La terribile estate dei motociclisti, strage sulle strade: la rabbia dell'Asaps

"E’ difficile individuare i fattori di una tale assurda tragedia", precisa Biserna, che traccia un bilancio della tragica estate sulle strade

Foto di repertorio

Parlano i numeri. E sono terribili. 185 lenzuoli bianchi. Tutti motociclisti. E' il pesantissimo bilancio delle vittime sulle strade d'Italia nei soli fine settimana dei tre mesi estivi. "Una vera e assurda mattanza - osserva Giordano Biserni, presidente dell'Asaps, l'Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale -. Quei 13 fine settimana corrispondono a 39 giorni, per cui saremmo di fronte ad una media di quasi 5 motociclisti morti ogni giorno con una punta di 8 morti al giorno nel primo fine settimana di agosto".

"In sostanza, e per paradosso, se questa media giornaliera fosse quella di ognuno dei 365 giorni arriveremmo a 1.731 morti l’anno fra i soli motociclisti, rispetto al totale dei 685 motociclisti deceduti in tutto il 2018 secondo i dati Istat - analizza Biserni -. Ovviamente i mesi invernali raffreddano questa media imbarazzante". Andando nel dettaglio, "in quattro fine settimana di giugno abbiamo avuto il record di 70 motociclisti morti in incidenti stradali. La voglia di moto dopo un mese di maggio piovoso e freddo ha certamente influito nel determinare uscite in massa su statali, passi appenninici, località marine con un incremento oggettivo dei fattori di rischio".

"Nei 4 fine settimana di luglio le cose sono andate un po’ meglio con 45 morti negli incidenti che hanno coinvolto motociclisti. Sempre tanti - prosegue -. Nei 5 fine settimana di agosto altre 70 vittime con il record assurdo di 22 schianti mortali con 25 morti nel primo fine settimana di agosto, a causa di tre plurimortali. Quando raccoglievamo i dati di quel maledetto weekend non credevamo ai nostri occhi. Non avevamo memoria di cifre simili con la media 8 motociclisti morti ogni giorno".

"E’ difficile individuare i fattori di una tale assurda tragedia - prosegue Biserni -. Fattori che sicuramente sono molteplici e che vanno dai comportamenti con assunzione di rischio dei motociclisti spesso refrattari al rispetto delle regole della strada, tutti vediamo sorpassi e pieghe da brivido sulle strade, specie le statali o nei passi “santuario” dei bikers. Ci sarebbe da fare anche un discorso ampio sulla potenza delle moto vendute sul mercato, sempre più sovrapponibile a quelle della pista. Ma altrettanto potremmo dire della responsabilità e superficialità di molti automobilisti sempre più distratti alla guida e schiavi della nuova forma di distrazione di massa: quella del cellulare alla guida utilizzato sempre più spesso non solo in fonia ma anche in messaggistica e navigazione sul web o addirittura con i selfie".

"Le dinamiche classiche degli incidenti più gravi col coinvolgimento dei dueruotisti hanno una frequente connotazione: una vettura che svolta a sinistra col conducente che non si accorge dell’arrivo in senso contrario o da dietro del motociclista, che ovviamente ha sempre la peggio - continua -. Serve uno sforzo perché i motociclisti si rendano sempre più visibili con giubbetti retroriflettenti già adottati in diversi altri paesi. A questo va aggiunta la condizione delle strade che in molti casi diventa moltiplicatore dei rischi: buche, segnaletica orizzontale, guard rail “affettatori”, strade non illuminate".

Tra i fattori anche "la carenza ormai tristemente accettata di pattuglie sulle strade. In particolare sulle statali, le arterie più pericolose, dove lla presenza di pattuglie della Polizia Stradale si è fatta via via più rara. In 10 anni 2008 –2018 sono oltre 79.000 le pattuglie in meno schierate su statali e provinciali, cioè 216 in meno ogni giorno. Serve un riposizionamento della vigilanza sulle strade, servono campagne informative mirate ed efficaci e sono non più rinviabili interventi sulla manutenzione delle strade per garantirne parametri minimi di qualità. Insomma la serie di numeri tragici della mortalità dell’estate appena trascorsa non hanno bisogno di altri commenti. Ma di fatti quelli sì".

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