Forlì bella

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L’arte contemporanea, difficile da capire, ma adeguata agli spazi pubblici?

Lo spazio riservato alle opere d’arte contemporanea nelle città del nuovo millennio è sempre più circoscritto e adattato anche a quei luoghi che non sono piazze ma ugualmente spazi pubblici a cui conferire una identità locale ed artistica. Ma siamo aperti a considerare come arte contemporanea ciò che è lontano dal gusto condiviso dalla collettività, per accogliere ciò che è solamente comunicativo di visioni personali degli artisti?

La nostra città, come le altre in Italia, ha sempre considerato importante la presenza dell’arte contemporanea nei luoghi pubblici. Per questo nel corso del tempo si è arricchita di monumenti celebrativi, di statue, di opere che ciascuna era rappresentativa della propria contemporaneità. In due parchi del centro della città, il parco della Resistenza e il parco Urbano, l’allestimento artistico ha previsto la collocazione di sculture di artisti contemporanei locali.

Dovendoci concentrare prevalentemente, per questa volta, sugli spazi urbani, il primo monumento celebrativo che può venire in mente, perché sottoposto alla visione frequentemente, è quello ai Caduti in piazzale della Vittoria che presenta una parte che è pertinente alla rappresentazione della Vittoria alata ed una parte che è dedicata alla rappresentazione dell’eroismo bellico. La prima parte è collocata su un alto obelisco e l’atra è posta nel basamento. Un secondo monumento celebrativo è quello ad Aurelio Saffi nella piazza principale, mentre il terzo è costituito dalla fontana nella piazza prospiciente il Palazzo del Governo. Questi sono i maggiori monumenti nel centro storico e posti ad una distanza fra loro non troppo lontana, che si ambientano in spazi pubblici divenendo fulcro dei luoghi. Senza però equipararli perché realizzati in momenti e con motivazioni differenti, il punto di vista che vogliamo raccontare oggi è quello delle opere d’arte contemporanea che abbelliscono la nostra città.

Quali altri spazi riserva Forlì a questo aspetto della bellezza urbana? Nel nuovo millennio le rotonde sono la novità, con gli allestimenti relativi che in alcuni casi recano l’opera di noti scultori, in altri le caratteristiche degli sponsor che si occupano della loro manutenzione. In questo caso la frequenza di imbattersi in un nuovo allestimento aumenta, anche perché al cambiamento della concessione muta anche colui che occupa tale spazio, offrendo nuovi allestimenti che si concentrano su linguaggi moderni e comunicativi. Perciò sorge spontanea la domanda su che cosa si possa considerare arte contemporanea, dato che i riferimenti che si potevano avere fino alla prima metà del Novecento non sono gli stessi di quelli attuali.

Per collocare un’opera in uno spazio pubblico, per creare un allestimento artistico in un luogo pubblico, occorre ingegnarsi nella creatività, oppure essere comunicativi anche attraverso una narrazione che esplica con più componenti una storia? In questo aspetto molti artisti degli ultimi trent’anni hanno dato il loro contributo, una fra queste la famosa Marina Abramović della quale è ancora in corso la mostra delle sue opere a palazzo Strozzi a Firenze. Ricorriamo a lei dato che la sua mostra è una delle più visitate e perché il confronto può aiutarci a chiarire il pensiero di cui parliamo, avendo lei prodotto opere dal forte impatto che suscitano una risposta di apprezzamento immediato o la repulsione per una mancata condivisione della riflessione che soggiace la creazione. Non particolarmente concentrata sulle opere come oggetti, come manufatti, bensì sulle perfomance, ha fatto della sua attività artistica una fonte di comunicazione per la ricerca del significato della vita.

Tralasciando i contenuti dell’esposizione, che possono piacere o non riscuotere pareri positivi, l’aspetto comunicativo impone scelte all’artista che non permettono l’utilizzo di forme d’arte tradizionali, se non per dare all’estetica quello spazio che necessita un’opera d’arte. Su questa scelta l’Abramović rivela la differenza con altri artisti a lei coetanei: è il caso dei monumenti ripetuti in diverse città da Arnaldo Pomodoro, dove la lucentezza dei materiali utilizzati aggiunge un maggiore grado di comprensione all’opera facendola uscire dall’ermetismo nel quale frequentemente ricadono i manufatti di arte contemporanea. Tuttavia, quando però l’artista tralascia completamente il lato estetico per far emergere solo il concetto da esprimere, come possiamo considerare quest’arte?

Abbiamo avuto in Italia alcuni esempi, talvolta rimossi dagli spazi pubblici per evitare l’offesa; quindi, il decoro e la materialità degli oggetti dell’arte contemporanea si addicono maggiormente a ciò che deve essere collocato in luoghi di pubblica visione all’aperto? Forse sì, perché rientrano nella nostra tradizione, che comunque conserva l’idea della bellezza acquisita e conquistata in tanti secoli di ricerca, perché ci permette di capire che l’arte contemporanea non è tutta incomprensibile.

L’artista ha la responsabilità di non tenerci all’oscuro delle sue intenzioni comunicative e nel caso di un monumento pubblico deve farci sentire a casa, seppur con la novità che i cittadini in maniera esigente chiedono a colui che hanno selezionato e sul quale hanno posto la fiducia per contribuire alla bellezza della città. Si può dare ancora spazio all’arte contemporanea nei luoghi pubblici? Certamente, se l’artista restituisce attraverso l’opera il bello e il nuovo, domande a cui hanno risposto gli artefici delle opere dell’arte a loro contemporanea negli spazi pubblici in ogni periodo storico anche della nostra città.
 

Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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