Forlì bella

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La bellezza nei dettagli, uno sguardo insolito su palazzo Romagnoli

Il palazzo, sede delle collezioni cittadine del Novecento, tra gli ultimi restaurati con importanti interventi, custodisce un sorprendente patrimonio decorativo che lo lega ad altre dimore storiche della città contribuendo ad impreziosire i percorsi cittadini dedicati alle arti nei secoli

Lo sguardo da vicino riserva sempre la scoperta di particolari molto interessanti e quello che si può notare a palazzo Romagnoli stupisce con sorprese di rilievo. Luogo espositivo delle collezioni del Novecento, il palazzo rappresenta uno degli interventi di restauro più importanti degli ultimi 15 anni realizzati in città. Dapprima residenza della famiglia Romagnoli, fu venduto al Comune di Forlì per un nuovo reimpiego. Lasciatolo vuoto ancora si è proceduto alla nuova destinazione dell’edificio, che si presta per la vastità delle dimensioni ad ospitare raccolte artistiche suddivise nelle sale. Tuttavia, oltre a ciò che è esposto e custodito, il palazzo possiede ambienti decorati con peculiarità che lo legano ai percorsi cittadini dedicati alle arti presenti nelle dimore storiche della città. 

Uno dei percorsi è quello che abbiamo già tracciato in una puntata precedente inerente al Neoclassicismo in città, caratterizzato dalla presenza delle opere di Antonio Canova tra le quali sicuramente emerge la scultura di Ebe e dai soffitti dipinti da Felice Giani in palazzo Gaddi, Manzoni, Guarini e nella residenza Comunale. Tali i più noti, ma frequentemente alzando gli occhi verso le finestre dei piani più alti dei palazzi in centro storico si scorgono decorazioni neoclassiche sui soffitti nascoste al grande pubblico e che testimoniano la diffusione dello stile nel territorio seppur con minor frequenza rispetto alla decorazione barocca.

Le sale del pian terreno di palazzo Romagnoli hanno soffitti a volta ribassata decorati in stile neoclassico, ciascuno dei quali presenta aspetti pittorici interessanti, resi possibili dall’uso del colore e della pennellata stesa su una superficie che consentiva una pittura molto più veloce. Infatti, la linea torna ad essere protagonista nell’arte neoclassica, ora per contornare, ora per essere essa stessa elemento decorativo nei suoi guizzi tra nastri e tralci di vite. I particolari decorativi che sorprendono fanno riferimento ad una decorazione che si avvale di dettagli sofisticati, dipinti non a fresco bensì sull’intonaco asciutto, con effetti di maggior vivacità e dinamismo derivati proprio dal procedimento utilizzato. Alcuni particolari sono decisamente interessanti, sia per la composizione degli elementi, sia per la pittoricità che evidenzia l’abilità del decoratore e una maggiore libertà di impiego della superficie da dipingere lungi da cornici e riquadrature che suddividono altrove lo spazio disponibile. Una delle sale mostra lo stile inconfondibile di Felice Giani al quale, attraverso una notazione in uno dei suoi taccuini, si potrebbe attribuirne l’esecuzione.

Il piano nobile invece è decorato con uno stile che evidenzia la classicità come tema dominate, ma ancora contestualizzata in una cornice spaziale che risente del quadraturismo barocco. La pittura diviene più sofisticata nelle tecniche adottate, tanto da creare appositamente superfici ruvide che permettono l’evidenziazione delle ombre necessarie a creare speciali effetti plastici. In tal modo la scena dipinta acquista valore tridimensionale, essendo concepita come una scultura dipinta. I soffitti del piano nobile risentono ancora di una evidenziazione spaziale che cerca di creare una scansione per piani dello spazio dipinto secondo ancora una tipologia tardobarocca evolutasi nel neoclassicismo.

Le sale alternano anche due soffitti decorati in stile Liberty con l’introduzione di elementi dorati che impreziosiscono la volta come punti di riflessione della luce. La varietà del repertorio decorativo neoclassico impiegato a palazzo Romagnoli consente l’apprezzamento dell’intero repertorio, evidenziando l’attenzione per un lavoro che certamente si era desiderato fosse compiuto adeguatamente e con attenzione al risultato finale. Il complesso cantiere decorativo deve aver sollecitato l’impiego di maestranze esperte nel settore, con una regia che poneva l’accento sullo stile neoclassico, ora interpretato nella forma più tradizionale e consolidata, ora secondo lo spirito del guizzo, dell’insolito, frutto di una interpretazione esperta dello stile.

Il palazzo ha una storia antica, già presente nel XVII secolo divenne appunto della famiglia Romagnoli all’inizio dell’Ottocento, passando dalla famiglia Romagnoli Reggiani al Comune di Forlì nel 1965 tramite la vendita. Sede del distretto militare, nel 1995 fu riconsegnato al Comune di Forlì che iniziò a idearne la nuova destinazione, progettando il restauro lungo ed impegnativo. Il palazzo oggi racchiude le collezioni comunali del XX secolo, ma è già un museo di se stesso attraverso le peculiarità delle decorazioni che lo rendono certamente particolare nell’ambito delle dimore storiche delle famiglie nobili della città e che deve continuare ad essere valorizzato e studiato nella bellezza che racchiude.

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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