Il Foro di Livio

Il Foro di Livio

IL FORO DI LIVIO - Forlì vs Bologna: arbitraggio all'inglese (o quasi)

Edoardo, Re d'Inghilterra, si trova, suo malgrado, a fare da pacificatore tra bolognesi e forlivesi. Non avrà molto successo: ma una volta messo piede a Londra avrà la corona. A Forlì, nel 1273, esibì per la prima volta le sue prerogative e le sue doti regali.

Chi abita dalle parti di corso Mazzini dovrebbe sapere di vivere nel Rione San Pietro. Se cerca una chiesa o qualcosa riferito a San Pietro che giustifichi il nome del cantone, oggi non troverà nulla. Eppure l'origine deriva da San Pietro degli Scotti o in Scottis, o in Scotto. Uno dei tanti luoghi di culto che non ha lasciato traccia: doveva essere sul corso, nel lato opposto del Carmine, poco più verso la piazza. Secondo alcuni, anche da lì passava un fiume: se n'è già parlato e ci sono teorie contrastanti. Fondata (forse) da monaci scozzesi (o irlandesi, che per allora era la stessa cosa), la chiesa fu sicuramente ricetto per genti del nord Europa in pellegrinaggio verso Roma. Si trattava di una chiesa antica e importante già nel nono secolo. Soppressa la parrocchia nel 1464, rimase sede di una confraternita e di un vicino ospedale. Poi arrivò Napoleone e divenne un magazzino, una conceria, fino a sparire del tutto. 

Scotti, infatti, è un nome antico per definire gli scozzesi (qualcuno ricorderà, nelle vecchie cartine della tarda romanità, che oltre al vallo d'Adriano c'erano i Pitti e gli Scotti). Quindi la chiesa, nel versante  “verso il mare” della città, era meta di pellegrini scozzesi che forse vi pervenivano, come scritto in un'altra puntata di questa rubrica, attraverso vie d'acqua. 
Nei pressi della chiesa, era stato eretto un Ospizio dei Pellegrini aperto anche ai viandanti. La struttura, tra alterne chiusure, riaperture, cambi di destinazione, resistette fino all'Ottocento, quando l'ospite non poteva trattenersi più di 24 ore: avrebbe avuto un pasto e due refezioni, un paio di scarpe e mezzi di trasporto. 

Ma a proposito di Regno Unito, si deve ricordare che Edoardo d'Inghilterra tentò invano di sedare una delle ennesime tensioni tra bolognesi e forlivesi. Dove? A Forlì. Il Duecento romagnolo è un secolo complesso e non è sede, questa, per approfondirlo.
Si può solo dire che i bolognesi hanno sempre amato influire, con ingerenze varie, sui forlivesi. 
Questi, quando la misura fu colma, rifiutarono il podestà felsineo ed affidarono la carica a Tarlato dei Tarlati (nome suggestivo), ghibellino.
Ciò provocò la reazione di Bologna che volle far capire a Forlì chi comandava, inviando un'ambasceria convincente. Forlì non poteva essere “bolognese” (cioè papista) perché l'Imperatore Federico aveva accordato ad essa una certa autonomia sigillata dall'aquila sveva che ancora oggi fregia la città.
La pentola a pressione tra guelfi e ghibellini stava per scoppiare: Bologna mandò un esercito verso Forlì accampandosi alle porte della città per sei settimane. Era il 1273. 

Si trova nel bel mezzo di questa vicenda intricatissima Edoardo I d'Inghilterra che veniva d'oltremare (quindi anche lui per “via d'acqua”?): era detto “Gambelunghe” o “Martello degli Scotti” (e si torna alla San Pietro forlivese). Il sovrano Plantageneto, rientrando dalla Terra Santa, appena ebbe saputo della morte del padre, accelerò la sua marcia di avvicinamento verso Londra. Una tappa fu, appunto, Forlì. E qui dimostrò per la prima volta le sue doti di Re, esercitando la sua autorità su due popoli così riottosi come i forlivesi e i bolognesi. Chi la spuntò? Il Monarca inglese tornò a casa allargando le braccia, con le pive nel sacco
Per colpa dei forlivesi? No. Per colpa dei bolognesi? In parte. Erano, costoro, divisi nelle solite fazioni: i Geremei, guelfi, non potevano vedere i Lamberti, ghibellini. Questi ultimi si erano schierati a fianco dei forlivesi. I Geremei, offesi dal comportamento dei loro concittadini, se ne tornarono sotto le due torri rendendo vana la trattativa del Re; sicché i bolognesi furono apostrofati come “manigoldi, vili, codardi” dagli Ordelaffi. 

Il Foro di Livio

" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

Torna su
ForlìToday è in caricamento