Forlì ieri e oggi

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Quando San Giorgio salvò dalle bombe le opere della Pinacoteca

San Giorgio è una chiesetta della periferia nord forlivese che, nel corso del secondo conflitto mondiale, ha contribuito al salvataggio di alcune fra le più importanti opere d’arte della Pinacoteca. La consegna avvenne il 10 giugno 1940, giorno in cui Benito Mussolini, dal Balcone di Palazzo Venezia, decretò l’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’Asse

San Giorgio, unico centro di culto forlivese dedicato al martire cristiano vissuto in Cappadocia ai tempi dell’imperatore Diocleziano, è una chiesetta della periferia nord forlivese, che nel corso del secondo conflitto mondiale ha contribuito al salvataggio di alcune fra le più importanti opere d’arte conservate nella Pinacoteca forlivese. “La più antica attestazione dell’esistenza di questa pieve – scrive Ettore Casadei nel 1927 nella celeberrima Guida di Forlì - si conserva nell'archivio capitolare ed è un documento datato 10 giugno 1118. Il 27 gennaio 1128 fu donata, insieme a terreni circostanti, dai fratelli Focaccia all'abate Pietro del monastero di San Mercuriale”.

“Sulla facciata, edificata nel 1922 assieme alla canonica – dichiara Andrea Donori, custode del complesso parrocchiale di via Zampeschi - risulta murata un iscrizione trovata sotto l’ingresso della vecchia chiesa, che retrodaterebbe le origini del sito al tempo di Giovanni VIII, papa dal 872 all’882”. Nel 1756 la chiesa fu rifatta su disegno dell'architetto fra Giuseppe Merenda, che ne capovolse completamente l’assetto. Un'epigrafe dettata dal professor Tito Gironi, murata sulla facciata che guarda la strada, dice che “fu eretta su disegno di don Eugenio Servadei Mingozzi, parroco degli anni Venti del Novecento”.

Il 23 aprile 1926 fu riedificato il campanile sui ruderi ancora visibili dell'antica torre campanaria, abbattuta durante i lavori di rifacimento della chiesa. Sempre Donori ricorda che al suo interno si conserva un altare maggiore in legno intagliato e dorato, che racchiude il quadro di san Giorgio a cavallo che con la lancia trafigge il drago, opera della fine del XVI secolo. Ma c’è anche una vasca battesimale risalente al 1450 e fatta con marmo greco, nonché la Pace in bronzo argentato del Cinquecento. Detto della chiesa, ai fini della nostra storia adesso rileva la canonica: nel 1940, allo scoppio del secondo conflitto mondiale, ricevette una ventina delle opere di maggior pregio conservate nella Pinacoteca Civica. “Il 18 maggio di quell’anno – scrivono Marco Viroli e Gabriele Zelli ne I giorni che sconvolsero Forlì – il prefetto di Forlì Oscar Uccelli precetta per il caso di emergenza i locali posti a pian terreno e al primo della canonica di Villa San Giorgio, da destinarsi a ricovero delle opere d’arte della locale Biblioteca, della Pinacoteca Comunale, nonché delle opere sacre delle chiese di Forlì”.

La consegna di 15 dipinti, due arazzi fiamminghi e alcuni libri molto rari, avvenne il 10 giugno, proprio il giorno in cui Benito Mussolini, dal balcone di Palazzo Venezia, decretò l’entrata in guerra dell’Italia a fianco dell’Asse. Spiccano il Pestapepe del Melozzo, il Ritratto di giovane di Lorenzo di Credi, ritenuto di Caterina Sforza e la Vergine col Bambino del Palmezzano. Nel settembre 1940, il nuovo parroco don Carlo Zoli, sostituto di don Eugenio Servadei,morto a Bologna in un incidente stradale, ottenne dal Comune un’arma da fuoco, “in considerazione del fatto che sono solo in casa, sprovvisto anche di cane da guardia e di telefono”. Grazie all’interessamento della Sovrintendenza, don Carlo, nel 1942 sarà esaudito nelle sue richieste, compreso anche un compenso in denaro. Il 4 ottobre 1943 giunse in custodia a San Giorgio anche L’Annunciazione di Guido Reni, proveniente dalla chiesa cittadina di San Biagio.

Di lì a poco gli eventi precipitarono, con la caduta del Fascismo, l’arrivo degli occupanti tedeschi e i bombardamenti alleati sulla città. A differenza di quasi tutte le altre chiese della campagna forlivese, fatte saltare dalla Wehrmacht in ritirata ai primi di novembre del 1944, San Giorgio non cadde: merito del medico condotto dott. Pretolani, che nottetempo aveva tagliato i fili di collegamento con le mine già innescate, salvando anche quanto custodito all’interno. Il 2 luglio 1945, alla riconsegna dei dipinti agli inviati della Pinacoteca comunale, mancavano all’appello solo una delle opere trafugate dai tedeschi e persa in un incidente, e l’Annunciazione del Reni: il parroco salesiano di San Biagio don Pietro Garbin, l’aveva recuperata nel 1943 ritenendola più al sicuro nella sua chiesa di Borgo San Pietro. Il capolavoro del Reni si è salvato anche se gravemente danneggiato, ma conosciamo tutti le sorti della chiesa melozziana e della Cappella Feo, perdute per sempre nel bombardamento tedesco del 10 dicembre 1944. 

96_ChiesaS.Giorgio4_Pestapepe-2

96_ChiesaS.Giorgio3_nuova abside 1930 addossato alla vecchia facciata-2

96_ChiesaS.Giorgio2_panorama 1930-2

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Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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