Forlì bella

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Nuovi studi per Francesco di Simone Ferrucci, autore di due importanti opere del Rinascimento a Forlì

Si è conclusa a Firenze a Palazzo Strozzi la prima mostra monografica dedicata a Verrocchio, maestro di Perugino, di Leonardo e di tanti altri artisti. Uno studio aggiornato ha approfondito la conoscenza dello scultore fiorentino autore del monumento funebre a Barbara Manfredi in San Mercuriale e del busto di Pino III Ordelaffi in Pinacoteca

Le mostre hanno il compito di offrire non solo l’opportunità di vedere opere altrimenti conservate in tanti musei spesso non italiani, ma anche di proporre approfondimenti importanti che contribuiscano ad una maggiore conoscenza delle opere esposte. La mostra dedicata al Verrocchio a Firenze, il maestro di Perugino e di Leonardo per citare i nomi più noti dei suoi allievi,  ha permesso la rivalutazione di un artista Francesco di Simone Ferrucci che nella nostra città lasciò importanti monumenti, dalla tomba di Barbara Manfredi datata al 1467 al ritratto di Pino III Ordelaffi di qualche anno più tardi. La prima attribuzione del monumento funebre allo scultore fiorentino è ad opera di Adolfo Venturi, tuttavia nel corso del Novecento sono stati proposti anche altri nomi di artefici come Tommaso Fiamberti, in conseguenza della necessaria chiarezza ancora da definire relativamente alla scultura rinascimentale a Forlì e alla presenza di un gruppo di abili scultori fiorentini che lasciarono segni della loro operosità in alcuni monumenti del XV e XVI secolo. L’opera dedicata a Barbara Manfredi fu trasportata in San Mercuriale e lì ricomposta dopo il bombardamento della chiesa di San Biagio in San Girolamo ove era ubicata originariamente, mentre il busto è attualmente in Pinacoteca in San Domenico. 


Dalla mostra fiorentina emerge un artista che, maturato nell’ambito della bottega di Donatello, seppe tradurre gli insegnamenti ricevuti nella propria abilità, eccellendo nella scultura, dove ha prodotto opere interessanti, specialmente di genere sacro, come le bellissime Madonne con Bambino in bassorilievo. La collaborazione con il Verrocchio fece sì che la scultura fiorentina progredisse fino ai risultati tanto graditi dal pubblico ed ancora oggi rappresentanti il più bel Rinascimento italiano. La conclusione di quest’ultimo studio è la rivalutazione e valorizzazione di uno scultore del quale comprendiamo più approfonditamente il suo apporto nel nostro territorio, per molti aspetti ancora da studiare e da definire nella produzione artistica. La difficoltà è dovuta all’incertezza delle attribuzioni di alcuni manufatti, ora dati al Maestro delle Madonne di Marmo, operoso nel nostro territorio negli ultimi decenni del Quattrocento e all’inizio del Cinquecento, ora appunto al Fiamberti e al Ferrucci. Una maggiore divulgazione delle ricerche svolte consetirebbe certamente di aggiornare il catalogo degli artisti autori delle opere conservate in città, in modo da chiarire le lacune sul patrimonio e l’incertezza ai nomi degli artefici. Ciò permetterebbe anche una ricostruzione della critica storico-artistica che aiuterebbe nella comprensione del percorso di studio per giungere alla definizione del nome dell’artista. Il Ferrucci intorno al 1470 era uno stretto collaboratore del Verrocchio che interveniva sulle opere del maestro in marmo e addirittura lo sostituiva nella realizzazione di molte parti dei manufatti. La delineazione della produzione artistica di Ferrucci ha rivelato nella mostra fiorentina un artista formatosi anche con Desiderio da Settignano ed una personalizzazione dello stile presso il suo maestro, nonostante i due artisti fossero coetanei e entrambi allievi di Desiderio. Il monumento funebre a Barbara Manfredi è quindi collocato nella fase giovanile dell’artista e prima dell’ingresso nella bottega di Verrocchio.


Il monumento funebre ed il busto infondono lo stile toscano nel nostro territorio imperniandolo per tutto il Rinascimento di caratteristiche che saranno le maggiori esercitate anche da altre botteghe e da artisti locali. Le due opere sono da ammirare, guardare con cura nei dettagli, da osservare con attenzione anche nella composizione dei blocchi di marmo che le costituiscono. Il busto di Pino III è maggiormente visibile da vicino anche per una dislocazione che offre una visione più ravvicinata. Già avevamo parlato delle caratteristiche esecutive dell’opera che la rendono curata e apprezzabile nei dettagli. Dopo la conclusione della mostra fiorentina Francesco di Simone Ferrucci non è più il nome di un artista minore, ma ha acquisito la notorietà che gli spetta all’interno di una bottega nella quale seppe trarre gli aspetti caratterizzanti il Rinascimento fiorentino da uno dei migliori artisti, ma capace di una personalizzazione rilevante che lo resero unico nel suo periodo storico.
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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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