Il Foro di Livio

Il Foro di Livio

Un "19" importante per Forlì

Inizia un nuovo anno. Per rinfrescare la memoria ecco un episodio poco ricordato di tanto tempo fa. Rileggendo di una città diversa, si può auspicare un più felice 2019.

Ai confini tra vecchio e nuovo anno, si mescolano aspettative a rimembranze. Ebbene, cosa può ricordare, il '19, nella storia di Forlì? Due anniversari secolari sono piuttosto importanti: nel 1919 notevoli elezioni, nel 1819 la nascita di Aurelio Saffi. Si nota che nel 1719 sarebbe morto il grande pittore Carlo Cignani. E, quasi a proposito, si osserva che nel 1619 fu posta la prima pietra della Cappella della Beata Vergine del Fuoco in Cattedrale, opera che avrebbe richiesto quasi un secolo di lavori fino al suo completamento per mano, appunto, del Cignani. E prima? C'è un evento decisamente importante che si registrò a Forlì all'inizio del 1419. Ecco, su questi fatti ci si soffermi un po'. Sono episodi lontani e raccontano di una città profondamente diversa. Ma si può cogliere l'occasione festiva per fare un viaggio nel tempo. Un tempo difficile da comprendere senza contestualizzazioni che però in questa sede è impossibile ricordare se non attraverso una compendiosa infarinatura. 

Il Quattrocento è il secolo che ha più lasciato impronte leggendarie alla storia della città di Livio. Inizia con una breve esperienza autonoma (la "Seconda repubblica forlivese") per poi proseguire per decenni (non sempre continuativi) nella Signoria Ordelaffi passando per reggenze varie e il ventennio Riario-Sforza. Nel 1419 Giorgio Ordelaffi ha le redini della città: si erge quasi personaggio scespiriano nella tumultuosa storia del Quattrocento italiano. Ambizioso e spregiudicato, fu verosimilmente più temuto che amato e ben presto dimenticato. Forlì, anni prima, era in balia di un lungo assedio pontificio. I forlivesi, che nel settembre del 1405 avevano assalito Cecco II Ordelaffi fino a causarne la morte, non vollero sapere di una prosecuzione della sua signoria attraverso il figlio Antonio. Forlì si resse a repubblica per la seconda volta, retta da un collegio di dodici Priori. Il fatto sconvolse i precari equilibri politici del tempo e ben presto il Papa volle mettere ordine nella riottosa Romagna. Fu mandato il cardinale Cossa a trattare, anche a costo di usare la forza, l'assoggettamento della città mercuriale. Furono anni di tira e molla raramente diplomatici in cui, bene o male, la seconda repubblica forlivese riuscì, benché assediata, a conservare un'autonomia tutta sua. Senza addentrarci troppo nelle questioni, occorre ricordare che sono anni in cui coesistono due antipapi e un Papa. Alla morte di uno di essi, il cardinale Cossa abbandona la questione forlivese per farsi eleggere successore di Pietro, e sarà l'antipapa Giovanni XXIII. In quel frangente, s'inserisce Giorgio Ordelaffi, appartenente a un ramo cadetto della famiglia, figlio bastardo (così si diceva un tempo) di Tebaldo e di un'oscura Mentuzia. Con il Cossa lontano dalla Romagna si riorganizzarono i ghibellini e l'Ordelaffi tornò dall'esilio ostentando un corteo pomposo: era il 7 giugno 1411. In quel giorno divenne Signore di Forlì mettendo a tacere fin da subito i guelfi. Con lui fece ritorno anche il cugino Antonio, più legittimato (in quanto figlio di Cecco II) a governare, ma sicuramente più ingenuo e inesperto. Infatti, dopo il suo matrimonio, fu fatto incarcerare senza scrupoli da Giorgio: rimase in gattabuia per ben dodici anni, senza ragione alcuna. Si dimostrò tuttavia un amministratore oculato e dovette schivare qualche immancabile congiura a suo danno. Fu lui che, restaurando il castello detto della Casa murata, diede origine a quella che poi sarà la frazione di Casemurate. Fu lui che scelse come nuova dimora principale e principesca l'attuale Municipio, abbandonando la Casa Grande (sull'area del Palazzo Albicini di piazza del Duomo), spostando così il baricentro della città verso il Campo dell'Abate, intuizione che vige tutt'ora. Sposerà Lucrezia Alidosi di Imola con cui avrà il figlio, e successivo Signore benché per poco, Tebaldo. In un contesto simile si arriva al 1419: ormai le questioni romane sono risolte, le questioni romagnole sono maggiormente distese. A chiusura del Concilio di Costanza, Ottone Colonna cioè Papa Martino V, colui che ricompose lo Scisma d'Occidente, intraprese un viaggio a tappe in Italia. Tra esse, Forlì. Sarà l'occasione per ufficializzare il suo potere: di diritto, non era ancora stato nominato Vicario apostolico, patente necessaria per governare in nome del Pontefice. Giorgio Ordelaffi, per tre giorni di sei secoli fa, ospitò il Papa a Forlì. 

Era sabato 18 febbraio 1419. Martino V entrò in città di sera con cinque cardinali e alti prelati, attraversando Porta Schiavonia con un ricco baldacchino in panno d'oro. In Duomo benedisse il popolo entusiasta e, uscitone, salì a cavallo precedendo il tabernacolo che conteneva il Santissimo circondato da ceri accesi e da sei cavalli bianchi. Giunse in piazza (ora Saffi) dove fu acclamato dalla folla con rami d'ulivo. Il Palazzo (ora Municipio) era adornato con drappi bianchi e rossi e qui, in una camera con stoffe d'oro, riposò. Il giorno dopo ricevette Lucrezia, moglie di Giorgio Ordelaffi, e seguì la cerimonia del baciapiede che, per la folla, proseguì fino a sera. C'era una calca così fitta che le donne incinte a stento riuscivano a entrare. All'imbrunire, Giorgio Ordelaffi ricevette la benedizione papale pertanto fu legittimato a governare Forlì. Già sfiancato dalla gotta, il Signore si avvicinò al Papa che sollevò il piede per facilitargli l'omaggio. Si riporta che il Pontefice, abbracciandolo, sussurrò al Vicario novello una frase che più o meno suona così: "Vorrei poter preservare la tua salute del corpo come posso preservare la salute della tua anima". Avrebbe dormito nell'attuale Municipio, il Papa. Mentre l'Ordelaffi si sarebbe trasferito nelle Case dei Numai sul Cantone del Gallo, l'isolato che ora comprende il Palazzo degli Uffici Statali. Lunedì Martino V si affacciò per guardare dall'alto il mercato, il più fornito della Romagna, e il giorno dopo, alle undici, si sporse ancora dal Palazzo con una croce in mano per benedire una folla di diecimila persone. Ripartì poche ore dopo alla volta di Castrocaro, per raggiungere Firenze ove non sarà accolto con altrettanto calore. 

Se questo fu l'episodio sicuramente più rilevante del 1419 forlivese, solo tra più di trecento giorni si saprà cosa sarà successo di clamoroso nel 2019. Per ora, più che storia, è immaginazione. 

Il Foro di Livio

" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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