Forlì bella

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Insegnare l’arte a distanza: dal Liceo Artistico una lezione sul metodo

Nell’istituto scolastico della città dedicato alla formazione per l’arte si sperimenta l’educazione artistica a distanza, ma senza tradire i metodi tradizionali

La notizia circola su Facebook già da qualche giorno e ha già avuto molte condivisioni. La riportiamo nel blog di oggi come esperienza particolare della didattica nel campo dell’arte. Uno degli allievi del corso serale di Arti Figurative Alberto Bellati ha pensato di tradurre la propria esperienza lavorativa in un dipinto: «Lavoro in una casa di riposo per anziani in centro a Forlì, le misure precauzionali per salvaguardare la salute e la vita degli ospiti costringono la direzione a chiudere le porte. Da qualche giorno visitatori e parenti non possono più far visita agli anziani, si entra solo muniti di permesso e tassativamente con mascherina sul volto. E' in questo contesto che ho pensato di ritrarre quello che è un po' l'emblema di questo momento». 

Alberto, aspirante artista, ha innanzitutto delineato il contesto della sua ispirazione nella situazione che vive quotidianamente. Poi è passato al tema scelto per realizzare l’opera: «Per il mio dipinto ho voluto rappresentare la paura che ci governa, e il coronavirus mostra le ombre ancora più scure e buie, il nero sullo sfondo di questo primo piano vuole interpretare l'isolamento, e il buio simboleggia la più ancestrale delle nostre paure».

La tematica non rappresenta una novità: moltissimi artisti hanno tratto la loro ispirazione dalle grandi tragedie della storia e il momento che stiamo vivendo, seppur non rappresentato da un conflitto armato, rappresenta comunque una situazione straordinaria non certo felice. L’artista però è colui che prima di tutto sente ed avverte nella sua sensibilità che qualcosa non è come al solito e lo rappresenta anche in forma istintuale nel manufatto che vuole realizzare. Poi la spiegazione e la costruzione del senso artistico e letterale rappresentano una ulteriore ricerca. «Per provare a capire qualcosa in più ho pescato dalla mia libreria alcuni libri che potessero aiutarmi a scrivere questa relazione, ho pensato subito a "la peste" di Albert Camus scrittore francese Premio Nobel degli anni 50.

Il protagonista di questo romanzo, Tarrow, dice "soffrivo della peste molto prima di conoscere questa città e questa malattia", la fragilità interiore assume il nome delle minacce esterne e viene così proiettata su tutto. Ma trovo anche il Decameron di Boccaccio studiato a scuola, dove si parla della "malattia distruttrice del vivere comune come di una piaga" (nelle parti orientali incominciata)». La ricerca letteraria conduce l’artista a condividere i sentimenti che nella storia hanno riguardato situazioni analoghe. Non possiamo certo non rilevare che in tanti in queste settimane hanno citato Manzoni e il più famoso romanzo da lui scritto ambientando la storia nel periodo della peste del 1630. Ciò significa che la storia insegna e gli autori letterari, sensibili anch’essi, ispirano altrettante modalità di lettura degli eventi.

«Ma Tornando ai giorni nostri e al mio dipinto vorrei precisare che ho voluto ritrarre questa ragazza vagamente emaciata, stanca e pallida con la tanto discussa mascherina che testimonia l'atipicità delle nostre paure, per l'Hiv c'era di mezzo la sessualità e la promiscuità nell'atto più intimo. Qui è il respiro, questo virus non delega i soliti ultimi, o i poveri, i migranti, i malati, ma tutti, tutti respiriamo e tutti viviamo socializzando. Ho voluto rappresentare questo periodo così particolare e critico con un volto spaesato e al buio, ma da una parte arriva una luce che inequivocabilmente legge descrive i tratti giovani di una ragazza, e nemmeno la mascherina di carta riesce a filtrare l'espressione dei suoi occhi. Siamo spaesati dall'incertezza, diventa stranamente incerta la programmazione quotidiana, andare a scuola, al cinema, la spesa, spostarsi. Ma nello stesso tempo riscopriamo una nuova forma del tempo, più dilatato e surreale : è per questo che dalla mia libreria ho messo in cima alla piccola pila di libri "Il deserto dei tartari" di Dino Buzzati, dove il tema centrale è dunque proprio quello della fuga del tempo, e l'attesa di qualcosa di non ben definito.

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Drogo, il protagonista, passerà molto tempo nella fortezza al confine di un territorio vago, e solo alla fine, all'orizzonte, compariranno dei soldati che non saranno i Tartari bensì soldati del regno che vengono a definire la linea di frontiera, quel confine che noi oggi aspettiamo venga definito e ripristinato nelle nostre vite e nella nostra quotidianità"». L’artista ha già dimostrato la sua metodologia: la sensibilità, l’ispirazione, l’esecuzione supportata dalla conoscenza storica e letteraria. E’ il metodo della tradizione: ciò che cambia è il tipo di esecuzione dell’opera, qui è la contemporaneità, ma la fase ideatrice e ispiratrice è invariata nel corso del tempo. Perciò l’arte non rappresenta un ambito irrazionale, quanto la parte della nostra creatività più strutturata, dietro all’apparenza dell’inafferrabile e dell’incomprensibile.

Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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