Forlì ieri e oggi

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Quando Mussolini inaugurò il Monumento ai Caduti in piazzale della Vittoria (affacciandosi al balcone di piazza Saffi)

E’ datata 28 ottobre 1932 l’apparizione di Benito Mussolini dal balcone del Palazzo Comunale in Piazza Saffi, subito dopo aver inaugurato il Monumento ai Caduti e ai Martiri della Rivoluzione in Piazzale della Vittoria.

“Camice nere delle legioni, popolo della mia Romagna, oggi Forlì ha assolto al suo compito di riconoscenza verso gli eroi che combatterono per la patria, ed è giusto che il monumento ai Caduti contenga anche i martiri della rivoluzione fascista”. E’ datata 28 ottobre 1932 l’apparizione di Benito Mussolini dal balcone del Palazzo Comunale in piazza Saffi (tornato alla ribalta proprio in questi giorni), subito dopo aver inaugurato il grande monumento eretto in piazzale della Vittoria, all’epoca piazzale Casalini, in ricordo della vittoria nella prima guerra mondiale contro l'Austria.

La visita del Duce, che riempì l’antico Campo dell’Abate come mai si era visto, né più si rivedrà nella storia del Cittadone (se non l’8 maggio 1986, in occasione della visita a Forlì di Papa Giovanni Paolo II), ebbe larga eco nei quotidiani dell’epoca e nel Cinegiornale dell’Istituto Luce, reperibile anche su “Youtube” alla data dell’11 novembre 1932. La realizzazione dell’obelisco, come lo chiamano impropriamente molti forlivesi, anticipò la sistemazione dell’area subito fuori Porta Cotogni, già piazzale del Nord, Pio, Cavour, Casalini, del Giardino e Fratti, fino a trasformarla in fulcro dell’espansione urbana progettata nel Ventennio fascista. L’incrocio perpendicolare tra la via consolare Aemilia e il viale della stazione (allora viale Benito Mussolini, oggi Della Libertà), era destinato a diventare il centro della cosiddetta Forlì nuova. La costruzione del monumento alla Vittoria era stata avviata nel 1928 in seguito ad un concorso nazionale, vinto dall'architetto romano Cesare Bazzani. Alto 32 metri, è dominato da una colonna dorica in pietra dorata, alla cui sommità è posta una scultura in bronzo dell’artista Bernardo Marescalchi, con le ali alzate a rappresentare la vittoria nel triplice campo: in cielo, in terra e in mare. I due grandi ceppi di base, oltre alle rispettive fontane, sono ornati da bassorilievi scolpiti da Bernardino Boifava, che rappresentano i momenti salienti della vita degli eroi: l'attacco, la difesa, il sacrificio e il trionfo. Boifava per quest’opera si servì di modelli scelti tra gli atleti della società sportiva Forti e Liberi.

Lo zampillo d'acqua è invece segno vivo e simbolico del permanente ritorno del sacrificio della vittoria. Bazzani ottenne l’incarico di progettare il monumento, al termine di un concorso pubblico molto travagliato bandito nel 1925, che in un primo momento lo aveva visto solo quarto in graduatoria. Nella commissione di gara ministeriale si accesero forti contrasti anche sulla qualità dei primi tre elaborati, tanto da decretare, due anni dopo, il “nulla di fatto”. Nel 1931 sarà il Comune a dirimere la controversia, scegliendo a “trattativa diretta” l’elaborato del Bazzani. Fra coloro che lo valutarono meritevole di attuazione, c’era persino l’architetto Marcello Piacentini, l’urbanista che trasformò Roma in stile razionalista nel corso del Ventennio. Eseguiti dalla Ditta Cavalier Ettore Benini, una delle più vivaci imprese edili nazionali, realizzatrice di molteplici interventi in Italia e nelle Colonie dell’Impero fascista, si conclusero il 28 ottobre 1932, decimo anniversario della marcia su Roma. “E’ curioso notare – scrivono Viroli e Zelli “Forlì Guida alla città” – che Ettore Nadiani, allora giovane ginnasta, divenuto poi famoso come pittore, incisore e caricaturista, autore di innumerevoli copertine per la Piè, posò anch’egli come modello per la realizzazione dei bassorilievi”. 

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Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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