"Aeroporto, i prossimi cento giorni decisivi per riaprire". E allo Stato si chiede di riportare personale in divisa

“Nei prossimi cento giorni ribonifichiamo tutto, con un’opera di manutenzione ordinaria, i grandi progetti li faremo dopo”

Cento giorni per rimettere il sesto l’aeroporto Ridolfi di Forlì: è l’immagine che traccia Sandro Gasparrini, l’amministratore delegato  di FA Srl - la società che si aggiudicata la gestione dello scalo - per indicare quanto saranno decisivi i prossimi mesi per la ripartenza dell’aeroporto, fermo ormai da 6 anni. “Nei prossimi cento giorni ribonifichiamo tutto, con un’opera di manutenzione ordinaria, i grandi progetti li faremo dopo”. Lo scopo? Presentare uno scalo operativo e in grado di accogliere i primi viaggiatori, un biglietto da visita necessario per stringere gli accordi con le compagnie aeree, “e ce ne sono già di interessate, ma non ne avevamo dubbi”, sempre Gasparrini. E’ quanto annunciato sul futuro del Ridolfi giovedì sera, in occasione della visita istituzionale del sottosegretario all'Interno Nicola Molteni (Lega) allo scalo di via Fontanelle, accompagnato dal segretario romagnolo della Lega Romagna Jacopo Morrone e suo omologo alla Giustizia.

VIDEO - Ecco l'aeroporto dopo 6 anni di chiusura

E per garantire operatività allo Stato si chiede che faccia la sua parte, distaccando il personale necessario di vigili del fuoco e forze dell’ordine. “I vigili del fuoco hanno mantenuto una loro presenza e una struttura di servizio al Ridolfi, ma ci sono due macchine che devono tornare a casa, trasferite in altri aeroporti dopo la chiusura”, chiede Gasparrini. Si chiede poi la presenza della Polizia di Frontiera, una specialità della Polizia di Stato, così come Guardia di Finanza e Carabinieri. Gasparrini chiede quindi lo sforzo di allineare tutte le necessità, e partire assieme coi servizi necessari. “Uno scatto che solo il ministero può dare”, spiega. Una volta giunti all’operatività, il resto si potrà fare poco alla volta, “partendo nella fascia 7-21, per poi passare alle 6-22 e così via”. Sono state spiegate anche tutte le eccellenze uniche in Europa del polo aeronautico forlivese, dall’Itaer ad Ingegneria aerospaziale, dalla Scuola Enav al polo di start up di aziende innovative nel settore aeronautico. Anche la manutenzione è uno dei possibili canali di sviluppo del Ridolfi, con la possibilità di accrescere attività e professionalità molto ricercate sul mercato del lavoro.

Perché cento giorni per riaprire lo scalo? “Gli anni di chiusura hanno generato un convincimento di inutilità”, sempre Gasparrini. Senso che va ribaltato secondo la nuova gestione, totalmente privata: la società vede partecipi Ettore Sansavini del Gruppo Villa Maria, Giuseppe Silvestrini, già presidente di Unieuro e alcune importanti realtà imprenditoriali del territorio come Cmc, Orogel, Ponzi, Cittadini dell’Ordine e Orienta Partners. “Le potenzialità sono enormi”, spiega il presidente Giuseppe Silvestrini. “Abbiamo una visione che parte dell’affetto per il territorio, la Romagna che non è solo riviera, ma anche un entroterra ancora poco valorizzato”, aggiunge la sorella Maria Grazia Silvestrini.  E da parte degli investitori privati ancora una volta l'invito a non far paralizzare tutto dalla burocrazia e dai tempi lunghi.

“I tempi lunghi non sono il caso del Ridolfi, ben altra è la malaburocrazia”, interviene il sottosegretario della Lega Jacopo Morrone, che sta attento anche alla diplomazia quando dice “questo aeroporto non fa concorrenza a quelli di Bologna e di Rimini”. Per questo garantisce “il massimo impegno del Governo” e si dice concorde che le questioni poste “non possono essere rimandate, ma devono vedere soluzioni tempestive”, specificando che “anche l’amministrazione comunale dovrà impegnarsi”. Il suo collega di governo, il sottosegretario agli Interni Nicola Molteni, ha spiegato che “lo Stato, nelle sue prerogative, deve assecondare lo sviluppo del territorio, sostenendone le infrastrutture come gli aeroporti”. Il Ridolfi chiede allo Stato prima di tutto personale in divisa. “Siamo tutti consapevoli che ci sono stati dei blocchi delle assunzioni in tutto il comparto sicurezza, noi siamo tornati ad investire”. Quello che è stato promesso è “un confronto con un territorio vivo che sto vedendo”, perché “lo Stato deve fare la sua parte”.

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