Forlì bella

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I monumenti funebri rinascimentali a Forlì: dalla basilica di San Rufillo a San Mercuriale, passando per il santuario di Fornò e San Pellegrino

Un nuovo itinerario nella bella stagione. Immancabili la macchina fotografica per i bei paesaggi agresti e il cappellino per godersi la visione delle bellezze in scultura

Nella festa di San Ruffillo, primo vescovo di Forlimpopoli, lo sguardo artistico quest’oggi si rivolge alle bellezze contenute nella basilica che porta la dedicazione al santo, per parlare dei monumenti funebri rinascimentali degli Zampeschi, signori di Forlimpopoli. Le due opere si trovano oggi all’esterno della basilica, addossati alla parete di ingresso, ma in origine si trovavano all’interno della chiesa, nel presbiterio. I bei monumenti recano la tipica composizione toscana della tomba celebrativa: sono entrambe composte da urna sepolcrale posta su un basamento, sopra alla quale è disposta la figura del defunto, sdraiata sul fianco sinistro per Brunoro Zampeschi e a cavallo per Brunoro II. Sopra ai defunti, nella lunetta, la rappresentazione della Madonna con il Bambino in quello di Brunoro I e di Cristo risorto per Brunoro II. I monumenti sono quindi collocati entro archi decorati con motivi rinascimentali e sono databili alla metà del secondo decennio del Cinquecento per il primo e alla fine del XVI secolo per il secondo.

I monumenti funebri degli Zampeschi non sono gli unici realizzati in questo modo nel territorio. Infatti, un bellissimo esemplare precedente, e che segna l’arrivo del monumento funebre fiorentino, è costituito da quello a Barbara Manfredi che attualmente si trova addossato alla parete laterale della navata destra della basilica di San Mercuriale. Eseguito nella seconda metà del Quattrocento, dopo la morte nel 1466 di Barbara Manfredi, moglie di Pino III Ordelaffi, fu inizialmente realizzato nella chiesa di San Biagio in San Girolamo e spostato dopo la seconda guerra mondiale nell’attuale ubicazione, dopo un importante restauro che ha recuperato la sua integrità dopo la distruzione della chiesa. Il monumento presenta un alto basamento sopra al quale c’è il sarcofago funerario classicheggiante con sopra il corpo disteso della defunta, adagiato sopra un giaciglio finemente decorato, secondo una tipologia scultorea tipicamente quattrocentesca. I drappi in bassorilievo sullo sfondo impreziosiscono il sepolcro del quale siamo spettatori, tuttavia la defunta è posta sotto la protezione della Madonna Regina della Pace, raffigurata in alto nella lunetta in bassorilievo insieme a Gesù. La tomba è un bellissimo esemplare del suo genere, aggraziato e di bella realizzazione con decorazioni tipicamente quattrocentesche.

Non si può certamente ignorare il particolarissimo monumento a Luffo Numai nella basilica di Santa Maria dei Servi detta di San Pellegrino, di cui avevamo già parlato in occasione dell’illustrazione della bella basilica nella festa del santo il primo maggio. Il monumento che risale all’inizio del XVI secolo reca uno schema compositivo più arcaico e meno elaborato: il sepolcro è posto sopra ad un basamento e nella lastra di fondo c’è la raffigurazione in bassorilievo della Natività, secondo una complessa spiegazione teologica che non vuole esaltare il defunto ma il messaggio cristiano della vita dopo la morte, della salvezza in Cristo risorto, essendoci nella lunetta rappresentata la Risurrezione, scena legata all’iconografia pierfrancescana con Cristo che risorge in mezzo ai soldati. Il sepolcro ha dettagli decorativi raffinati, alcuni dei quali in origine impreziositi da oro, tuttavia il risultato è meno appariscente rispetto al monumento a Barbara Manfredi e a quelli degli Zampeschi di Forlimpopoli.

Ultimo, secondo sempre una scala di semplificazione stilistica, probabilmente appositamente voluta dal defunto, è quello nel santuario di Fornò che custodisce le spoglie del fondatore della chiesa, Pietro Bianco. All’interno di un arco semplice ricavato nella parete è collocato il sarcofago in pietra del defunto con il monogramma di Maria a cui il santuario è dedicato e che è stato ripetuto anche della decorazione esterna in cotto. Si tratta di un sepolcro che nella parte di fondo in origine era impreziosito anche da una decorazione parietale, oggi purtroppo difficilmente leggibile a causa del degrado. 

Questo l’itinerario, questi i monumenti funebri opere d’arte nel nostro territorio, questa l’attenzione ai regnanti locali, ai devoti e ai personaggi di spicco forlivesi, collocati nelle chiese e perfettamente inseriti nel contesto architettonico ed integrati nella storia. Tra gli autori sono ricordati Tommaso Fiamberti per i monumenti a Barbara Manfredi e Luffo Numai e per i monumenti degli Zampeschi a Brunoro I si riporta il nome di Giacomo Bianchi veneto e a Brunoro II Andrea Formaino. Dalla celebrazione dei defunti al luogo di custodia del corpo, dalla graziosità ed abilità nella lavorazione della pietra alla bellezza che diventa cifra locale. Tutto ciò parla della storia della comunità, che per i monumenti funebri prosegue nel XIX secolo con le tombe di riconoscimento artistico al Cimitero Monumentale, ma di questo parleremo un’altra volta.

Monumento a Barbara Manfredi-2

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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