Cosimo Merlini, figlio della sorella Angela Guerriera, moglie del conte Pietro Martire Merlini. Camillo Paulucci Merlini nacque a Forlì nel 1692 e grazie allo zio Fabrizio poté trasferirsi a Roma dove fu canonico di San Giovanni in Laterano, dal 1727 Nunzio in Polonia e undici anni dopo Nunzio a Vienna.

Fu nominato Cardinale dal papa Benedetto XIV nel 1743 e morì a Roma venti anni più tardi e fu seppellito nella tomba commissionata dal fratello Cosimo nella chiesa di San Marcello al Corso, nella cappella di famiglia dedicata a San Pellegrino, adiacente a quella del crocifisso dove il Papa si è recentemente recato in preghiera. Nella stessa cappella era già stato seppellito anche lo zio Fabrizio Paulucci morto nel 1726. Il cardinale, concessagli la cappella nel 1716, la restaurò e ne mutò la dedicazione intitolandola al santo forlivese. Il cardinale Fabrizio Paulucci fu generoso nella beneficenza e per la sua città donò l’allestimento dei marmi della cappella della Madonna del Fuoco in cattedrale e la tribuna in bronzo fuso opera di Giovanni Giardini. L’allestimento fu donato nel 1718 e l’altare fu realizzato a Roma.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Spot
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Da ciò che hanno lasciato i due Cardinali si evince una comune sensibilità per l’estetica: sia l’allestimento della cappella della patrona, sia la villa a Selbagnone presentano aspetti barocchi, con interessanti contributi nell’arricchimento degli ambienti. La villa ancora oggi è uno dei monumenti nella tipologia della villa romagnola di campagna, tra le più curate nell’apparato decorativo legato nello stile e nelle tipologie delle tecniche esecutive appartenenti all’ambito artistico bolognese. Da ciò che i due Cardinali hanno voluto donare al territorio si possono tracciare dei percorsi culturali ed artistici per varie tipologie: dalla quadratura e la finta architettura agli stucchi e agli elementi decorativi, fino alla ritrattistica, essendo stata presente nella villa una serie di ritratti dei membri della famiglia oggi non più in loco. La villa è di proprietà privata e da alcuni anni è iniziato il restauro per riportarla all’antico splendore.

Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

Torna su
ForlìToday è in caricamento