Forlì bella

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È possibile svolgere il mestiere dello storico dell’arte nel nostro territorio?

In questa settimana sono in calendario importanti appuntamenti con i giovani, impegnati nel campo storico artistico per apprendere i metodi della ricerca, dello studio e del raccontare le opere d’arte

Insegnare un mestiere è sempre un compito arduo, perché non si tratta solo di trasmettere l’importanza di mettere in campo una metodologia efficace, ma anche di trasmettere il sapere e l’entusiasmo nell’impegno per la conoscenza al fine di valorizzare l’oggetto dello studio. Così, visti gli appuntamenti di questa settimana con la storia dell’arte che interessano e coinvolgono i giovani la riflessione di oggi è incentrata sul mestiere dello storico dell’arte, se è possibile esercitarlo anche nel nostro territorio e se la professione potrà avere uno sviluppo nel futuro, tale da poterlo proporre come percorso di formazione per uno sbocco professionale per gli alunni delle scuole.

Gli appuntamenti in calendario questa settimana riguardano due importanti eventi che sono il frutto della sensibilizzazione al mondo dell’arte, intesa come processo pedagogico per l’approccio ad una dimensione molto particolare dell’uomo che è in grado di produrre con la sua creatività opere dall’alto interesse artistico. Le giornate d’Autunno del Fondo Ambiente Italiano che si tengono in tutte le città della nostra penisola sono rivolte alle scuole e nelle mattinate nella prima parte della settimana alcuni degli studenti degli istituti forlivesi sono impegnati nell’esperienza di guide ai Beni Culturali proposti all’utenza di questa manifestazione che sono sempre gli studenti delle scuole della città.

Oggetto dell’esercitazione pratica per gli alunni che studiano l’arte per una formazione specifica in questo settore sono il palazzo rinascimentale del Monte di Pietà, sede della Fondazione Cassa Dei Risparmi di Forlì ubicato in Corso Garibaldi e l’Oratorio di San Giuseppe dei Falegnami in via Albicini. Si tratta di due edifici storici, rappresentanti due secoli diversi, ma importanti per l’architettura locale in quanto costituiscono imprescindibili punti di riferimento. All’Oratorio dei Falegnami avevamo già dedicato una puntata nella quale era stato messo in rilievo che è uno scrigno di decorazione barocca tra i più belli in città, dove l’artigianato e l’arte si sono incontrati per rendere la piccola chiesa oggetto di grande attenzione per le bellezze che racchiude, specialmente per la pala d’altare di Guido Cagnacci raffigurante, appunto, il santo titolare e per la presenza della prima volta affrescata con la quadratura in città.

Un altro importante appuntamento è costituito dalla premiazione a Bologna dei progetti vincitori della settima edizione del concorso Io Amo i beni Culturali, bandito ogni anno dall’Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della nostra Regione, dedicato alle scuole e che si rivolge a progetti di valorizzazione dei beni Culturali che devono essere svolti durante l’anno scolastico. Gli alunni dell’istituto comprensivo Tina Gori si sono concentrati sullo studio della chiesa di Sant’Antonio a Predappio proponendo idee di ricerca fondi per finanziare il restauro della chiesa, mentre gli alunni dell’istituto Comprensivo Carmen Silvestroni hanno lavorato ad un progetto inerente ai costumi teatrali insieme al Museo Romagnolo del Teatro di Forlì. Infatti, i progetti di studio dovevano prevedere la collaborazione con un Ente esterno agli istituti scolastici, che per il primo progetto è stato l’Archivio Storico Diocesano, mentre per il secondo un Museo della città. Per lo scorso anno scolastico hanno vinto in tutta la regione due progetti forlivesi, selezionati tra i tanti che erano stati presentati, per un totale di 20 progetti vincitori.

Ma cosa serve proporre una didattica specifica nel campo della storia dell’arte? I mestieri della guida turistica, dello storico dell’arte, del restauratore nascono dalle passioni disvelate proprio attraverso le esperienze. L’Italia ha un patrimonio ricchissimo nel settore della cultura che deve essere tutelato per le generazioni future e deve essere valorizzato al fine di diffondere la conoscenza dell’espressività artistica che rappresenta una componente dell’intelligenza dell’uomo. È un’educazione al bello che infonde nei giovani la capacità di saper leggere nella propria cultura l’apporto di una tradizione non irrilevante, presente anche nel nostro territorio.

Pertanto, si può pensare ad un futuro professionale anche a Forlì nel settore dei Beni Culturali? Certamente, e le esperienze nel settore non mancano, dalle mostre allestite ai Musei di San Domenico alle esposizioni nelle Gallerie d’Arte private della città; dal patrimonio ancora da restaurare e da ripensare nella destinazione finale alla valorizzazione delle varie espressività artistiche dall’architettura, alla pittura, alla scultura fino alle arti minori e al patrimonio archivistico. Una storia dell’arte che annovera anche grandi nomi e tanta operosità di maestranze poco note, seppur di talento. Il mestiere dello storico dell’arte è possibile anche qui a Forlì, con un pizzico di caparbietà e di curiosità, con l’atteggiamento predisposto alla conoscenza della storia della propria città composta anche di opere d’arte.

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Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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