Forlì bella

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Storie sacre: decorare oggi gli spazi religiosi

Venerdì sera sarà inaugurato il ciclo pittorico dipinto da Franco Vignazia nella chiesa di San Giuseppe Artigiano. Quale futuro per la decorazione artistica nelle chiese contemporanee? Vi proponiamo il prima e il dopo per un dibattito sull’opera d’arte in una struttura religiosa recente

Sta facendo molto clamore l’iniziativa del parroco don Carlo della chiesa di San Giuseppe Artigiano a Bussecchio che ha commissionato al pittore forlivese Franco Vignazia la decorazione dell’interno della navata della chiesa di San Giuseppe Artigiano con un ciclo pittorico e decorativo sul tema della Salvezza. L’operazione non è nuova per l’artista che già alcuni anni fa aveva svolto lo stesso incarico per la parrocchia di Coriano, per la quale realizzò anche il crocifisso dell’altare maggiore e il quadro della Madonna con il Bambino per l’altare laterale, oltre al trittico dedicato a San Giovanni Battista sopra al seggio del celebrante. Dunque, l’artista aveva già avuto l’incarico di allestire con arredo artistico a tema sacro una chiesa e nella committenza che è giunta a conclusione quest’anno nella chiesa di San Giuseppe si compie un’altra impresa che cambia vistosamente l’immagine interna dell’edificio.

Il ciclo decorativo occupa la parte superiore della parete che divide la navata centrale da quella laterale. Lo spazio interno della chiesa è stato interpretato dall’architetto progettista come una nave che naviga verso Cristo, con l’aula assembleare interna ampia e un deambulatorio che circonda la navata principale nel quale si aprono spazi di ampiamento per la penitenzieria con i confessionali e la cappella del fonte battesimale di forma circolare, oltre alla cappella feriale. La navigazione prevede lo spazio dedicato al fonte battesimale in corrispondenza dell’altare maggiore, secondo il cammino religioso che dal primo sacramento approda all’Eucarestia, culmine del messaggio evangelico, obiettivo e speranza quotidiana del cristiano che crede nella Resurrezione. Il soffitto somiglia a quello di una nave, nel quale le membrature in legno esemplificano le spine del pesce, altro simbolo della tradizione iconografica cristiana impresso all’interno della chiesa. In principio la struttura era stata concepita in una immagine essenziale, come lo sono tutte le chiese costruite dopo il Concilio Vaticano II, per evidenziare gli spazi necessari allo svolgimento della liturgia. Lungi dalla ricchezza delle chiese del centro storico, il bianco delle pareti originarie contribuiva a far risaltare la luce spirituale che penetra all’interno dell’ambiente dalle finestre sul soffitto.

L’intervento decorativo di Vignazia modifica la percezione dell’interno della chiesa. Senza spingerci in giudizi sulla bellezza o sull’opportunità o meno di effettuare tale modifica, emergono dall’opera due aspetti importanti: il recupero di un’antica prassi relativa alla decorazione interna delle chiese che tradizionalmente è stata usata negli ambienti religiosi con decorazioni ad affresco o dipinti parietali che hanno ampliato lo spazio illusionisticamente oppure arricchito di ulteriori rappresentazioni di santi o di dogmi religiosi gli interni delle chiese; la committenza, ormai poco praticata da parte di benefattori e dei parroci. L’impresa decorativa si inserisce quindi nella tradizione cattolica di allestire gli ambienti delle chiese con immagini che raccontano la fede, ma anche di considerare il ruolo del parroco che ha pensato all’impresa decidendo il tema, le scene rappresentate, gli aspetti della fede da raccontare. Insomma, un’operazione che ne richiama tante altre compiute nei secoli precedenti, quando committente e artista lavoravano accanto per raggiungere lo scopo della comunicazione dei contenuti della fede con l’arte.

È chiaro che il pubblico avrà bisogno di tempo per apprezzare una prassi non più utilizzata da molti decenni, ormai abituato al bianco o al colore dei mattoni nell’essenzialità costruttiva delle chiese degli ultimi 60 anni; uno spazio certamente più limitato all’arte ha da tempo permesso l’evidenziazione solo dell’ambone, del tabernacolo e dell’altare maggiore. Tutte le forme che compongono l’opera di Vignazia, i colori, i salti in alto e in basso nello spazio dipinto, la profondità concepita su un piano bidimensionale, a tutto questo che soccombe alla narrazione biblica per la trasmissione del messaggio religioso occorre chiedere tempo e riflessione per non esprimere giudizi affrettati e riduttivi che si rivolgano soltanto a considerazioni estetiche. 

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Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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