Forlì ieri e oggi

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Quando l’aria di Vecchiazzano guariva le persone

La storia del Pierantoni ha inizio nel 1931: “In quell’anno – scrive Marco Viroli – l’Istituto Nazionale fascista previdenza sociale avviò i lavori di realizzazione del grande complesso sanatoriale IX Maggio. Il centro si estendeva su una superficie di 36 ettari e i tre vasti padiglioni che lo componevano erano collegati da un corridoio seminterrato, lungo circa mezzo chilometro”

C’è stato un periodo, lungo almeno quattro decenni, in cui l’aria di Vecchiazzano guariva le persone. “Nel lontano 1963 – si legge sul sito www.vecchiazzano.it - sono stato ospite del sanatorio di Forlì. Quanto tempo è passato. Era il periodo delle malattie tubercolari e dall'Abruzzo mi hanno mandato in questo ospedale”. “Ricordo – scrive un altro ex paziente - di aver fatto il chierichetto nella cappella del sanatorio, ma anche l’interminabile fila di sdrai sui lunghissimi balconi del padiglione, dove ci mettevano a respirare aria buona”.

Adesso andiamo a ritroso al 1931: “In quell’anno – scrive Marco Viroli nel libro Vecchiazzano, della collana “I Borghi” edita da L’almanacco – l’Infps (Istituto Nazionale fascista previdenza sociale) avviò i lavori di realizzazione del grande complesso sanatoriale IX Maggio (data di fondazione dell’impero fascista, nel 1936, n.d.r.). Il progetto iniziale era dell’architetto milanese Luigi Bisi, coadiuvato e successivamente sostituito da Cesare Valle, giovane architetto di regime che proprio in quegli anni iniziava a lavorare a Forlì. Il centro sanatoriale per la cura della tubercolosi si estendeva su una superficie di 36 ettari e i tre vasti padiglioni che lo componevano erano collegati da un corridoio seminterrato, lungo circa mezzo chilometro”.

Il primo a vedere la luce fu quello degli adulti (oggi intitolato a Salvator Allende): realizzato a forma di biplano e dotato di ben 244 posti letto, fu inaugurato da Rachele Guidi in Mussolini il 28 ottobre 1937. Dotato degli accorgimenti tecnici più innovativi del suo tempo, precedette di un anno l’apertura del padiglione “XXI Aprile” dei bimbi, l’attuale “Vallisneri”. Edificato a forma di nave e in grado di accogliere 225 piccoli pazienti, era munito di terrazze ad anello con letti a sdraio. Il periodo di degenza al sanatorio vecchiazzanese poteva durare molti mesi, se non anni: questo portò, praticamente da subito, i responsabili del centro ad istituire due scuole, una maschile e l’altra femminile, intitolate ad Alessandro Mussolini e Rosa Maltoni, rispettivamente padre e madre del Duce.

“L’ultimo padiglione ad essere eretto – continua Viroli – fu la Colonia Post sanatoriale, destinata alla convalescenza dei lavoratori adulti provenienti da sessanta sanatori d’Italia dell’Infps”. L’edificio, somigliante vagamente ad un carro armato, conteneva una miriade di servizi in grado di consentire ai degenti di non perdere gli elementi essenziali della propria attività e di ritornare, una volta guariti, nel contesto sociale: una fisiologia del lavoro, un teatro, due palestre, una chiesa, un’officina meccanica, una falegnameria, un piccolo calzaturificio, una sartoria.

“Persino il terreno circostante, impiantato a frutteto, contribuiva alla riabilitazione e al mantenimento dei degenti”. Marco Viroli descrive anche la bellezza del grande parco circostante l’ex sanatorio, che ha una superficie di oltre 126.000 metri quadrati e vanta, tra le altre, ben 1.800 piante ad alto fusto. Alla fine degli anni Cinquanta, con la riduzione dei casi di tubercolosi grazie al miglioramento delle condizioni di vita e al progresso della medicina, il sanatorio di Vecchiazzano, dal 1946 intitolato a Luigi Pierantoni, comincia ad operare come ospedale affiancando e supportando l’attività del “Morgagni” di Forlì.

Se i primi reparti veri e propri giungono nel 1974, la fusione dei due nosocomi forlivesi risale al 1994. Nel 1996, al Morgagni sono concentrate le funzioni per la gestione dell’emergenza e il dipartimento delle malattie respiratorie, mentre il Pierantoni detiene le specialità chirurgiche, il polo oncologico, l’area materno-infantile e il dipartimento neurogeriatrico-riabilitativo. Per assistere al definitivo trasferimento dell’attività ospedaliera a Vecchiazzano con l’avvento del nuovo complesso “G.B. Morgagni – L.Pierantoni”, bisognerà attendere il 2004. 

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Sono un funzionario pubblico impelagato nel diritto amministrativo, ma anche giornalista desideroso di descrivere le buone azioni (che non fanno rumore) dei tanti concittadini solidali con il prossimo. Ho una moglie poliglotta con due figlie che crescono e nel tempo libero cammino in Appennino e riesco pure a togliermi qualche soddisfazione a tennis. Appassionato di storia locale, sin da bambino sono affascinato dai cambiamenti subiti dalla mia Forlì. Mi piace scartabellare carte polverose e indagare foto e prospettive di un tempo, alla ricerca di indizi su come potesse essere in origine quel luogo o quel monumento sopravvissuti all’incedere del tempo

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