Forlì ieri e oggi

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Quando Benedetta Bianchi Porro abitava a Forlì in viale Bolognesi

Viaggio nei luoghi forlivesi di Benedetta a neanche un mese dalla solenne beatificazione nel Duomo di Forlì. Benedetta risiedette a Forlì dal 1945 a tutto il 1951

Conto alla rovescia per la solenne beatificazione di Benedetta Bianchi Porro, in programma il 14 settembre prossimo, alle 10, nella Cattedrale di Forlì. Presieduta dal card. Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione per le cause dei Santi, la santa Messa vedrà l’intervento di vescovi, sacerdoti, fedeli e amici di Benedetta provenienti da tutta Italia. Benedetta futura beata, ultimo passo prima della santità vera e propria, nasce a Dovadola, in provincia di Forlì, l'8 agosto 1936 dall'ingegnere Guido Bianchi Porro e da Elsa Giammarchi.

“E' la seconda di sei figli – si legge in “www.benedetta.it” – e il 13 agosto riceve il battesimo “sotto condizione”, nella chiesa della SS.ma Annunziata. Le sono imposti i nomi di Benedetta Bianca Maria. Nel novembre di quell’anno è colpita da poliomielite e resta con la gambina destra un po’ più corta dell’altra. I ragazzetti del paese la chiamano la zoppetta, ma lei non se ne offende: “Dicono la verità”. Nel maggio 1944, più o meno a ridosso del primo terribile bombardamento su Forlì, la sua famiglia sfolla a Casticciano di Bertinoro, dove frequenta per alcuni mesi la terza elementare. “Della guerra vi è solo un bagliore riflesso nei diari che la bimba tiene diligentemente aggiornati, fin dai cinque anni, per volontà materna”. A Casticciano, i Bianchi Porro vivono nella “casa con cipressi”, con un’eccezione nelle settimane veramente cruciali del passaggio del fronte, in cui si rifugiano in una grotta ai piedi del Colle. Sebbene venuta alla luce a Dovadola e morta a Sirmione del Garda il 23 gennaio 1964 in odore di santità, Benedetta è da considerarsi anche forlivese: a parte un breve soggiorno a Brescia, nel 1946 ospite dei Rabotti, amici di famiglia, è vissuta nel capoluogo romagnolo per sette anni, dal 1945 a tutto il 1951. “Ti ricordi – scrive alla sorella Manuela - come eravamo felici quando alla domenica la mamma ci portava a San Mercuriale e tutti volevamo stare attaccati a lei, come eravamo felici allora! E non sapevamo di esserlo”.

Il 4 dicembre 1944, Benedetta lascia Casticciano e va a Dovadola, ospite del nonno, mentre la famiglia si trasferisce a Forlì. Il ricongiungimento vero e proprio con i suoi cari è datato 8 gennaio 1945: può così riprendere gli studi, iscrivendosi il 12 febbraio alla 4° elementare dalle suore Dorotee, in via Dei Mille. La vita riprende tranquilla, in compagnia dei genitori e dei fratellini. “Sono anni sereni quelli trascorsi in Romagna – si legge sempre in “www.benedetta.it” – vita di provincia: le festicciole di compleanno, un po' di catechismo, le lezioni di pianoforte, il vestito bello la domenica”. Dal 29 ottobre 1947 al 15 giugno 1948, e poi, dal 18 ottobre successivo al 27 giugno 1949, la venerabile frequenta la 2° e 3° media alla Scuola Statale “Flavio Biondo”, in piazza delle Erbe. Prosegue gli studi della 4° e 5° Ginnasio e 1° Liceo Classico nella scuola statale “G.B. Morgagni” con votazioni eccellenti, dal 5 ottobre 1949 al 15 giugno 1950, dal 24 settembre seguente al 17 giugno 1951, e dal 25 settembre al 16 giugno 1952.

Nei 6 anni forlivesi, la famiglia Bianchi Porro risiedette in due case: “Dapprima – ricorda la sorella Manuela – siamo stati in via Giove Tonante, dietro il cinema Apollo, per poi trasferirci in viale Bolognesi, nel lasso di tempo in cui Benedetta frequentava il ginnasio”. Di questa seconda abitazione, di fattura ottocentesca, denominata Villa Sintoni, che lateralmente si prolungava sull’attuale via Corridoni, rimane solo una foto in bianco e nero: nel 1950 venne demolita e al suo posto è sorto il condominio attuale a sette piani. Fu qui, nel 1949, che Benedetta cominciò ad accusare la progressiva perdita dell’udito, sintomo di quella terribile neurofibromatosi diffusa o Morbo di Recklinghausen, che lei stessa si autodiagnosticò nel 1956. Il resto dell’esistenza di Benedetta Bianchi Porro e del suo straordinario affidamento a Dio, è storia nota: mentre non è ancora conclamato quel secondo agognato miracolo, che le consentirebbe di salire definitivamente alla gloria degli altari come santa.

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Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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