Il Foro di Livio

Il Foro di Livio

Si vola allo stadio

Un prato chiamato piazza d'Armi fu il primo aeroporto di Forlì. Nel 1910, una città a naso in su tra velivoli rudimentali e cometa di Halley.

In questi giorni si è tornato a parlare dell'aeroporto, sperando che la realtà traduca in fatti le giuste aspettative. Se la pista del “Ridolfi” ha circa novant'anni, la storia del volo a Forlì vanta radici più profonde. In un prato delimitato da alberi lungo la via Emilia, nei pressi dell'odierno incrocio tra viale Roma e via Campo di Marte, si estendeva la piazza d'Armi (nell'immagine), nome tratto dalla consuetudine fin dai tempi dello Stato Pontificio, di acquartierarvi reggimenti militari (specialmente svizzeri, da cui il nome di via Campo di Marte e via Campo degli Svizzeri). 

Da questa pista improvvisata, il 29 maggio 1910, si sollevarono due nomi entrati a ragione nella storia locale. Uno era svizzero (Emile Taddeoli a bordo di un Blériot) e l’altro un faentino (Luigi Massari su un Demoiselle). I loro apparecchi contavano su due ore di autonomia di volo, avevano 9 metri di apertura alare e un peso di 4 quintali con cui a stento raggiungevano i 90 chilometri orari. Il vento fece fracassare al decollo Massari, Taddeoli proseguì ballonzolando. Dopo questi primi voli forlivesi si risvegliò l'interesse da parte di tutti i ceti e le cronache citano nomi di cittadini che si avventurano su strane e precarie macchine volanti tentando di staccarsi da terra senza farsi troppo male. Nel frattempo, Alighiero Fabbri e Agenore Gamberini stavano progettando il velivolo prototipo tutto forlivese collaudato nel 1912. Per ricordare questi "esperimenti di aviazione", nel 2010 fu scoperta un'epigrafe nella facciata dello stadio "Morgagni" (la piazza d'Armi era lì) dove si legge: "Dal 1910 a Forlì si vola / in questo luogo, all'epoca piazza d'Armi, / Emile Taddeoli e Luigi Massari / con due aerei un Blériot e un Demoiselle, / decollarono il 29 maggio 1910 / iniziando la storia aeronautica di Forlì". Così, a distanza di un secolo, fu proposto un programma di iniziative da enti, scuole e associazioni che previde anche l'esposizione di un aereoplano Blériot XI nel chiostro del Palazzo Talenti-Framonti di piazza Saffi. Il 1910 fu un anno che costrinse i forlivesi a guardare il cielo, già a gennaio si verificava il passaggio della Cometa di Halley, e Guarini annota che "con un sensibile cannocchiale da teatro si ammira la coda luminosa lunghissima, incurvata un poco verso sinistra" e "moltissimi vanno nelle piazze e anche fuori di porta per guardarla con agio". Si diffuse la voce che avrebbe diffuso gas velenosi e c'era un po' di preoccupazione. A maggio, la stella brillava "dietro al campanile di San Mercuriale", apparendo "bellissima, e con lunga coda ma molto in basso sull'orizzonte". Nonostante le antiche paure, la cometa ormai in allontanamento "aveva richiamato nella notte tra mercoledì e giovedì scorso una vera folla che popolò fino all'alba le vie principali, le piazze, i giardini e soprattutto i caffè e i ristoranti, e che col pretesto di festeggiare la fine del mondo rinnovò per qualche ora un tardo ma allegro e rumoroso carnevale". 

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Così la piazza d'Armi, oltre ad essere luogo di manifestazioni di vario genere (talora è stata addirittura un ippodromo), sarà il punto d'incontro dei forlivesi da sempre appassionati al volo e le cronache degli anni Dieci raccontano vari episodi alati. Nel settembre del 1911 i cieli forlivesi furono attraversati dal raid aereo organizzato da "Il Resto del Carlino". Nel 1913 vi fu il primo avvistamento di un dirigibile militare. E così, con l'approssimarsi della guerra, si sviluppò l'interesse bellico per l'aeronautica. Nei giorni precedenti agli spari che originarono il primo conflitto mondiale, per esempio, ci si divertiva con spettacoli mirabolanti: “Domani domenica 21 alle ore 16 Manissero eseguirà il Cerchio della Morte in piazza d’Armi. L’aspettativa per questo spettacolo, novo per Forlì, è vivissima, alle ore 15 vi saranno anche le corse con i motocicli”. Così si legge nel Pensiero Romagnolo del 20 giugno 1914 mentre qualche giorno prima si erano svolti spettacoli di beneficenza “per i ragazzi e le ragazze dei due Orfanotrofi della città”. Il Pensiero Romagnolo del 28 giugno 1914, inoltre, stila un consuntivo delle evoluzioni di Manissero: “folla immensa” in quanto “egli seppe sbalordire colla vertiginosità, colla scioltezza, diremo quasi colla eleganza poste nella effettuazione di diversi audacissimi esercizi e specialmente nel Cerchio della Morte”. Romolo Manissero fu il primo italiano a ottenere il brevetto internazionale di volo dopo alcuni suoi trascorsi in Francia, alla scuola di Luigi Blériot. Fu tra i protagonisti della nascita dell’Aviazione militare italiana e si distinse nella guerra italo-turca. Poco prima di Forlì, si era esibito al campo volo di Torino Mirafiori dove eseguì per la prima volta (e fu il primo italiano a farlo) il “Cerchio della Morte”, cioè la rotazione a 360 gradi del velivolo in volo. Verso la fine della guerra, quando compaiono in città "dipinti sopra varie cantine dei cartelli colla parola Rifugio", nel marzo del 1918 Filippo Guarini nel suo "Diario Forlivese" scrive un altro episodio legato al cielo. Così, pertanto, racconta: "Un nostro Caproni vola su Forlì alle 14.30 e scende in Piazza d'Armi; viene da Padova per un esperimento di telegrafi senza fili, vi ha impiegato un'ora. Lo guida il Tenente Luigi Ridolfi, nostro valoroso concittadino, che ha seco altri tre aviatori. Il Ridolfi è di famiglia di contadini che stanno a Pievequinta". Il pilota, pioniere dell'aviazione civile, dopo aver conseguito diverse decorazioni, morrà in tempo di pace, il 2 agosto 1919, per un incidente aereo ad appena venticinque anni. Con lui resterà ucciso pure Tullo Morgagni, il giornalista sportivo forlivese che ebbe l'intuizione di lanciare il Giro d'Italia. A Ridolfi sarà dedicata la nuova aviosuperficie inaugurata nel 1935 su via Fontanelle e che oggi merita di tornare a volare ben oltre i cieli locali. Negli anni Venti, la piazza d'Armi iniziò a scomparire con la costruzione dello stadio accanto al già presente Tiro a Segno. 

Il Foro di Livio

" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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