Forlì ieri e oggi

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L'abbazia di San Mercuriale fra acqua, fuoco e… benzina

La ricostruzione della chiesa dedicata a Santo Stefano e San Mercuriale risale al 1176, mentre la benedizione inaugurale, a cura del vescovo Alessandro, è del 1180, lo stesso anno in cui si conclusero i lavori del maestoso campanile, poggiante su fondazioni definite “imponenti”

L’immagine inconsueta della facciata dell’abbazia di San Mercuriale, coperta da impalcature per i correnti lavori di restauro (dovrebbero terminare ad ottobre), riporta l’attenzione sulla chiesa simbolo dei forlivesi. In origine c’era l’acqua: la primigenia chiesa dedicata al proto martire Santo Stefano, era infatti attestata sulla riva del braccio del fiume Rabbi che lambiva l’attuale Piazza Saffi, all’altezza del Palazzo Comunale.

“Nell’anno 450 – scrive Leone Cobelli nell’Historia di Forlì – essendo stato Sancto Mercuriale Vescovo della cittade di Forlivio anni 27 come piacque a lo Honnipotente Idio, et dicto Sancto Mercuriale venne a morte, Sancto Marcello et sancto Grato suoi discepoli lo seppellirono in loco occulto in la chiesa di Sancto Stefano Martire chiamata in quei tempi la Pieve di Sancto Stefano”. Se la data di costruzione della chiesa rimane sconosciuta, è invece certo che nei pressi sorgesse un cimitero cristiano. “La Pieve di Santo Stefano – scrivono don Bruno Bazzoli e il prof. Sergio Selli in ‘L’abbazia di S. Mercuriale’ - rimaneva fuori dalla cinta cittadina oltre il corso del fiume e rimase cattedrale fino l’anno 720, in cui la sede episcopale fu trasferita in S. Croce.

Il Rabbi – continuano i due autori – dopo un ampio arco attorno la pieve di S. Martino in Strada raggiungeva la città di Forlì, transitando tra la via Caterina Sforza e Armando Diaz, attraversava la piazza maggiore e proseguendo lungo corso Mazzini volgeva in direzione di Villa Pianta e San Giorgio”. Il pericolo che la pieve di Santo Stefano potesse essere sommersa dalle piene periodiche del corso d’acqua (un tempo i fiumi non erano arginati), scomparve con la sua deviazione, avvenuta all’incirca verso il IX secolo. Col tempo, il culto di San Mercuriale crebbe d’importanza fino ad affiancarsi a quello del proto martire. La basilica divenne sempre più importante, grazie anche alle numerose donazioni documentate nel Libro Biscia. Scongiurato il timore dell’acqua, ecco irrompere l’altro archetipo, il fuoco. La doppia intitolazione della chiesa sopravvisse anche al disastroso incendio del 1173, che interessò non solo il centro di culto, ma pure gli edifici circostanti: molte scritture e privilegi e carte di donazione fatte al monastero, andarono persi.

“Se un fuoco naturale aveva distrutto – continuano Bazzoli e Selli – un fuoco di carattere spirituale divampò nell’animo dei fedeli e donò vigoria per una nuova costruzione più grande ed artistica, degna di sfidare i secoli, a perenne testimonianza di gratitudine al primo vescovo di Forlì”. La ricostruzione della chiesa dedicata a Santo Stefano e San Mercuriale risale al 1176, mentre la benedizione inaugurale, a cura del vescovo Alessandro, è del 1180, lo stesso anno in si conclusero i lavori del maestoso campanile, poggiante su fondazioni definite “imponenti”. Il nuovo tempio crebbe con una particolarità, descritta dal Cobelli: “Di sotto ad officiare stavano li preti (ossia il clero secolare) e di sopra i monaci (benedettini vallombrosiani)”. Il nuovo edificio, “ugualmente orientato e in gran parte coincidente, nasce con forme romaniche”: a tre navate con cripta sotto l’altare maggiore. Nel 1450 vennero costruite le volte a crociera delle navate laterali. Nel 1505, per cause rimaste sconosciute, cadde il presbiterio fino a distruggere la sottostante cripta e coprire l’urna del santo.

Il rovinoso crollo decretò anche l’allontanamento del clero secolare dalla basilica. Nel 1568 si dette inizio alla costruzione del nuovo altare maggiore e all’attuale prolungamento dell’abside. Nel 1646 si modificò radicalmente la facciata, che assunse forme barocche poi eliminate nel 1921. Il tragico bombardamento aereo su Forlì del 25 agosto 1944 arrecò gravissimi danni alla facciata e alle capriate del tetto, ma rivelò anche le tracce della primitiva chiesa sottostante, poi svelata in tutta la sua ampiezza dai grandi scavi del 1951. Dopo l’acqua e il fuoco, ecco la benzina. Alla fine degli anni Venti, a fianco della basilica sorse persino un distributore. Non ebbe lunga vita né grande utilità, visto che non ha lasciato tracce manco nella memoria. 

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Forlì ieri e oggi

Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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