Forlì ieri e oggi

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Dal Cantone di Rialto la Piazza è in risalto

Rispetto al “traffico” di persone e di merci del Cantone di Mozzapè, quello del Rialto vanta più un ruolo di passaggio e di accesso al Campo dell’Abate, garantito per tutto il Medioevo dal Ponte del Pane. Abbattuto il ponte, nel 1636 sorse un arco della Madonna del Fuoco. Rifatto nel 1754 venne demolito nel 1824

Dal Cantone di Rialto la Piazza è in risalto. Rispetto al “traffico” di persone e di merci del Cantone di Mozzapè, quello del Rialto, ossia “rialzato”, vanta più un ruolo di passaggio e di accesso al Campo dell’Abate. La vista privilegiata su Palazzo Serughi, sede della Camera di Commercio cittadina, è “mediata” dai muri prospicienti del Palazzo del Podestà e dello stesso Palazzo Comunale. Fino al XIII secolo, quel trivio non esisteva: la scena era ancora dominata dal Ponte del Pane, che scavalcava il Canale dei Mulini a sua volta surrogato di un antico ramo del fiume Rabbi. Quel corso d’acqua costituiva ancora uno dei lati perimetrali del primo nucleo cittadino, che si ritiene fosse compreso tra il Rialto Piazza e la Chiesa della Santissima Trinità. Nonostante le basi romane, il Ponte del Pane, una cui campata in pietra tufacea è tuttora visibile dal Canale incastonata nella volta stradale, ha origini medievali.

“La prima attestazione – si legge in ‘www.morgagnipatologo.it’ - compare in una pergamena risalente al 1343. Ulteriori riscontri indicano l’angolo sud-occidentale di Piazza Saffi, all’incrocio con Corso Garibaldi, come antica posizione del Ponte del Pane. Visse varie fasi di danneggiamenti e ricostruzioni; un’epigrafe un tempo appesa al Palazzo Comunale presso lo sbocco dell’attuale Corso Garibaldi, in piazza Saffi, attesta la sua costruzione, o meglio la sua ricostruzione nell’anno 1214. Tale epigrafe oggi è conservata nel lapidario medievale dei Musei Civici di Forlì”.

“Fino al XIX secolo – scrive Ettore Casadei nella celeberrima Guida di Forlì e Dintorni – in quelle adiacenze si vendeva il pane da rivenditori e rivenditrici”. Indagini archeologiche effettuate verso la fine del secolo scorso hanno fatto ipotizzare una struttura composta da almeno due arcate con un ampio foro di deflusso sul pilone centrale. Atterrato il ponte, ormai inutile e inadeguato al traffico veicolare, la zona corrispondente al Rialto della Piazza nel 1636 vede sorgere un arco della Madonna del Fuoco. Eretto per consolidare il palazzo comunale e quello del Podestà, venne rifatto nel 1754 e decorato nel 1761 con l’effige in marmo di Carrara della Patrona sulla facciata che guardava Piazza Saffi, con busto marmoreo del cardinale Ludovico Merlini sul fronte Borgo Schiavonia e da un orologio su entrambi i lati collegato a quello della torre civica. Se le due sculture sono opera dei fratelli Ottavio e Nicola Toselli, artisti bolognesi, il quadrante orario era frutto del lavoro dell'ingegner Praga, lo stesso che aveva progettato i quattro orologi della Torre Civica, andati distrutti nel corso del secondo conflitto mondiale. Passato indenne alla furia iconoclastica di Napoleone Bonaparte, entrato in città il 4 febbraio 1797, volutamente in spregio alla devozione dei forlivesi per la patrona Madonna del Fuoco, non sopravvisse al desiderio rinnovatore del Consiglio generale della città (l’equivalente del Consiglio Comunale odierno), che nel 1824 ne decretò l’abbattimento.

“Oltre il pessimo disegno e la mala costruzione – si legge nella delibera - reca disagio e pericolo ai passeggieri per l'angustia del luogo in cui venne eretto”. Una volta staccata dall’arco demolito, quella che il Casadei definisce la sacra effigie di “Maria SS.ma del Fuoco” fu collocata sul fronte del Palazzo Comunale, all’altezza del secondo piano e vi rimase fino al 1888. Oggi la si può ammirare all'interno della Basilica di San Pellegrino, in fondo alla navata che da accesso al Capitolo.

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Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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