Forlì bella

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Nuovi percorsi sui personaggi forlivesi: l’ultimo costituito è quello dedicato a Benedetta Bianchi Porro

Recuperando un libro di qualche anno fa abbiamo ritrovato un percorso già tracciato dall’autore del volume che si era preoccupato di ripercorrere i luoghi tra Forlì e l’Appennino vissuti dalla beata. L’itinerario sarà percorribile specialmente dopo la cerimonia di beatificazione della giovane dovadolese il 14 settembre

La sensibilità dei cittadini forlivesi per la valorizzazione dei membri della comunità territoriale è spiccata e nel corso degli anni ha permesso la realizzazione di iniziative per la conoscenza e l’approfondimento della storia di questi personaggi. Il libro che raccontiamo oggi è quello a cura di Antonio Russo e pubblicato nel 2006. Il curatore ha riportato con l’aiuto della famiglia Bianchi Porro le informazioni della biografia della giovane Benedetta, con foto e testimonianze sia della ragazza attraverso le sue lettere, sia della famiglia.

La madre di Benedetta nacque a Dovadola nel 1912, mentre il padre nel 1899 nella provincia di Como. Benedetta nacque nel 1936 a Dovadola e nel libro sono riportate molte fotografie della bimba e dei fratelli e sorelle che nacquero dopo di lei. Dalla vita in famiglia, l’istruzione scolastica iniziata alle elementari a Dovadola e il soggiorno durante la guerra a Casticciano a Bertinoro dove la famiglia aveva dei poderi con case coloniche, si hanno i primi dati che compongono un itinerario che si snoda in più Comuni dell’Appennino prima di giungere a Forlì. La famiglia si trasferì in città nel 1945 e Benedetta dapprima terminò le scuole elementari presso l’istituto S. Dorotea e poi frequentò la scuola media “Flavio Biondo” e il ginnasio al Liceo Morgagni. Appartenente alla parrocchia di San Mercuriale per l’abitazione inclusa nel territorio dell’Abbazia, proseguì gli studi a Sirmione dal 1951 città nella quale la famiglia si trasferì per il lavoro del padre di Benedetta, un ingegnere delle terme. Il percorso universitario si svolse tra Sirmione e Milano per concludersi nella stanza dell’abitazione di famiglia presso il Lago di Garda nel 1964.

La ricostruzione del percorso di vita della ragazza, che il 14 settembre sarà proclamata Beata per la profonda spiritualità raggiunta nella malattia che la costrinse a trascorrere gli ultimi anni di vita immobile a letto, permetterà di recuperare anche una parte della storia dei luoghi da lei frequentati, aggiungendo un nuovo percorso a quelli che già sono nel territorio, percorribili per la didattica scolastica, per i turisti, per gli appassionati e i curiosi, per gli amanti della natura. Dalla pubblicazione di qualche anno fa occorrerebbe oggi passare alla creazione fisica di un vero itinerario, tracciato in una mappa che consenta in autonomia di poter percorre i luoghi segnalati, in auto, a piedi, in biciletta. L’itinerario si presterebbe quindi a molteplici modalità di fruizione con differenti gradi di difficoltà e distanze diverse, per consentire la percorribilità secondo i propri desideri e approfondire la storia di Benedetta secondo le proprie intenzioni.

Tra natura, borghi, città, la conoscenza della beata forlivese troverebbe la diffusione che merita, con possibili ulteriori sviluppi a Sirmione, città sul Lago di Garda dove la dovadolese morì. Insomma, tra personaggi, eremi, conventi, santi e beati, il territorio forlivese si sta arricchendo sempre più di luoghi da estrapolare dalla quotidianeità per investirli di una nuova immagine che corrisponda alle ricchezze culturali, religiose, artistiche e delle tradizioni che formano il patrimonio di un territorio, da leggere e da fruire in maniera nuova, con gli occhi stupiti di tanta bellezza non intesa soltanto esteticamente.

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Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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