Il Foro di Livio

Il Foro di Livio

Marinetti fischiato a Forlì

Il 23 gennaio 1914 irrompe il futurismo nel capoluogo romagnolo. L'avanguardia sarà accolta da una pioggia di ortaggi.

Gli aggraziati spazi del compianto Teatro Comunale profanati da uno spettacolo strampalato? In molti, in quella rigida serata, così pensavano. La critica sarcastica descrive una “cena futurista”, con Filippo Tommaso Marinetti quale ospite d'eccezione, svoltasi a Forlì il 23 gennaio 1914. “Più volte il pubblico ha dato segni di impazienza” riporta il Pensiero Romagnolo del giorno 25. Tanto si legge: “I posti seduti di platea erano stati prudentemente fuggiti dal pubblico intervenuto che si era rifugiato nei palchi, vicino all'ingresso, o nel loggione”. Inoltre: “Quando l'attore Savini si presenta per reclamare i primi versi riesce a stento a incominciare”, poi recita “il Madrigale e l'Inno alla morte, nei quali di futurista non si rivela che l'enfasi eccessiva del declamatore”. Poi giunse il momento del dramma Elettricità di Marinetti. “Dramma è un modo di dire – si legge – perché elettricità non vi è che una fredda, schematica simboleggiatura di idee (…) senza il minimo interesse”. Insomma, il giudizio è impietoso: “La tela cade fra fischi”. Nemmeno Marinetti (a Forlì per parlare di futurismo e recitare dal vivo) sollevò lo spettacolo: “Il pubblico non vuol saperne di versi e ascolta qua e là”. Insomma, la serata si è svolta “miseramente” perché “l'errore dei futuristi” è “provocare coi loro atteggiamenti strambi il pubblico che poi rivela la parte meno buona di sé”. Armando Casalini, sempre nel settimanale repubblicano forlivese, stronca l'ospite eccellente: “Marinetti non è oratore e si limita ad esporre abbastanza miseramente le ragioni del suo movimento. Dopo la lettura molto contrastata del caratteristico Assedio di Adrianopoli lo spettacolo finisce fra fischi e rumori”. Più o meno sulla stessa linea si accorda l'attento Filippo Guarini che, nel suo “Diario Forlivese”, così annota: “A questi originali, strani e indecenti attori non mancano da parte del pubblico fischi e proiettili, come fagiuoli e scarpe vecchie, non come a Bologna ove ebbero pugni, cavoli, cipolle e pioggia di patate”. 

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Filippo Tommaso Marinetti nel 1909 aveva pubblicato il Manifesto del Futurismo, dando il via a un movimento culturale che avrebbe rappresentato la prima avanguardia italiana e non solo. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno. Ecco quanto si legge al capo terzo del suddetto Manifesto. E in effetti, pochi giorni prima dei fischi di Forlì, aveva dato e ricevuto cazzotti in quel di Bologna dopo aver rappresentato Elettricità. Nessuno avrebbe pensato, però, che dopo un tale impatto infelice, il futurismo avrebbe ben presto attecchito radicandosi, almeno nel gusto artistico, da queste parti e la Pinacoteca forlivese comprende non poche testimonianze del periodo, in particolare ora situate a Palazzo Romagnoli. Una piuttosto curiosa reca il titolo "Siamo in quattro (beato chi li trova)" e trattasi di un olio su tela che Giacomo Balla donò al Cenacolo artistico forlivese con chiari riferimenti agli artisti della città ordelaffa. Il quadro (nell'immagine) originariamente era collocato nei locali di Porta Cotogni che ospitavano le attività del fecondo sodalizio cittadino fondato da Giovanni Marchini. Non tutti ricordano, poi, che un'altra grande firma del periodo, Umberto Boccioni, trascorse la sua infanzia a Forlì. A cascata, occorre citare il forlivese Decio Cinti che collaborò alla gestazione del Manifesto e, dopo aver ricoperto il ruolo di redattore della rivista Poesia, fondata dallo stesso Marinetti, divenne segretario del movimento futurista ovvero eminenza grigia del futurismo. Non pare, visti i palati esigenti che albergano da queste parti, abbia invece avuto successo la "cucina futurista" che, con i suoi bocconi simultaneisti e cangianti sicuramente sarebbe stata accolta a suon di ortaggi. 

Il Foro di Livio

" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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