Forlì ieri e oggi

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Quando la Chiesina del Miracolo sosteneva i poveri del centro storico

“Chi può metta, chi non può prenda”. Ci volevano un forlivese devoto a San Giuseppe Moscati e l’emergenza Coronavirus per riportare alla luce la funzione caritativa della Chiesina del Miracolo, svolta soprattutto nel periodo dal 2011 al 2014 in cui è stata custodita ed officiata da mons. Livio Lombardi

“Chi può metta, chi non può prenda”. Ci volevano un forlivese devoto a San Giuseppe Moscati e l’emergenza Coronavirus, per far riscoprire la funzione caritativa della Chiesina del Miracolo, svolta soprattutto nel periodo in cui è stata custodita ed officiata da monsignor Livio Lombardi. Com’è noto, il tempietto di via Cobelli è stato realizzato fra il 1797 e il 1819, nel punto esatto in cui, nella notte fra il 4 e il 5 febbraio 1428, divampò il rogo che generò la devozione tutta forlivese per la Madonna del Fuoco. L'incendio durò più giorni e della scuola di Lombardino da Riopetroso rimasero solo le ceneri.

Destò perciò stupore ritrovare fra le braci ardenti una xilografia su carta raffigurante la Madonna con il Bambino, rimasta assolutamente indenne. Recentemente, un service congiunto dei quattro Lions Club di Forlì “Valle del Bidente”, “Giovanni de' Medici”, “Forlì Cesena Terre di Romagna” e “Forlì Host”, uniti al Rotary Club Forlì ha fruttato il recupero del dipinto murale ottocentesco posto sopra la porta d’ingresso dell’edificio. Monsignor Livio Lombardi è vissuto in via Cobelli dall’ottobre 2011 al 18 marzo 2014, giorno della sua morte. In quel lasso di tempo ha continuato nella chiesetta l’intensa attività solidale condotta nella canonica del Duomo, di cui era stato parroco sin dal 1969.

“Don Livio – racconta il pronipote Federico Mambelli - era da sempre impegnato nell'assistenza di persone bisognose, in maniera concreta e senza chiasso. Quotidianamente riceveva richieste di aiuto, anche materiale, cui provava a rispondere con tutte le sue forze. Tra le altre iniziative, parallelamente alle attività diocesane gestite dalla Caritas e collaborando con il Banco Alimentare e la San Vincenzo de Paoli, di cui era assistente, aveva avviato un servizio di distribuzione di generi alimentari di prima necessità a quanti bussavano alla sua porta”. Don Lombardi aveva censito 160 persone, tra quelle abituali e saltuarie.

“Non sono poche – continua Mambelli - certamente avevano bisogno e lì trovavano un minimo di sostegno per quanto possibile”. La Chiesina del Miracolo era diventata il loro punto di riferimento, una sorta di Emporio della Solidarietà ante litteram. Nei tre anni trascorsi in via Cobelli, don Livio è intervenuto anche per la valorizzazione dello storico edificio in cui risiedeva, promuovendo piccole opere di restauro interno, momenti liturgici, ma soprattutto mantenendo aperta la chiesa. La sua attività principale è stata comunque il servizio ai più poveri, “che si è interrotto per svariate ragioni, ma soprattutto perché la Caritas opera sul territorio in maniera ben organizzata e l'attività del Banco Alimentare è gestita tramite il punto adiacente al Seminario in via Lunga”.

L’emergenza Covid-19, ma soprattutto il “lockdown”, che ha impedito a molti bisognosi residenti in centro storico di muoversi per recarsi all’Emporio di via Lunga, ha portato Federico Mambelli a riattivare un punto raccolta di beni di prima necessità sul sagrato della chiesetta di via Cobelli. “Mi ha spinto a tanto il ricordo delle 160 persone che ai tempi di mio zio avevano come punto di riferimento quel luogo”. Lo stile adottato è quello “napoletano” di Giuseppe Moscati, il medico santo: “Mettiamo sul banco in maniera ordinata confezioni chiuse di beni di prima necessità possibilmente divisibili, prendiamo dal banco lo stretto necessario perché tutti i bisognosi possano beneficiarne”.

Mambelli ha ripensato alla chiesina del Miracolo e anche a quanto fosse bello affidare a quel luogo e sotto la “protezione” della nostra Patrona, Madonna del Fuoco, una iniziativa simile, senza personalismi. “Ormai è un mesetto che c'è questo tavolo e vedo, e mi raccontano, che molti abitanti del centro storico mettono qualcosina ed il tavolo è spesso vuoto per cui altre prendono”. E’ un piccolo aiuto in un momento particolare di emergenza. “Don Livio Lombardi – conclude Mambelli - avrebbe certamente fatto di più e meglio, ma credo che il suo insegnamento possa ritrovarsi in questa piccola anonima iniziativa”. 

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Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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