40 anni fa il suo aereo si schiantò su una casa di Forlì, un altare ricorda ora Serafino Ferruzzi

Per celebrare i 40 anni dalla morte dell'imprenditore - a un anno dal decesso della figlia Idina Ferruzzi - martedì pomeriggio l'arcivescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni ha celebrato una messa

Foto Massimo Argnani

Ravenna celebra i 40 anni dalla morte di Serafino Ferruzzi, avvenuta il 10 dicembre del 1979 quando il suo aereo urtò a bassa quota un edificio e poi si schiantò contro un'abitazione vicino all'aeroporto di Forlì. Della morte dell'imprenditore, fondatore del Gruppo Ferruzzi, si parlò a lungo e se ne tornò a parlare nel 1987, quando la sua salma venne trafugata dal cimitero di Ravenna da alcuni malviventi che chiesero un riscatto alla famiglia. Alla fine i familiari rifiutarono ogni trattativa e i resti di Ferruzzi non furono mai ritrovati. Per celebrare i 40 anni dalla morte dell'imprenditore - a un anno dal decesso della figlia Idina Ferruzzi - martedì pomeriggio l'arcivescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni ha celebrato una messa nella Chiesa di Santa Maria del Torrione, sempre a Ravenna, consacrando l'altare e i nuovi arredi della chiesa donati dalla famiglia dello stesso Ferruzzi.

Figlio di agricoltori, Serafino Ferruzzi nacque a Ravenna nel 1908; dopo le scuole superiori, fino allo scoppio della guerra lavorò come rappresentante della Montecatini per la Romagna. Nel 1942 si laureò in agraria a Bologna e nel 1948 costituì con due soci la società a responsabilità limitata Ferruzzi Benini e C. (dal 1956 Ferruzzi e C.); attività della società era il commercio di materie prime agricole, in particolare cereali. Inizialmente Ferruzzi si limitava a ritirare le partite di merce al porto di Ravenna, ma con l'aumentare dei traffici negli anni Cinquanta la società iniziò a dotarsi di una rete di silo per lo stoccaggio situati inizialmente nei maggiori porti italiani e successivamente a noleggiare le navi per ritirare la merce direttamente ai porti d'imbarco degli Stati Uniti e del Sud America. Poi preferirà comprarsele: avranno sulle ciminiere una grande F verde, la effe di Ferruzzi, circondata da una corona di sette spighe di grano.

Negli anni Sessanta la Ferruzzi arrivò a insediarsi direttamente con i propri silos in Argentina e negli Usa, diventando una delle maggiori compagnie di compravendita del mondo e acquistando grandi tenute agricole. Ha anche un posto alla Borsa merci di Chicago, la più grande del mondo: Serafino è l'unico italiano ad esserci. In Italia all'attività commerciale si erano aggiunte attività industriali nella lavorazione dei semi oleosi (Italiana Olii e Risi) e nella produzione del calcestruzzo (Calcestruzzi); nonostante l'esteso giro d'affari, a causa della riservatezza di Serafino Ferruzzi l'azienda era poco conosciuta dal grande pubblico, pur essendo entrata nel capitale della Unicem (oggi Buzzi Unicem) in società con la famiglia Agnelli. Solo nel luglio 1975, in seguito ad un articolo pubblicato su un giornale di New York e ripreso da un piccolo quotidiano economico romano, Il Fiorino, gli italiani appresero dell'esistenza in Romagna di uno dei più grossi mercanti di cereali del mondo.

Il 10 dicembre 1979 Serafino Ferruzzi morì in un incidente occorso al suo aereo privato: in fase di atterraggio all'aeroporto di Forlì l'aereo si schiantò contro una villetta allineata con la pista. Con Ferruzzi morirono altre quattro persone. L'aereo era un Learjet 36A, marche I-AIFA, l'acronimo degli eredi Ferruzzi, cioè Arturo, Idina, Franca e Alessandra, nati dal matrimonio, celebrato nel 1934, con Elisa Fusconi. L'eredità sarà plurimiliardaria.

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