Forlì ieri e oggi

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Anche la Brigata Ebraica fra i corpi militari transitati dalle Casermette nel corso del secondo conflitto mondiale

Il progetto di costruzione della Caserma De Gennaro risale al 1936. L’esigenza, come si deduce dalle cronache dell’epoca, era individuare un nuovo contenitore fuori le mura per le forze e i mezzi dell’Esercito dislocati in città. Trascorso un anno dall’avvio dei lavori, le Casermette erano già operative

Nel giorno della Memoria, 74esimo anniversario della liberazione da parte dell’Armata Rossa (27 gennaio 1945) del Campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, dove perirono due milioni e mezzo di persone, per lo più ebrei e zingari condotti alle camere a gas immediatamente dopo il loro arrivo, viene spontaneo raccontare le vicende della Caserma De Gennaro di viale Roma, meglio conosciuta come le Casermette. Nel gennaio 1945 risulta, infatti, un transito di alcuni battaglioni della Brigata Ebraica proprio alle Casermette. Costituita da 5.200 soldati provenienti dalla Palestina governata dagli inglesi, il primo marzo 1945 fu schierata sulla linea del fronte nei pressi di Alfonsine in Romagna e combatté con le proprie insegne a fianco della Divisione Friuli del Corpo italiano di Liberazione e della 3a divisione del Corpo di Armata Polacco comandato dal generale Władysław Anders.

Partecipò a numerose operazioni militari a Riolo Terme, Imola, Ravenna, contribuendo alla ricostruzione del ponte di Faenza. I 42 caduti della Brigata Ebraica in Romagna riposano nel cimitero di Piangipane (Ravenna). Il progetto di costruzione delle Casermette risale al 1936. L’esigenza, come si deduce dalle cronache dell’epoca, era individuare un nuovo contenitore fuori le mura per le forze e i mezzi dell’Esercito dislocati in città. Trascorso un anno dall’avvio dei lavori, era già operativa. La sera del 10 settembre 1943, due giorni dopo l’armistizio di Cassibile con gli Alleati anglo-americani del Capo del Governo italiano maresciallo Pietro Badoglio, che decreta la fuga del re Vittorio Emanuele III a Brindisi e lascia allo sbando più di un milione di soldati italiani sui vari fronti di guerra, le Casermette subiscono l’attacco della Wehrmacht. “Dopo breve conflitto con tre feriti italiani e servendosi di autoblindo – scrive il cronista Antonio Mambelli nei suoi Diari – i tedeschi occupano la caserma”. Seguiranno mesi durissimi, culminati nell’intitolazione delle Casermette, divenuto carcere e luogo d’esecuzioni, nientemeno che ad Adolf Hitler.

“All’alba di stamane – annota ancora Mambelli alla data del 25 settembre 1943 – alle Casermette è avvenuta la fucilazione di certo Antonio Fabbri da Tredozio, bracciante, condannato a morte dal tribunale di guerra tedesco”. Ritornata a disposizione dell’Esercito Italiano già l’indomani della Liberazione, attualmente la De Gennaro ospita il 66º “Trieste”, che è l’unico reggimento di fanteria aeromobile esistente nel Paese, oltre ad un comando di reggimento, una compagnia di supporto logistico ed un battaglione aeromobile, pedina operativa dell'unità. Il “Trieste” vanta una Bandiera di Guerra decorata di un Ordine Militare d'Italia, una Medaglia d'Oro al Valor Militare ed una Medaglia di Bronzo al Valore dell'Esercito. La festa del reggimento cade il 22 aprile, anniversario della battaglia di Takrouna (Tunisia). Quel giorno del 1943, 566 fanti del 66° al comando del capitano Mario Leonida Politi, respinsero i ripetuti assalti della Seconda Divisione neozelandese forte di circa 10mila uomini, “fino a quando, dopo una resistenza di oltre 60 ore di costanti combattimenti, il caposaldo cadde solo per mancanza di viveri e munizioni”. Il reparto di fanteria aeromobile dell'Esercito Italiano con sede in viale Roma a Forlì, riprende le tradizioni del 66º Reggimento fanteria “Trieste” del Regio Esercito ed è inquadrato nella Brigata Aeromobile “Friuli” di stanza a Bologna.

Le origini del corpo sono da rinvenire nel 66º Reggimento fanteria, costituitosi nel 1862 ed inquadrato nella Brigata “Valtellina”, con battesimo del fuoco nel 1866 durante la Terza Guerra d'Indipendenza, nella battaglia di Custoza. Sciolto il 13 maggio 1943 sulla linea del Mareth, in Tunisia, per eventi bellici, il battaglione è stato ricostituito il 1º ottobre 1975 a Forlì come 66º battaglione meccanizzato “Valtellina” e subito inquadrato nella Brigata meccanizzata “Trieste”. Se nel 1980 interviene in Campania in soccorso delle popolazioni terremotate, nel 1983 è impiegato in Libano con il contingente Italcon. Nel 1992 il battaglione prende parte all'Operazione Vespri e l'anno successivo cambia fisionomia organica, passando dall'ordinamento di battaglione a quello reggimentale. Dall’agosto 1993 al marzo 1994 ha preso parte all’Operazione Ibis, in Somalia, registrando il 6 febbraio 1994 la perdita del Tenente Giulio Ruzzi, caduto a Balad. La Caserma di viale Roma reca il nome del comandante col. Enrico De Gennaro, morto in combattimento in Russia nel corso dell’ultima guerra.

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Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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