Forlì bella

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I benefici delle mostre. Il piacere di rivedere le opere esposte in contesti diversi

Dopo l’inaugurazione della mostra sull’Ottocento ai Musei di San Domenico è immancabile parlare dell’effetto delle esposizioni dal punto di vista culturale, cioè quando rivediamo le opere d’arte esposte in altri contesti di studio

Le mostre d’arte hanno pregi e aspetti non sempre positivi. L’Italia è un Paese molto vivace nel settore delle esposizioni d’arte per differenti motivazioni e facilmente comprensibili. Il presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì Roberto Pinza ha dichiarato in una recente intervista l’importanza dal punto di vista economico e culturale di certi eventi, così al teatro Diego Fabbri il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha messo in rilievo i benefici nel settore del turismo che gli eventi culturali ed artistici apportano nel territorio incrementandone la frequentazione.

Quattordici anni di mostre al San Domenico costituiscono un percorso che ormai è divenuto storia, che ha permesso a molte opere di poter raggiungere e stazionare in questo luogo espositivo per essere viste da un numeroso pubblico. Tuttavia, considerazioni più specifiche e profonde ci permettono di mettere in rilievo un altro aspetto importante, cioè che le stesse opere possono essere collocate in altri contesti espositivi con valutazioni non differenti nella sostanza ma apportatrici di ulteriori contributi a riguardo dell’artista e del manufatto.

Ciò apre la scena a quanto possa essere vasto il campo della critica d’arte, a come possano essere interpretate le opere di un artista non sempre in maniera univoca o con le stesse modalità di studio. Si rileva che in alcuni contesti prevale la lettura estetica, in altri quella storica ed in altri ancora quella tecnica, difficilmente ritrovabili tutte e tre insieme perché richiedono l’utilizzo di competenze non sempre coinvolgibili contemporaneamente. Pertanto, solitamente è la tipologia di progetto espositivo che definisce quale aspetto dei tre deve essere il protagonista e la chiave di lettura delle opere d’arte, facendo prevalere un ambito piuttosto che l’altro. 

Basta percorrere pochi chilometri per provare tutto ciò: a Urbino alla Galleria Nazionale delle Marche a Palazzo Ducale, fino al 17 marzo, è esposta la mostra dedicata a Giovanni Santi a cura di Maria Rosaria Valazzi e Agnese Vastano nella quale l’Angelo suonatore di liuto di Melozzo da Forlì, conservato ai Musei Vaticani, è stato esposto in una mostra dedicata al padre di Raffaello. Lo stesso dipinto, che rappresenta una porzione di una vasta decorazione ad affresco sopravvissuta solo in parti, era incluso nel percorso di mostra dedicato a Melozzo e allestito ai Musei di San Domenico nel 2011. Nell’esposizione urbinate Melozzo viene indicato come riferimento per Giovanni Santi con l’interesse maturato sugli affreschi a Loreto, che nello stile del Santi si tradusse nel riferimento ai panneggi e nella monumentalità dei personaggi. L’incontro tra i due pittori è collocato intorno agli ultimi decenni del Quattrocento, tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, una conoscenza destinata a rimanere importante per il padre di Raffaello. 

L’aver dedicato una mostra monografica all’artista è stata un’operazione importante che ha permesso di valorizzare un pittore troppe volte rimasto all’ombra di Raffaello. Le mostre hanno anche questa utilità: di riscoprire parti di storia dell’arte che sono finite in secondo piano per lo sviluppo dei risultati ottenuti, che evidenziano opere eccellenti, ma delle quali non deve essere dimenticata l’origine e nemmeno l’ambiente culturale nel quale sono nate. Perciò, dalla mostra forlivese del 2011 dedicata a Melozzo si ripropone a Urbino, a distanza di qualche anno, un’opera dell’artista che serve a valorizzare un altro pittore, ampliando il contributo dell’artista forlivese all’arte italiana.

La mostra urbinate considera tutti e tre gli aspetti dello studio dell’arte con una sezione dedicata alle tecniche artistiche utilizzate da Giovanni Santi, grazie alle indagini condotte sulle opere in occasione dei recenti restauri. La mostra urbinate dedicata a Giovanni Santi si avvale dell’allestimento espositivo dello studio Lucchi & Biserni di Forlì, lo stesso che allestisce le mostre al San Domenico, quasi a cercare lo stesso filo che unisce gli eventi espositivi forlivesi con quelli delle città vicine, riproponendo un legame antico che ha permesso la diffusione di stili e delle peculiarità di ciascun artista che sono divenute successivamente identificative di un periodo. 

Melozzo-Loreto 073-2

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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