Il Foro di Livio

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Le dieci accademie di Forlì

Chi erano i Filergiti? E i Ponoterastri? Strani nomi descrivono le antiche accademie, cenacolo di intellettuali, fulcro culturale e motore della città

Filergiti - Antica accademia forlivese. L'informazione alquanto laconica è ciò che si desume passeggiando per il centro, non lontano da piazza Saffi, dove s'intersecano due strade dai nomi simili: via dei Filergiti e via dei Filarmonici. In comune c'è l'estrazione greca e la radice che rimanda alla filìa, cioè amore, amicizia, simpatia, affinità. In particolare, i Filergiti sarebbero gli "amanti del lavoro" e i Filarmonici "gli amanti della musica". Nel primo Ottocento, accanto a Filergiti e Filarmonici, troviamo Filodrammatici e Filoginnastici a prova che lo spirito culturale della città era più vivo e creativo che mai. Dopo questa frettolosa introduzione, resta da capire chi mai fossero costoro. 

I Filergiti si distinguevano per un particolare zelo nei confronti delle opere e dell'operosità (non a caso si chiamavano così): la loro accademia fu la più longeva di Forlì e quella che più si distinse. Sarebbe stato Jacopo Allegretti nel 1370 l'iniziatore di questo consesso di studiosi che, nel corso della sua lunga storia, andò incontro a chiusure e riaperture. Già il forlivese Allegretti meriterebbe molto di più di una via che sbuca in piazza Saffi se si considera che fu il fondatore della prima accademia "moderna" in Italia (nel Trecento) con nomi tipicamente forlivesi: Francesco di Calboli, Azzo e Nerio Orgogliosi, Giovanni de' Sigismondi, Andrea Speranzi, Rinaldo Arsendi, Valerio Morandi, Giovanni Aldobrandini, Spinuccio Aspini, Paolo Allegretti. Di parte guelfa, discendente da un crociato blasonato con un cuore d'oro su campo azzurro, Allegretti fu lettore di filosofia a Bologna e Firenze e, per parte politica, fu avverso agli Ordelaffi tanto che lo collocarono al confino. Al rientro dall'esilio fonderà in Patria l'Accademia dei Filergiti. In cinquecento anni di storia, l'istituzione favorì studi in ambito letterario e scientifico, stimolando dibattiti a scopo civile e morale, per lo più con toni applicativi e concreti, specialmente rivolti all'agronomia. Il Filergita più noto fu Giovanni Battista Morgagni, vissuto nel momento di massimo splendore della realtà culturale forlivese. Lo stemma accademico (come si vede nell'immagine) era costituito da un alveare circondato da api operose. Il motto? Nusquam mora, cioè "Mai in ritardo". Decisamente esplicito. Nel Seicento, si codificò il regolamento in dodici tavole (con chiaro riferimento ai primordi del diritto romano), sancendo che si dovessero tenere quattro adunanze pubbliche solenni, oltre quelle private, aperte cioè ai soli iscritti. Si suddivise il campo di lavoro in quattro sezioni: scienze fisiche e naturali, scienze morali, lettere e belle arti, arti scientifiche, industriali e meccaniche. L'Accademia dei Filergiti ebbe pertanto come secondo nome quello di Ateneo Forlivese, assurgendo così a un'università con le lectiones magistrales di personaggi del calibro di Girolamo Mercuriale o di nomi che se un tempo erano preclari, adesso non dicono nulla alle orecchie poco allenate. In particolare, l'Ateneo ebbe chiaro seguito nell'Ottocento, quando in esso confluirono le Accademie allora esistenti. Tra esse, l'Accademia dei Filarmonici, rifondata nel 1817 col nitido intento di promuovere il canto e la musica, e l'Accademia dei Filoginnastici, gruppo di amanti, per lo più, della salute del corpo sorto più o meno in quel periodo.  

Esistette anche un'Accademia Ecclesiastica fondata il 12 febbraio del 1700 e presieduta dal vescovo Ramponi. Era frequentata da sacerdoti, teologi, esperti di dottrina e religione, provenienti da Forlì e da un buon numero di forestieri. Come stemma avevano una nave in mare sotto la scorta della crociera celeste, il motto, mutuato dal profeta Geremia, recitava: Dirigite vias vestras et studia vestra che più o meno significa "Raddrizzate le vostre vie e le vostre azioni". La sede era presso l'Episcopio e le riunioni plenarie avvenivano sei volte l'anno. Qualche tempo prima, il principe assegnava ad ogni accademico volta per volta l'argomento su cui incentrare il tema della disputa o l'arte del componimento. Si hanno notizie di questa istituzione entro il primo decennio del Settecento. 

Esattamente dieci anni dopo, il 12 febbraio 1710, avrebbe visto la nascita dell'Accademia dell'Onor Letterario, altra istituzione culturale forlivese dimenticata già da tempo tanto che tutt'ora si sa poco o nulla se non il nome del suo fondatore: Giovanni Pellegrino Dandi. Nel 1739 sorse l'Accademia degli Icneutici (cioè "degli investigatori"), con lo scopo di documentarsi sulle recenti scoperte scientifiche anche se pare che per lo più si trattasse di una sorta di sezione forlivese dell'Arcadia, quindi con intenti più leggiadri e "pastorali". L'insegna di questa istituzione era un segugio fasciato dal motto: natura et arte, cioè "per la natura e per l'arte". Non permangono che pallide tracce anche di questo colto sodalizio fondato da monsignor Francesco Piazza. 

A Forlì si registra pure, dall'anno 1755, una bizzarra Accademia di Giove Cretense: esclusivo cenacolo ristretto di uomini versatissimi, pochi e di vasta cultura. La storia ci ha consegnato i regolamenti che vincolavano gli accademici ma null'altro, quasi fosse una società segreta e misteriosa. Il 18 luglio 1784 si svolse la prima riunione dell'Accademia dei Mononomici, sodalizio forlivese di stampo religioso il cui nome vorrebbe dire "Coloro che si occupano solo di legge". In realtà tre erano i campi d'azione: istruzione, umanità e diletto. L'istituzione aveva un presidente e due consiglieri che giudicavano le dispute, vi era altresì un segretario che teneva l'archivio, due censori che selezionavano gli aspiranti, e un accademico infermiere obbligato a prestare cura al confratello malato. Le sessioni si tenevano ogni giovedì (salvo in Avvento e in estate). Si sa che ogni anno, dopo l'ultima sessione, si concludeva con una bella mangiata dove non mancava il cioccolatte

Era dedicata alla declamazione e alla rappresentazione l'Accademia Filodrammatica, sorta a Forlì nel 1808 grazie a giovani amanti del teatro. Essi chiederanno di costruire una sala per i propri spettacoli negli spazi del convento di San Domenico. La sala sarebbe stata aperta l'anno successivo. Si registrò una fervente vita culturale, segno che il teatro ha da sempre scaldato i cuori di questa città; con un fastoso spettacolo i Filodrammatici festeggeranno le nozze di Napoleone e Maria Luisa.

Nel turbolento 1813, grazie ad alcuni giovani intellettuali, nacque l'Accademia dei Ponoterasti, altra esperienza culturale forlivese che poi non ha avuto seguito. Intento della società letteraria era incoraggiare le arti e promuovere l'industria e l'agricoltura. Il nome significherebbe "amanti della fatica", in modo viscerale, verrebbe da pensare, se si nota che l'amore di costoro non era filìa ma il più fisico eros. I fondatori furono: Fabrizio Fiorini, Angelo Dall'Aste Brandolini, Domenico Brunelli, Francesco Petrignani, Giuseppe Canestri, Girolamo Alberi. Gli accademici furono trentatré e ogni mese dovevano versare venticinque baiocchi. Recavano come insegna uno scudo in campo celeste cinto da alloro, in esso una mano, sporgente da una nube, svelle un ramo. Il motto, terribile, era: Labori non parcito, cioè "Non sarà risparmiata fatica". I Ponoterasti saranno tra i fondatori, con Filergiti e altri, dell'Ateneo Forlivese. 

Sull'Ateneo Forlivese ci sarebbe molto da dire: su esso i forlivesi creativi del primo Ottocento avevano investito tutta la loro identità e quella dei loro antenati. Meriterebbe un approfondimento a parte. Basta dire che durante la sua esistenza, le Accademie avevano dato il meglio di loro. Nonostante che pressoché tutte le società culturali di cui si è qui trattato fossero nate in ambito religioso e che annoverassero tra gli accademici vescovi e presbiteri, negli anni successivi alla Restaurazione trovarono limitati campi d'azione. L'Ateneo non ebbe vita lunga. Ai Filergiti spettò il compito di chiudere per sempre quest'avvicente storia cittadina nel fatidico 1848. 

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" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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