Il Foro di Livio

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Bussecchio e il pozzo perduto

Un po' quartiere, un po' frazione. A Forlì esiste una località dalle radici remote, il cui nome sembra rifarsi alla storia di San Mercuriale.

Oggi, 26 ottobre, si festeggia San Mercuriale. Un luogo chiave per la sua tradizione sembra essere Bussecchio, non tanto per le forme della chiesa di Santa Maria Lauretana, così affini a quelle dell'Abbazia di piazza Saffi ma per una questione toponomastica. Infatti, vi è chi sostiene che il nome “Bussecchio” abbia a che fare con i pozzi (cioè “Pozzecchio”). Il pozzo più celebre della storia religiosa forlivese è quello in cui San Mercuriale avrebbe rinchiuso il drago che infestava il Ronco. Ebbene, pare che proprio a Bussecchio fosse quel pozzo leggendario da cui poi il quartiere prese nome. Già, quartiere o frazione? Perché al forlivese comune, quando si parla di Bussecchio, viene in mente via Cerchia e i quattro vicoli: le stradine vi che s'intersecano a pettine, come via Petrignani, via Pagano, via Mazza e via Scanello. Quando fu collocato il cartello stradale sulla via Decio Raggi (quello che compare nell'immagine), ci fu un sussulto di stupore: perché lì? Non è un errore, Bussecchio è una zona tagliata dall'aeroporto: sulla via Decio Raggi ha il proprio cimitero e l'antica chiesa dedicata a San Vitale. Seguendo la strada, poi, ci si imbatte in Carpena. Insomma, se quel cartello forse fu collocato per rallentare i bolidi, ha tutte le sue ragioni storiche. L'estensione poi è piuttosto ampia se comunemente è nota come “chiesa di Bussecchio” quella lungo via Campo di Marte e dedicata a Santa Maria Lauretana, accanto alla quale fino al 2012 per ventidue anni c'è stato il cinema Tiffany. Eppure di chiese ce ne sono altre due, e c'è anche un teatro. 

Con ciò si potrebbe dire che è sia un quartiere imperniato su via Cerchia (che so, potrebbe chiamarsi Bussecchio citeriore), sia una frazione (Bussecchio ulteriore) lungo via Decio Raggi. Non si è risolta, comunque, la vicenda del nome. Per gli antichi era effettivamente Pozzecchio, cosa che è confermata da via Fontanelle, sempre di acqua si tratta. Il podere delle Fontanelle, nei pressi dell'omonima via, scaturiva sorgenti. Talora, infatti, viene indicato come Padulio, per indicare una zona paludosa, con falde che affioravano in superficie: esse contribuiranno a realizzare l'acquedotto del 1905, quello che avrebbe dissetato la città. Il binomio pozzo e acqua fa balzare subito alla mente il secchio, il secchio di Bussecchio, in un dialetto da pergamena detto Psècia che, appunto, richiama la Sècia. Queste ipotesi sono ritenute completamente fuori strada da chi darebbe la paternità del nome a un certo arbusto dal profumo cimiteriale: il bosso. E se Bussecchio fosse un buxetum, una macchia di bossi? A dire il vero, non è che la pianta sia così comune nel forlivese, giacchè prospera in suoli aridi e sassosi, ben lungi, dunque dall'imbevuto terreno bussecchiese dove marcirebbe facilmente. Il nome attuale è attestato nel 1371, nella dizione Bosecli come immortalata dal cardinale Anglico Grimoard. Vi sono precedenti testimonianze nel Libro Biscia, dove si coglie che, dalla fine del IX secolo, si andava affermando il nome Buseclus. In quegli anni, e prima, la comunità aveva vita attorno alla chiesa (di San Vitale) che pare essere stata fondata all'inizio del XII secolo alle dipendenze (guarda caso) di San Mercuriale. Il nome viene anche portato come cognome: l'importante ceppo familiare ebraico dei Buzecchi trae origine proprio da qui, e dai primi Bussecchi. E se invece, ma pare un arzigogolo, Bussecchio richiamasse il Bos (cioè il bue)? Se volesse dire semplicemente “pascolo”? La terra intrisa d'acqua sarebbe la testimonianza di un'area bonificata dai romani su cui poi si sarebbe steso un prato verdeggiante. Bo(ve)s sequi, in latino, significa “seguire i buoi”. Potrebbe essere area bucolica cara ai bifolchi? Questa domanda resterà col punto interrogativo. 

Questa fetta di città ha scritto pagine di storia. Per esempio, nell'agosto del 1393, a Bussecchio (nella Villa di Pozzecchio), ci fu un agguato che comportò ottocento prigionieri. I forlivesi, guidati da Cecco II e Pino II Ordelaffi, stavano tentando di espugnare Bertinoro, possedimento pontificio. La battaglia fu sanguinosa, e vide Forlì (ghibellina) contrapposta a Rimini (alleata della Santa Sede). Le truppe avversarie, con Malatesta e forlivesi mercenari, causarono un fratricidio con centinaia di morti. Una mattanza inutile: il Colle sarà conquistato da questa o da quell'altra parte non tanto dalle armi, ma dal denaro. Fu, dunque, acquistato a suon di fiorini. Molto più avanti un altro fatto triste lega il nome a Bussecchio. Il 21 luglio 1946 è domenica e un gruppo di persone di questo quartiere voleva passare una giornata di svago al mare. Fu scelta come destinazione Cesenatico. Una ventina di bussecchiesi legati alla cooperativa che poi edificherà la Casa del Lavoratore, salirono sulla Consolata, un'imbarcazione turistica. Una tromba marina d'inaudita violenza s'abbatté sul legno che fu travolto. Tutti i passeggeri si trovarono in mare, molte le donne, molti i bambini. Il vento strappò gli uomini aggrappati a tribordo spingendoli in alto mare fino a farli annegare. Qualcuno fu salvato da una barca che passava da quelle parti, ma la perdita fu ingente. Furono diciassette le vittime forlivesi ed enorme risultò la partecipazione ai funerali. Altri episodi legati a Bussecchio ricordano che qui, il 24 aprile 1921, si svolse il primo congresso della sezione forlivese del Pci alla presenza di Umberto Terracini. Nel 1947 aprì la Casa del Lavoratore, noto circolo territoriale dal quale, nel 1980, gemmerà il Teatro Il Piccolo. La direzione artistica e la gestione della Sala sarà affidata ad Accademia Perduta, una compagnia di attori allora ai primi passi professionali. Il progetto, o l'azzardo, ebbe successo: tanto che nel 1988 Il Piccolo venne riconosciuto come Teatro Stabile nel settore per l'infanzia e la gioventù dal Ministero dello Spettacolo. 

Il quartiere è anche buono, si vede dai nomi delle strade: sono benefattori. Si leggono le Confraternite dei Battuti (via dei Bianchi, Turchini, Neri, Celestini, Bigi), c'è Orfeo da Bologna (che promosse il Monte di Pietà), ci sono i Donatori di Sangue, Giuseppe Verzocchi che regalò la sua importante quadreria alla Città, e tanti altri che meriterebbero più spazio. Ci sono anche accostamenti strani: resta difficile capire come mai ad Aldo Spallicci sia stata, e recentemente, dedicata una strada cieca e così marginale. Qui operò anche Elisabetta Piolanti, conosciuta come Mamma Bettina, la quale, non avendo potuto avere figli propri, divenne madre adottiva dei più sfortunati e che proprio su suggerimento di don Pippo creò prima un centro studi per ragazze, in seguito una casa di accoglienza per chi non aveva mezzi, realtà che poi si sarebbe sviluppata e chiamata Opera don Pippo. Accanto ad essa sorse, in una piccionaia (poco più di una baracca), la primitiva chiesa di San Giuseppe Artigiano, parrocchia dal 1991. La chiesa nuova, collocata alla fine di viale Spazzoli, sarebbe stata edificata dal dicembre del 2001. Il resto della storia del quartiere rimane nei ricordi di quando al posto dell'urbanizzazione di via Orfeo da Bologna c'era il "campo di Tomba" con qualche gioco per bambini, e quando i ragazzi ingaggiavano sfide con gli abitanti della Baia del Re. Se, dunque, restano e resterà il dubbio sull'antico pozzo perduto, sull'origine del nome Bussecchio, chi da sempre vive in quel quartiere o frazione che dir si voglia, ha tanto da raccontare.  

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" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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