Il Foro di Livio

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La Madonna di Germania? È a Forlì

Il 21 novembre ricorre da mille anni una festività religiosa curiosa e antica che unisce la Sassonia alla Romagna.

È alta appena 32 centimetri ma ha una lunga storia di prodigi e devozione; il 21 novembre è la sua festa. La Beata Vergine di Germania è venerata a Forlì, nella chiesa del Corpus Domini che talora è detta, appunto, Santuario della Madonna di Germania. Il suo altare, sulla sinistra per chi entra nel luogo di culto, è particolarmente curato e reca il segno di un affetto che ha origine nell’anno Mille. Dentro una teca preziosa, infatti, c’è una statua scolpita in legno di castagno che raffigura Maria seduta in trono. Ha in grembo Gesù che tiene gli occhi fissi sulla Madre levando la destra in atto di benedire, come per chiederle su chi debba scendere la sua benedizione. Sul capo di ambedue posa una corona d’argento tempestata di pietre preziose; Maria con la destra impugna lo stemma del monastero del Corpus Domini, mentre in origine reggeva una rosa bianca a ricordo della sua illibata purezza.

La storia di questa statua è raccontata in un santino pubblicato nel 1900, in occasione del IX centenario del ritrovamento della Prodigiosa Imagine: in quell’anno, infatti, a giugno si festeggiò con sacre funzioni, (…) con panegirici, processioni, pellegrinaggi, addobbi, luminarie e musiche a gloria di Dio e di Maria Santissima”. Ecco cosa avvenne nell’anno Mille, non lontano dall’odierna Braunschweig (Brunswick), in Germania. “Un nobile cavaliere – si legge - andando una mattina a caccia in un bosco, sente all’improvviso fermarglisi sotto il cavallo. Lo sprona, lo batte; ma il cavallo non si muove. Il cavaliere alza istintivamente gli occhi, come per chiedere al cielo aiuto, e pazienza… ed ecco gli corre allo sguardo una statuetta di Maria Vergine posata sopra il tronco di un albero. Religioso come egli era, rispettosamente la prende, e strettala al seno, se la reca a casa, anzi nella sua camera stessa. La mattina seguente va per salutarla con qualche preghiera: ma la S. Statua era sparita. Dubitando di quel che era, corre al bosco, ed, oh prodigio! La ritrova al luogo di prima. La ripiglia, la riporta a casa; ma la Statua torna al suo luogo! Ben comprendendo il cavaliere che là, e non altrove, volea Maria essere venerata, v’innalza un Tempio, vi fonda un Monastero di religiose, che per molti secoli coteggiarono ivi la Madre di Dio. Ma l’eresia di Lutero avendo infettato anche quel S. Ritiro, la Duchessa di Brunswich, devotissima a quell’Imagine, risolse di toglierla di quel luogo; e la tolse di fatto, e la mandò in dono ai Gesuiti in Forlì, dove fabbricavano un Tempio, secondo che ella riseppe da uno di quei padri, al quale si confessava. 

Appartenente alla casata che aveva retto nel medioevo l’antica Lotaringia fino ad assurgere poi a famiglia imperiale austriaca, Dorotea di Lorena, figlia di Francesco e Cristina di Danimarca, aveva sposato nel 1575 il duca Eric (Enrico) II di Brunswich-Kalenberg, morto a Pavia il 20 dicembre 1584. Fu nello stesso anno che la duchessa aveva deciso, grazie all’intermediazione del suo confessore padre Rafael Fabrica, un gesuita di Venezia con origini forlivesi, di donare la statua mariana alla Compagnia di Gesù di Forlì. Così, da un convento femminile della Bassa Sassonia, la madonnina iniziò il suo viaggio verso la Romagna. La statua, corredata da numerose reliquie catalogate nel dettaglio e centinaia di scudi, fu portata da Pavia a Forlì da padre Lelio Passioneo: sicché il capoluogo romagnolo poté finanziare il tempio dei gesuiti. Non fu, però, esposta finquando, il 30 giugno 1589, Dorotea di Lorena giunse a Forlì di ritorno da un pellegrinaggio a Loreto per visitare il nuovo tempio. Ad accoglierla c’erano il vescovo Fulvio Teofili, il governatore Pompeo Sperelli, il referendario apostolico Marcolino Monsignani, membri del patriziato, magistrati dei Novanta Pacifici e il popolo mercuriale. Nel 1600, invece, fu celebrata l’incoronazione della Beata Vergine di Germania in piazza Maggiore al suono dei sacri bronzi e delle musiche cittadine: si festeggiò così la fine dei lavori di costruzione della cappella dedicata alla statua e la scoperta della Manica di Maria Vergine, nascosta nella statua di legno. Cinquantuno prodigi avvenuti a Forlì in quel 1589 sono stati ricondotti proprio all’intercessione di Maria.

Nel 1773 fu soppresso l’ordine di Sant'Ignazio, chiesa e convento furono ceduti al seminario vescovile ma un rovinoso terremoto nel 1781 impose una riedificazione per volere del gesuita Padre Andrea Michelini sul vecchio ospedale dei Battuti Neri. La nuova chiesa, così com’è tutt’ora, fu terminata nel 1787 su progetto di Carlo Santini. Il gesuita chiese e ottenne dal seminario la statua prodigiosa che fu collocata nella chiesa di piazza Ordelaffi. Fu lo stesso Michelini, inoltre, che salvò le sorti del convento dagli espropri giacobini: sciolto dal voto di povertà, divenne proprietario del complesso che, però, fu chiuso nel 1810. La Beata Vergine di Germania trovò casa nelle stanze di padre Michelini che, morendo quattro anni dopo, l’affidò al marchese Luigi Paulucci di Calboli. Le monache rientrarono nel monastero nel 1822 e da allora la Prodigiosa Imagine è dov’è ora.

Il Foro di Livio

" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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