Il Foro di Livio

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La Patrona di Forlì in Africa e al Polo

La Madonna del Fuoco è presente perfino nelle latitudini estreme: dall'equatore all'ultimo parallelo, segni di un culto che scalda il cuore dei forlivesi.

Che ci fa la Madonna del Fuoco in Artide? E in Uganda? Nel 1928 si celebrarono i cinquecento anni da quel 4 febbraio che non è mai uscito dal cuore dei forlivesi. Il miracolo vide così, nel suo mezzo millennio di storia, giorni d'intenso fervore religioso. Infatti, da quell'anno si può dire che la Patrona di Forlì è presente anche alle latitudini estreme.

Si tratta di una vicenda non sconosciuta ma forse appresa solo per brevi cenni. Non tutti sanno che un sogno per così dire condusse una medaglia della Patrona sui ghiacci del Polo Nord, o delle vicende legate al Santuario della Madonna del Fuoco in Uganda. Alla seguente infarinatura gli interessati risponderanno con altri approfondimenti personali. Si parta, però, dal 1928. Avvicinandosi il Concordato e il quinto centenario del Miracolo della Madonna del Fuoco, il Capo del Governo Benito Mussolini diede impulso alla ricostruzione del colonna della Madonna del Fuoco rimossa dalla piazza Maggiore. La statua antica s’era salvata, ma la colonna originale fu tutta da rifare. Ora è in marmo chiampo dei colli vicentini, della stessa dimensione e della stessa foggia della precedente. Il lungo cilindro monoblocco raggiunse Forlì con la ferrovia. Leggermente mutate sono anche le iscrizioni sul basamento ma il concetto è sempre quello. Alla posa della prima pietra, il 6 novembre 1927, il vescovo Raimondo Jaffei benedisse la statua e pose una pergamena in cui c’è scritto “Funda nos in pace / mutans Hevae nomen”. Il cinquecentesimo anno dal miracolo fu quindi ricordato con la solennità dovuta, tanto che lo stesso Pio XI accettò di presiedere le celebrazioni tramite un suo cardinale Legato, Giovanni Battista Nasalli Rocca che arrivò in città con un imponente corteo dalla nuova stazione ferroviaria alla Cattedrale. Seguì, con tutti gli onori del caso, il ricevimento in Municipio col Podestà conte Gaddi Pepoli. Il trionfo di domenica 5 febbraio 1928 culminò col corteo per le vie di Forlì e di gran risalto è il momento in cui la Madonna, giunta sulla piazza Maggiore, venne trasportata sull’alto del balcone municipale con la benedizione del Legato tra l’entusiasmo della gente. 

Il cinquecentesimo anniversario fu celebrato anche in Africa, nella missione passionista di Lowi Palaro, in Uganda, ove si tenne la benedizione del Santuario della Madonna del Fuoco e dal 15 gennaio 1928 i festeggiamenti si protrassero fino al principio della Novena con grande concorso di popolazione. I forlivesi, infatti, avevano consegnato ai Padri della Consolata, nelle giornate missionarie svoltesi dal 24 al 29 novembre 1925, un quadro della Madonna del Fuoco per la venerazione in Uganda, in particolare a Lowi Palaro, nel settentrione del Paese africano (così si vede in immagine). Sul mensile "La Madonna del Fuoco" del 4 novembre 1927, si legge: "E' già in viaggio un pacco portante un Messale, una Pianeta e vari altri oggetti nonché 375 lire per battesimi e 206,40 per offerte. Piccola cosa per il bisogno; ma data di gran cuore". E prosegue: "I nostri moretti, che sono ancora i bimbi della umanità, accettano anche un gingillo, e lo accettano con venerazione, pensando che viene quasi da un altro mondo". Un mese prima, in un altro numero della stessa rivista, si precisa che "i novelli cristiani ritornati alle loro famiglie di Lowi Palaro hanno fatto opera di apostoli. Molti portano nomi forlivesi e particolarmente di Mons. Vescovo, Mons. Vicario ed altri che offersero le 25 lire". Dalla missione, Padre Paravisi in quei giorni ai forlivesi comunica che: "nel mese passato con qualche soccorso venuto abbiamo potuto comperare un po' di grano ed abbiamo incominciato a radunare i catecumeni aspiranti al battesimo ben preparati dai catechisti. Da Lowi Palaro più di novanta ne sono qui in istruzione e molte famiglie. Ma quale ingente spesa!". Inoltre, aggiunge: "La scuola pure elementare qui stabilita nel fiorente catecumenato ed approvata dal Governo stesso, anch'essa domanda il suo decoro. E' un grande capannone di paglia e bramerei che si mutasse in un bel fabbricato di mattoni, sì che il posto catechistico della Madonna del Fuoco fosse in onore all'illustre città di Forlì, sì ammirabile pel suo spirito missionario". Il 7 dicembre 1927 si sarebbe tenuta la benedizione del Santuario della Madonna del Fuoco in quel lembo d'Africa.

Ma il culto per la Madonna del Fuoco, dal profondo mezzogiorno del mondo, raggiunse anche il più alto settentrione: quando Umberto Nobile partì per la sua seconda spedizione al Polo Nord, accettò di portare e lasciare una medaglia della Patrona. Successivamente fece una visita al Santuario forlivese come superstite del terribile disastro accadutogli. Il dirigibile Italia, con 16 passeggeri a bordo più la cagnolina Titina, non riuscì a scendere sulla banchisa per condizioni meteorologiche avverse. Pertanto, gli oggetti portati (una bandiera italiana, una croce donata da Pio XI, il gonfalone di Milano e la medaglia della Madonna del Fuoco) furono gettati dal finestrino della cabina alle 0.24 del 24 maggio 1928 in corrispondenza del Polo Nord, tra alalà di giubilo. Seguirà, dieci ore dopo, la sciagura che fa riferimento alla tenda rossa. L'immagine forlivese era salita a bordo dopo un sogno di Luciano de Nardis, allora direttore de "La Pié", che aveva visto una grande aeronave attraversare i cieli mentre l'Orsa si accendeva lontanissima, verso la terra senza nome illividita di ghiaccie, mentre osservava distinitamente i fianchi della nave schiarirsi di fiamma, vi notava il volto benigno della Madonna di Forlì. In seguito a questo episodio, De Nardis scrisse a Umberto Nobile dopo aver preparato una targhetta e una medaglia della Madonna del Fuoco, ambo benedette dal Vescovo. La risposta del generale fu positiva: quella di Forlì non sarebbe stata l’unica immagine sacra a trovare posto nella cabina, vi erano: la Madonna di Loreto, San Cristoforo e San Nicola di Bari. La Madonna del Fuoco fu tuttavia l’unica a essere lanciata sul vertice del mondo. A maggior ragione si raccomanda di tenere accesi i lumini alle finestre

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" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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