Il Foro di Livio

Il Foro di Livio

Ferragosto con Garibaldi

Estate 1849: l'Eroe dei Due Mondi trova protezione a Forlì. Riuscirà a espatriare nel vicino Granducato di Toscana non senza qualche contrattempo.

Giuseppe Garibaldi è forse il personaggio storico che più ha dediche in Italia. Difficile trovare una città che non abbia una strada o una piazza intitolata all'Eroe dei Due Mondi. Nonostante inevitabili amplificazioni, si tratta pur sempre di una figura che, se non fosse ancorata a tutte le contraddizioni del tempo, assumerebbe tinte leggendarie. Ebbene, la sua epopea sarebbe potuta finire nel 1849 se la Romagna non avesse trafficato per salvarlo. In particolare occorre ricordare la notte di un lontano Ferragosto forlivese: è inopportuno in questa sede dilungarsi nelle sue gesta, meglio concentrarsi sulla calda estate del 1849.  

Finita l'esperienza effimera della Repubblica Romana, già condita di un forte contributo forlivese, inizia il noto ripiegamento clandestino di Garibaldi e i suoi da Roma al Regno di Sardegna, passando per diversi Stati. Dallo Stato Pontificio, Garibaldi raggiunse a stento la Repubblica di San Marino, poi da Cesenatico s'imbarcò in direzione Venezia con tredici bragozzi. Attaccati dagli austriaci nei pressi di Goro, chi si salvò si addentrò nella pineta di Ravenna e da qui poi arriverà a Forlì. Così, il 2 agosto del 1849, iniziò la "trafila romagnola" che terminerà nella notte tra il 15 e il 16 agosto con il raggiungimento del Granducato di Toscana dalla dogana di Terra del Sole. 

Alle 21 circa del 14 agosto Garibaldi e i suoi s'incamminano da Ravenna verso Forlì percorrendo tratti della via Ravegnana fino a Ghibullo (qui era di vedetta Pietro Ortolani) mentre con la complicità di Ermenegildo Focaccia, oste di Coccolia, venivano distratti i gendarmi a suon di boccali di sangiovese. Così Garibaldi attraversò senza troppa agitazione il confine della Legazione Apostolica di Forlì con l'intento di raggiungere il Cimitero della città del già triunviro Saffi. La comitiva raggiunse il luogo prestabilito a mezzanotte passata. Ma qui, al Cimitero, nessuno si fa vivo. Nonostante il contrattempo, Garibaldi, sul biroccino di Antonio Plazzi, e compagnia proseguono verso la città ove si nascosero in un campo di formentone nei pressi dei Cappuccinini. Essendo scoppiato un incendio alla Locanda della Posta, la vigilanza non si occupava d'altro quella sera. Uno di quelli che aveva disertato l'appuntamento al Cimitero (perché sorvegliato), Carlo Capaccini, si presenta facendo chiamare Pio Cicognani; insieme si misero alla ricerca di un ricovero per l'illustre fuggitivo e il fedelissimo Maggior Leggero, pseudonimo di Luigi Cogliolo della Maddalena.

La soluzione non fu facile: perfino i più vicini alla causa garibaldina avevano paura di inevitabili ed esiziali ritorsioni, solo il proprietaro di una fornace di Borgo San Pietro, Tommaso Gori, non negava l'ospitalità a profughi politici a una condizione: tutti ma non Garibaldi, per carità! Per convincerlo, Cicognani gli racconta una balla: si trattava di disertori dell'esercito austriaco. L'inganno riuscì e alle 4.30 del mattino l'Eroe dei due mondi era a casa Gori, tra viale Matteotti e via Ridolfi, dove ora c'è il palazzo anni Cinquanta che alcuni chiamano Il grattacielo. Sulla facciata dell'edificio (in viale Matteotti, 73), una lapide così ricorda: "Come gli antichi lampadiferi Ravenna trasmise a Forlì, che con cura gelosa la protesse del XV agosto MDCCCIL nella casa Zattini Gori, sostituita da questo palazzo, la rossa fiaccola della libertà che ebbe nome Giuseppe Garibaldi, per consegnarla ai primi varchi d'Appennino a don Giovanni Verità ed oltre i passi montani, alle future fortune d'Italia". Casa Zattini Gori, sparita per sempre, era un villino ottocentesco col valore aggiunto di essere stato per una (breve) notte, una delle numerose (viste le iscrizioni) abitazioni dove Garibaldi trovò un letto. Il genero di Gori, Luigi Zattini, organizzerà lo sconfinamento di Garibaldi: Terra del Sole non è così lontana. Da lì, passando poi per Modigliana, raggiungerà infine il Tirreno da cui s'imbarcherà verso la Liguria, allora Regno di Sardegna. 

Ora, con una serie di accadimenti così concitata, la vicenda di una notte è decisamente ricca di spunti narrativi. E sorgono alcune domande: senza le bevute profferte dall'oste di Coccolia, senza le trame di Cicognani, senza la disponibilità di Gori e degli altri forlivesi coinvolti, la storia d'Italia sarebbe stata la stessa? 

Il Foro di Livio

" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

Torna su
ForlìToday è in caricamento