Forlì bella

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Riscoprire gli artisti della città rappresentativi dell’arte del ‘900, è il momento di Irene Ugolini Zoli

Dopo Maceo Casadei, Giovanni Marchini, Mastro Lupo, Carmen Silvestroni e Cesare Camporesi è arrivato il momento per valorizzare Irene Ugolini Zoli, artista forlivese insegnante all’Istituto Statale d’Arte, scomparsa nel 1998, che ha lasciato segni della sua arte specialmente nel collezionismo privato forlivese

La notizia che un istituto scolastico della città, intitolato recentemente ad Irene Ugolini Zoli, ha svolto una ricerca di approfondimento sull’artista e che altre ricerche verranno proposte per riconsiderare il contributo della Zoli porta alla riflessione su quanto sia importante per una città riconoscere i propri talenti, specialmente se sono rappresentativi dell’arte contemporanea, la più complessa da valutare e verso la quale si hanno prevalentemente gli strumenti del gusto e del piacere come indici di gradimento. Dell’artista oggetto della nostra attenzione oggi possiamo, con un distacco di tempo di vent’anni, rivederne le caratteristiche con quella concezione delle sue opere che possiede una distanza che permette di poterle contestualizzare meglio nel periodo nel quale sono state realizzate. Infatti, per la critica d’arte l’operazione svolta a ritroso nel tempo per una ricostruzione dell’esperienza artistica della Zoli rappresenta un aspetto non secondario, che consente una migliore lettura delle opere dell’artista, proprio perché già inclusa nell’apprezzamento consolidato dal pubblico.

Sono già alcuni anni che da più parti si è manifestato il desiderio di una revisione del contributo artistico della Zoli, fondamentale per comprenderla pienamente. Già alcuni esperti locali ne avevano curato sul web una ricostruzione del percorso artistico, in particolare Alvaro Lucchi fu tra i primi a dedicare attenzione all’artista forlivese, la cui produzione fu apprezzata ampiamente in città. Le sue opere sono prevalentemente nel collezionismo privato, fu decoratrice negli interni di alcuni palazzi forlivesi e la sua produzione vanta differenti tipologie di tecniche artistiche apprese sia nel percorso di studi effettuato all’Accademia di Belle Arti a Firenze, sia a quella a Ravenna.

La Ugolini si avviò all’arte seguendo una passione personale e da autodidatta si specializzò in una formazione accademica che le diede la possibilità di potersi esprimere con una maggiore conoscenza dei mezzi artistici. La appassionò molto il disegno nelle varie tecniche e per questo donò una collezione ai Musei Civici di Forlì; predilesse però la pittura. Queste le informazioni tratte da alcune ricerche dedicate all’artista, ma la sua biografia, così la sua notorietà, sono ancora da scrivere in una monografia, per portare in luce criticamente la sua produzione, il suo stile e la sua arte, chiarendo anche alcuni aspetti. In una foto pubblicata sul web si vede un’immagine di lei impegnata a disegnare nel 1969 la cupola della chiesa di Regina Pacis divisa in spicchi, opera mai eseguita e della quale non si è trovata traccia nella documentazione d’archivio.

L’importanza di recuperare l’operato dei propri artisti è un’operazione fondamentale per considerare le potenzialità espressive di una città con i propri talenti. La ricerca comporta ancora l’intercettazione di coloro che più l’hanno conosciuta, la visione delle opere ed il recupero delle informazione degli estimatori che comprarono per la propria collezione le opere dell’artista, il dialogo con i galleristi con i quali ha lavorato per delle esposizioni personali. L’operazione non è semplice, perché riguarda la ricerca e non sempre i primi risultati possono produrre gli effetti sperati nella conoscenza del personaggio, così come per i più noti artisti locali il tempo e la sedimentazione delle informazioni via via trovate permette una comprensione più profonda che passa anche attraverso molteplici interventi di studio, di mostre, con il confronto delle opere per comprendere meglio l’artista.

Ancora oggi Irene Ugolini Zoli gode di attenzione sul mercato delle opere d’arte contemporanea e sono ancora in vendita opere da lei realizzate, vista la produzione che fece l’artista nel corso della sua quasi cinquantennale attività. Perciò, se negli ultimi venti anni ci si è dedicati a Maceo Casadei, a Giovanni Marchini, a Mastro Lupo, a Cesare Camporesi e a Carmen Silvestroni lo si deve agli amanti dell’arte che con iniziative di matrice privata, ma con ricaduta nel pubblico, hanno permesso una ricostruzione critica dell’attività di artisti che lasciarono segni importanti in città, caratterizzandola nel Novecento. L’operazione condotta è stata importantissima e anche molto complessa, ma ha contribuito a restituire valore a personalità alcune delle quali inaspettatamente hanno rivelato una propensione all’arte inedita o il desiderio di appartenere a questo mondo con un’espressività ben definita. Autodidatti, allievi dell’Accademia di Belle Arti, viaggiatori in terre di lunga tradizione d’arte o dove trovare l’ispirazione giusta, docenti di istituti d’arte e di Accademie, tali sono stati gli ultimi artisti riscoperti e valorizzati, che hanno arricchito di espressività artistica, di particolarità e di originalità la nostra città.

 

Forlì bella

Mi diverto con la cultura e per questo passo molto tempo a conoscere il bello delle cose, vedendo, osservando, cercando di capire il come. Sono laureata in Storia dell’Arte e in Scienze Religiose. Insegno, disegno, canto, sono giornalista e amante dei viaggi e della fotografia. Colleziono befane perché sostengo la loro bellezza nella bruttezza. Amo raccontare la cultura e per questo scrivo, riempiendo il tempo libero di chi vuol leggere le mie teorie

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