Il Foro di Livio

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Gli Ordelaffi: signori sconosciuti

Ressero la Signoria di Forlì dal 1295 alla fine del medioevo, ecco i prìncipi di una città che li ha dimenticati.

Gli Ordelaffi, nonostante tutto, continuano a essere pressoché sconosciuti alla maggioranza dei forlivesi di oggi. Eppure la città dipese dalla loro volontà per diversi secoli. Qui si vuole circoscrivere un periodo della loro lunga storia, la parte finale: quando resero Forlì degna di una Signoria. Seguirà dunque una carrellata dei Signori di Forlì sotto il blasone delle branche verdi. L’età comunale, da queste parti, conobbe il punto di non ritorno al Calendimaggio 1282, giorno del fatidico Sanguinoso mucchio. La vittoria forlivese fu effimera e ben presto il dominio papale espresse legati pontifici che disarmarono la capitale ghibellina. Una prima reazione si ebbe con un forestiero: Maghinardo Pagani da Susinana, ghibellino tutto d’un pezzo sceso dai monti della valle del Senio per creare uno Stato comprendente Forlì, Faenza e Imola. Ma dopo la sua fugace apparizione nella storia, ecco tornare in auge un’antica famiglia che era stata capace di distinguersi a Forlì fin dall’anno Mille. Gli Ordelaffi, sei fratelli figli di Tebaldo, si ersero a campioni delle istanze antipapali. In particolare Scarpetta, già capitano del popolo, riuscì a far la voce grossa tanto da impensierire la Chiesa. Basti dire che gli Ordelaffi per un pelo non uccisero il vicario papale, Rinaldo da Concorezzo, venuto per sottomettere la città.

Così Scarpetta Ordelaffi, fin dal 1295, sarà considerato il primo Signore di Forlì, a poco a poco avrebbe avuto la meglio sulle famiglie rivali, consolidando il potere per sé, per la sua stirpe e per i ghibellini. Dante era suo consigliere e fu ospitato nel suo palazzo tra piazza del Duomo e corso Garibaldi. 

Nel 1315 fu la volta del secondo Signore, Cecco o Francesco I Ordelaffi, fratello di Scarpetta. Con lui, la Signoria sarà riconosciuta ufficialmente dal Papato e dall’Impero. A parte qualche eccezione, gli Ordelaffi furono costretti a contrarre alleanze e, in quanto tali, governarono su Forlì col permesso del Papa che li nominava vicari o, talvolta, li estrometteva preferendo legati pontifici. Così Cecco sosterrà il Signore di Arezzo per la conquista di Città di Castello. Un altro suo fratello, Pino I Ordelaffi, nel frattempo era Signore di Bertinoro. 

Alla morte di Cecco I, nel 1331 gli successe il nipote: Francesco il Grande, detto anche Cecco o Francesco II Ordelaffi o semplicemente Francesco. Non a caso, “il Grande”: con lui lo Stato di Forlì poté vantare una corte di tutto rispetto (di cui fu ospite anche Boccaccio) e le intemperanze antipapali gli valsero una scomunica e una crociata contro. Fece il bello e il cattivo tempo nel periodo d’oro del ghibellinismo romagnolo rendendo Forlì a capo di un territorio che si estendeva ben oltre i confini comunali. Era figlio di Sinibaldo, fratello di Scarpetta e Cecco, e di Onestina di Calboli. Sua moglie sarà la celebre Marzia “Cia” degli Ubaldini. Morì nel 1359 e per qualche tempo gli Ordelaffi dovettero cedere il posto al legato pontificio.

Nel 1376 fu la volta di Sinibaldo I Ordelaffi, Signore per dieci anni, figlio di Francesco il Grande. Amante delle opere pubbliche, si prodigò per adeguare manufatti difensivi come le rocche delle Caminate, di Belfiore e di Fiumana. Dopo la distruzione di Forlimpopoli, volle edificare la rocca che ora si vede nella piazza della cittadina artusiana. Aveva cinquant’anni nell’autunno del 1386 quando venne deposto dai nipoti.

Pino II Ordelaffi era uno di questi nipoti. Oltre ad avere avvelenato lo zio Sinibaldo, riservò lo stesso trattamento pure al cugino Giovanni. Resse la Signoria fino a quando un ictus lo colse nel 1402. Si sa che era grosso, col volto rubicondo, sanguigno, allegro, aitante; doveva essere un gran chiacchierone, amante delle donne e benvoluto dalla popolazione. 

Nel 1402 divenne signore Cecco o Francesco III Ordelaffi (talora indicato come Cecco II), sposò Caterina Gonzaga ma il suo governo fu di breve durata: nel 1405 morì assassinato. Viene descritto come un uomo alto e magro, di bell'aspetto, irascibile e amante del buon vino; nel suo governo si rivelò giusto e pacifico. 

Il nuovo Signore di Forlì sarà Giorgio Ordelaffi che fu il primo a stabilirsi nel nuovo Palazzo della Signoria, trasferendo il centro del potere da quello che oggi è noto come palazzo Albicini all’odierno Municipio. Vi ospitò papa Martino V e rinforzerà il castello di Casa Murata, pertanto può considerarsi il fondatore della frazione di Casemurate. Figlio illegittimo di Tebaldo Ordelaffi e di una donna del popolo chiamata Mentuccia, sposò Lucrezia Alidosi e governò dal 1405 (di fatto dal 1411) al 1423.

Gli successe, ancora bambino, il figlio Tebaldo Ordelaffi, appena decenne. Governò sotto la tutela di Filippo Maria Visconti che ben presto fece capire di voler annettere la Romagna a Milano. A quel punto Firenze si oppose, Venezia anche e il Visconti cedette Forlì al Papa. Il piccolo Signore morì di peste nel 1425, sua madre si chiuse in monastero dove si distinse quale maestra spirituale di Santa Caterina da Bologna.

Nel 1433 Antonio I Ordelaffi si riprese Forlì. Figlio illegittimo di Francesco III, sposerà Caterina Rangoni. Si menziona la sua insofferenza nei confronti del Vescovo, tanto da nominarne un altro (mai riconosciuto dal Papa). La questione si sarebbe risolta entro cinque anni. Governò, con una breve interruzione, sino al 1448. Viene tuttavia ricordato quale uomo mite e benevolo: otterrà le rocche di Forlimpopoli, di San Cassiano, di Predappio, di Fiumana, delle Caminate, d'Elmici, di Petrignano e di Dovadola. Fortificò le mura di Forlì e fece costruire torri, ponti e riorganizzò i mercati. 

Così fu Signore Cecco o Francesco IV Ordelaffi (talora anche Cecco III). Sposato con Isabetta Manfredi, avrà sette figli di cui uno naturale. Spregiudicato e ambizioso, visse un'eterna discordia col fratello Pino verso cui provava una certa gelosia perché secondo lui preferito dalla madre in quanto malaticcio. Al contrario, Cecco era di fisico prestante con un carattere intransigente. Nel 1466 cadde in una congiura ordita dal fratello: fu imprigionato e pugnalato.

Nel 1466, Pino III Ordelaffi diventa dunque Signore. Ultimo autentico principe di Forlì, ebbe una vita (e un carattere) che vale una sceneggiatura. A lui Forlì deve molto, benché pochi sappiano, e, se Francesco era "il Grande", Pino può essere "il Magnifico". La sua storia, ricca di gloria e di veleni, ricorda le sue tre mogli tra cui la delicata Barbara Manfredi che riposa in San Mercuriale. Accusato a volte in modo eccessivo di nefandezze (per esempio è considerato fratricida, matricida e uxoricida), "il Magnifico" fu ampiamente sostenuto dalla Repubblica di Venezia. Mecenate, attento al benessere dei forlivesi, munifico protettore delle arti e amministratore accorto, a lui si deve, per esempio, la Rocca di Ravaldino nella foggia attuale. Il 10 febbraio 1480, dopo una cena a casa di Luffo Numai, suo segretario, morì ad appena 44 anni. 

Alla morte del Magnifico, nel 1480 successe in modo effimero e solo nominalmente il piccolo Sinibaldo II Ordelaffi, suo figlio naturale, sotto la tutela della matrigna. Questione di pochi mesi e la Signoria sarebbe passata nelle mani dei Riario Sforza. 

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Il 22 ottobre 1503, dopo la parentesi di Caterina Sforza e la furia di Cesare Borgia, ormai fuori tempo massimo assurge allo scranno di Signore di Forlì Antonio Maria o Antonio II Ordelaffi, figlio di Francesco IV. Un ritratto di Baldassarre d'Este (nell'immagine) pare che sia la sua effigie. L'ultimo Liviae Princeps, Principe di Livia, come si legge nella sua lapide che dal Duomo forlivese migrò a Berlino (?) dove oggi è conservata al Museo Bode, avrà poche soddisfazioni: sarebbe spirato ai primi di febbraio del 1504. Fu poi la volta del tentativo del fratellastro Ludovico, ma anch'egli morì dopo poche settimane e la pagina della storia si sarebbe chiusa per sempre per gli Ordelaffi Signori di Forlì.

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" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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