Agosto 1944: un appello a firma di Silvio Corbari mai diffuso ma ancora attuale

Dice Zelli: "E' necessario approfondire il ruolo svolto da questi e da altri protagonisti della lotta partigiana per far capire come fosse articolata e come abbia effettivamente toccato tutti gli strati della popolazione"

Nel 1944, tra il 14 e il 19 di agosto, l'antifascismo e la resistenza forlivese subirono gravi perdite. Vennero uccisi Antonio Benzoni, Gian Raniero Paulucci de' Calboli Ginnasi, Silvio Corbari, Iris Versari, Adriano Casadei, Arturo Spazzoli e Antonio (Tonino) Spazzoli. "A partire dal 1945 sono stati ricordati in numerose manifestazioni pubbliche, così come sta avvenendo in questi giorni - ricorda Gabriele Zelli -. Sul loro operato e sulla tragica fine sono stati scritti articoli, opuscoli, libri. Ma l'opera di ricerca storica non deve essere considerata conclusa. Anzi, è necessario approfondire il ruolo svolto da questi e da altri protagonisti della lotta partigiana per far capire come fosse articolata e come abbia effettivamente toccato tutti gli strati della popolazione".

"Come avevano ben capito il marchese Paulucci e il giovane Corbari quando redassero un appello rivolto agli italiani a poche ore dalla cattura da parte dei nazifascisti - continua -. L'appello doveva essere diffuso a firma di Corbari, considerata la notorietà che aveva acquisito con le sue temerarie gesta contro i fascisti e i tedeschi, ma gli eventi precipitarono. Era e rimane un testo di grande valore umano, sociale e storico, alla cui redazione contribuì anche Don Costante Maltoni, parroco di Forlimpopoli. Il contenuto non è però minimamente conosciuto".

Questo il documento: "Italiani. Non vogliamo gettare sul nostro movimento l'ombra di una sete di vendetta che quantunque legittima, tuttavia offuscerebbe la purezza della nostra fede e la luminosità del nostro ideale. Noi vogliamo promuovere, col rifiorire della coscienza collettiva ed individuale di tutte le classi dei cittadini, quella sola ed unica ricostruzione della coscienza nazionale che deve partire dallo spirito e deve essere al di sopra di tutte le tendenze ed idee, perché, al di sopra di ogniuna di queste deve essere la Patria, unica e sacra a tutti, ognuno nel suo compito sociale. Noi vogliamo che ogni cittadino si senta, nel suo posto di lavoro, serenamente affratellato a tutti gli italiani, perché solamente in questo modo si può raggiungere un'organica ricostruzione e redenzione. Pace nel lavoro, pace nelle famiglie, pace ed armonia nei rapporti sociali tutti protesi all'unico fine della rinascita della Patria. Italiani, Fratelli e compagni di tutte le classi che formate il corpo vivo della nostra patria, nella sciagura che si è abbattuta sulla terra, respingete tutti coloro che vi vorrebbero divisi e malvagi e seguite la via dell'Armonia suprema, oltre tutte le avidità e debolezze. L'Italia ritroverà così il suo posto nel mondo e tutti noi la serenità di un sacro dovere compiuto!"".

Conclude Zelli: "Il linguaggio usato appare oggi un po' desueto, ma il contenuto è di attualità soprattutto se si vogliono affrontare veramente alcune gravissime emergenze che il nostro paese e l'Europa stanno vivendo".
 

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Commenti (1)

  • Complimenti al prefetto e al sindaco che, dove hanno appeso un ventenne che lottava per la sua terra e per la libertà di cui godiamo oggi, ha fatto sfilare coloro che con quelle idee lo hanno ucciso

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