Il Foro di Livio

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Ottobre: un mese in colonna

Nel 1636 al centro di piazza Saffi sarà innalzato un monumento marmoreo poi rimosso nel 1909, frettolosamente, ma in seguito ad annose polemiche. Era dedicato alla Madonna del Fuoco.

La sera del 14 ottobre 1909 a Forlì vi fu un comizio organizzato dal giovane Benito Mussolini per contestare la fucilazione dello spagnolo Francisco Ferrer y Guardia. L’anarchico era stato giustiziato il giorno prima a Barcellona. All’appuntamento, pieno di giovani, intervennero l’avvocato Bonavita, Pietro Nenni ancora ragazzo, e il predappiese che gridava: "A Forlì non abbiamo il Vaticano, a Forlì abbiamo il vescovado. Bisogna arrecare al vescovado il più grave danno possibile". La folla se la prese così con i beni della Chiesa: dopo aver incendiato la porta di San Mercuriale e lanciato pietre alle finestre della Curia, fu colpita la colonna mariana. Un anarchico, noto come E Zop ad Vitori, ne sferzò a picconate il basamento e furono incendiati la staccionata che la proteggeva. Aldo Vittori, odontecnico che amava definirsi e sbranador de clero assurse così, immortalato da immaginette dissacranti, all’Olimpo delle teste calde che tanto piacciono ai romagnoli. Nonostante il baccano fino a tarda notte, nonostante i gravi danni, le autorità municipali non mossero un dito. Il giorno successivo, l’Ufficio tecnico del Comune attestò che la culòna (colonna), a causa dei gravi danni subiti, era ormai un pericolo per l’incolumità pubblica e andava rimossa. Ora però, si abbia la pazienza di compiere un balzo all'indietro nel tempo. 

Era il 20 ottobre 1636 quando un evento memorabile sarebbe rimasto impresso nella memoria e nei cuori dei forlivesi. Tutta la città fu solennemente apparata per celebrare la traslazione dell'Immagine della Madonna del Fuoco nella Cappella ov'è tutt'ora. Si vide così Forlì arricchita con archi e strutture fittizie, attraversata da macchine mirabolanti volute dalle confraternite dei Battuti. Uno spettacolo barocco che ha lasciato almeno una traccia nascosta: si trova nei Giardini del Torrione, luogo in attesa di necessaria riqualificazione. Il manufatto di cui si tratta non era originariamente lì, ma nel cuore della città ed è stato testimone di tanti fatti. Pare essere la colonna originale, ciò che resta di quei quindici metri in marmo di Carrara che per 270 anni furono al centro della piazza più ampia della città. Se ne sta lì, nascosta in un luogo marginale e scarsamente valorizzato. Si tratta di una testimone di tante storie e di tanta storia: restitette a Napoleone (ma le fu affiancato un rivoluzionario "Albero della Libertà") e agli espropri dell'Italia Unita, respirò il Risorgimento, i moti di ribellione, la devozione popolare, il Quarantotto, la trafila di Garibaldi, le speranze legate a Pio IX, il plebiscito e l'annessione al Regno di Sardegna. Insomma, avrebbe parecchi aneddoti da raccontare. E forse li sussurra ancora a chi sa ascoltare. Già, perché c'è, è lì. Un po' abbandonata e malconcia, ma aspetta che qualcuno le si accosti. Il troncone, infatti, resta in piedi all'ombra di pini marittimi. Non ha più il basamento, né il capitello finale. Secondo il progetto iniziale, sarebbe dovuta essere sormontata da una fiamma. Poi fu preferita una statua della Madonna, opera dello scultore Clemente Molli, scolpita per l'occasione e collocata il 23 aprile 1639. La scultura, alta due metri e mezzo, fu lavorata a Venezia ed è in marmo bianco di Carrara.

Dopo il passaggio dallo Stato Pontificio e la secolarizzazione degli anni Sessanta dell'Ottocento, la colonna secentesca era oggetto di interminabili polemiche spesso pretestuose, tanto che si ritenne opportuno difenderla con una cancellata in ferro battuto. In Comune si faceva di tutto per rimuoverla ma nessuno, in fin dei conti, ne aveva il coraggio. Chi non la voleva, le imputava la colpa di essere un ingombrante simbolo religioso, sgradito a repubblicani e socialisti. Il 4 ottobre 1889, durante una seduta del Consiglio comunale, i consiglieri Alessandro Balducci e Andrea Morgagni proposero di rimuoverla. Aurelio Saffi, moderatore della seduta, appoggiò l’iniziativa, sollecitando la costruzione di un altro monumento perché la colonna, a suo avviso, non rivestiva alcuna importanza per la storia della città per lo più essendo un simbolo religioso in una piazza civile. Con la morte di Saffi (1890), venne proposto di costruire un monumento al Triunviro al centro della piazza; la vedova Giorgina, però, suggerì di indirizzare i fondi recuperati per costruire il nuovo ospedale. Nel 1905 si pensò di trasformare la colonna in fontana, cosa che non ebbe esito. Poi si promise alla cittadinanza che non sarebbe stata eliminata ma solo spostata sul sagrato di San Mercuriale. Dopo decenni di sapide rivalità (che raggiunsero anche il Consiglio di Stato), fu un casus belli a regalare l'occasione propizia e facile per sbarazzarsene. La sera del 14 ottobre 1909 a Forlì vi fu - come detto - un comizio organizzato dal giovane Benito Mussolini. Una settimana dopo, la colonna fu abbattuta, trasportata sopra un carro sino alla chiesa di San Filippo, allora deposito comunale, contravvenendo agli accordi presi con il clero e le autorità diocesane. Per vent’anni, i forlivesi non la videro in nessuna delle piazze della città. Il monumento a Saffi poi fu fatto, ma fu innalzato soltanto nel 1921. Avvicinandosi il Concordato e il quinto centenario del Miracolo della Madonna del Fuoco (1928), un lungo cilindro monoblocco in marmo chiampo dei colli vicentini raggiunse la città con la ferrovia. Su essa sarà collocata la statua originale, non più in piazza Saffi ma in piazza del Duomo. Anche in questo caso era presente Benito Mussolini, nella veste, però, di Capo del Governo e promotore della sua riedificazione. 

Il Foro di Livio

" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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