Forlì bella

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La festa di Santa Caterina concede la riscoperta di un’opera d’arte molto bella e poco conosciuta

Il dipinto del XVII secolo raffigura la santa in uno dei più begli esemplari. Nella chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Dovadola rappresenta un’opera di notevole valore da conoscere e ammirare

La festa di Santa Caterina d’Alessandria, ad un mese esatto dal Natale, segna l’inizio delle ricorrenze legate ai santi in calendario più vicini alla festa più sentita dell’anno. L’opera più nota in città che rappresenta la santa è il dipinto che si trova nella seconda cappella a sinistra dell’ingresso nella chiesa di San Biagio che tradizionalmente organizza la festa il 25 novembre con diverse celebrazioni per la preghiera alla santa, mentre nel piazzale antistante la chiesa le bancarelle riempiono l’aria di profumi di cibo, di torrone e di specialità tipiche del periodo. 

Il dipinto custodito nella chiesa di San Biagio è una delle migliori opere di Marco Palmezzano, artista forlivese rinascimentale, ma nel territorio sono custoditi altri esemplari di rappresentazioni di Santa Caterina d’Alessandria ed un’altra pala d’altare interessante è conservata nella chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Dovadola. Appartenente ad un secolo più tardi rispetto all’opera di Palmezzano, il dipinto si trova nella cappella che custodisce la tomba della beata Benedetta Bianchi Porro, la prima a destra dell’ingresso in chiesa. Di dimensioni considerevoli, l’opera ha una cornice tipicamente barocca e piuttosto vistosa; nel quadro la santa è raffigurata con lo strumento del martirio ossia la ruota uncinata. Vestita con abiti dai tessuti preziosi è immersa in uno sfondo naturalistico secondo l’iconografia seicentesca riservata al soggetto. 

Il dipinto non è molto noto, ma l’opera è stata realizzata con maestria dall’anonimo pittore e all’interno della chiesa si rende immediatamente visibile nello spazio ampio che gli è stato assegnato. Nonostante ci siano più di cento anni tra le due opere, quella forlivese di Palmezzano e quella di Dovadola dell’anonimo pittore, rappresentano esemplari interessanti tra le migliori opere sul soggetto negli stili di appartenenza, la pittura rinascimentale per l’opera a San Biagio e il barocco per l’opera a Dovadola.

La prima costituita da un trittico su tavola, mentre la seconda una pala d’altare su tela, entrambe restituiscono con le tecniche esecutive e i supporti differenti due rappresentazioni della santa ottenute con attenzioni diverse. Infatti, nel trittico di Palmezzano la santa è raffigurata nella parte sinistra dell’opera, a fianco di San Domenico, mentre al centro è dipinta la Madonna con il Bambino, in una posizione che evidenzia l’importanza del soggetto mariano principale dell’opera. Sotto al trono della Vergine con il Bambino sono stati raffigurati due devoti, probabilmente gli stessi committenti identificabili con Girolamo Riario e Caterina Sforza che possedevano la cappella nella chiesa. L’opera scampò alla distruzione dell’edificio nel bombardamento della seconda guerra mondiale. Tra effetti luministici, panneggi voluminosi, ambientazione nello spazio naturalistico, l’opera dovadolese rappresenta invece una vera scoperta per il patrimonio sacro locale, un interessante esemplare di iconografia sulla santa che vale la pena di osservare con attenzione nelle visite alla parrocchia dovadolese.

L’iconografia dell’opera a Dovadola è ricca dei simboli attribuiti alla martire: la palma, il giglio bianco, le corone di alloro e di fiori portate dagli angeli, ripetuti anche nella imponente cornice del quadro composta dall’intreccio di foglie artisticamente interpretate; i dettagli dell’abito sontuoso della santa sono esemplificativi di una interpretazione che dalla fine del Cinquecento e per tutto il Seicento è divenuto tipico nelle rappresentazione dei personaggi femminili, sia nel tipo di abito che indossa la santa nel dipinto, sia nella modalità di realizzazione del panneggio, piuttosto voluminoso e plastico. Nella festa di Santa Caterina riscopriamo dunque un dipinto dalla notevole bellezza che vale la pena di conoscere da vicino per poterlo apprezzare in tutte le sue qualità.

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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