Lo pedinavano da giorni, poi il violento agguato: presi i rapinatori dell'assalto in villa a Civitella

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Forlì-Cesena e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Meldola hanno assicurato alla giustizia i presunti responsabili del violento agguato

Svolta nelle indagini relative alla violenta rapina subìta il 10 gennaio scorso da un imprenditore di Civitella. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Forlì-Cesena, al comando del tenente colonnello Pietro D'Imperio, e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Meldola, diretti dal capitano Rossella Capuano e dal sottotenente Gino Lifrieri, hanno assicurato alla giustizia i presunti responsabili del violento agguato. Si tratta di due giovani albanesi, un 27enne ed un 28enne, residenti a Forlì, già arrestati nei giorni scorsi dai Carabinieri di Udine per una violenta rapina commessa nella nottata tra giovedì e venerdì scorsi nell'abitazione di uno storico barista di Lignano Pineta, in provincia di Udine. Ai due stranieri, già in carcere, i militari hanno notificato un decreto di fermo di indiziato di delitto, firmato dal procuratore capo Maria Teresa Cameli e dal sostituto procuratore Claudio Santangelo. Si tratta di Zef Haxhia, risultato irregolare in Italia e Aviljam Vuka, residenti o domiciliato di fatto a Forlì. Un terzo soggetto, anch'egli albanese, è stato denunciato a piede libero per lo stesso episodio.

Video - La ricostruzione dei fatti

La violenta rapina

Il malcapitato imprenditore della vallata del Bidente venne aggredito nel cuore della nottata del 10 gennaio scorso nel giardino della sua villa mentre stava rincasando. Secondo quanto ricostruito in prima battuta dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Meldola, sulla base delle prime informazioni acquisite dalla vittima, i banditi avevano il volto travisato da mascherine. Avevano atteso che parcheggiasse l'auto per bloccarlo in garage. Prima della rapina erano riusciti a neutralizzare il sistema d'allarme dell'abitazione.

Gli aggressori non hanno avuto pietà: hanno picchiato il malcapitato, minacciandolo di morte con un cacciavite alla gola. Quindi l'hanno immobilizzato con del nastro isolante, derubandolo di preziosi (bracciali, anelli ed un orologio d'oro per circa 30mila euro di valore) e il contenuto rinvenuto in una camera da letto. Non sono riusciti però ad aggredire la cassaforte, disturbati dall'abbaire di un cane e da una luce che si accendeva in una finestra della villa accanto. Prima di dileguarsi i malviventi hanno chiuso la vittima in uno stanzino, ancora legato ed imbavagliato. Solo dopo un'ora l'imprenditore è riuscito a dare l'allarme al 112 col suo telefonino. Con le mani legato dietro la schiena, era riuscito a comporre il numero usando un cacciavite tenuto in bocca. Sono stati gli stessi carabinieri a slegarlo.

Le indagini

Fin da subito le indagini si sono orientate verso un gruppo di tre albanesi gravitanti nel capoluogo forlivese, frequentatori di locali notturni della zona e già sospettati di essere i responsabili di attività illecite. Il lavoro degli inquirenti - utilizzando le telecamere di videosorveglianza, sia quelle stradali che quelle private - ha consentito di appurare che i rapinatori nei giorni precedenti avevano seguito ripetutamente l'uomo nei suoi spostamenti in provincia, per acquisire informazioni sulle sue abitudini e nei suoi orari di rientro a casa. Quando hanno avuto l'occasione per colpire in sicurezza hanno messo in atto il colpo. Gli uomini dell'Arma, coordinati dalla Procura, hanno acquisito le immagini delle telecamere presenti nella zona d'interesse, individuando alcune auto sospette, in particolare una Mercedes intestata ad uno degli albanesi, aggirarsi nella zona anche prima della violenza rapina.

"Colpisce l'efferatezza delle rapine - ha commentato il comandante provinciale Fabio Coppolino -. I malviventi in entrambe le rapine tracciate, hanno picchiato le loro vittime anche se non avevano fatto resistenza, quando erano già legate". "Erano molto attenti nello scegliere le loro vittime: persone non più giovani, sole in casa e facoltose", ha aggiunto il procuratore capo Cameli. E' emerso che i soggetti, residenti a Forlì e di mattina al lavoro come operai edili, conoscevano bene il territorio e sapevano come muoversi.

La rapina in Friuli

Seguendo i movimenti delle vetture, è emerso che i sospettati frequentavano salturaimente la zona di Portogruaro e Lignano Sabbiadoro, a quanto pare per svolgere quelli che gli investigatori hanno definito "traffici illeciti", aiutati da più basisti e favoreggiatori della zona. E proprio durante una di queste trasferte che hanno messo a segno la violenta rapina ai danni dello storico barista ed imprenditore di Lignano Pineta. Un agguato simile a quello compiuto a Civitella. I Carabinieri romagnoli e friulani hanno incrociato i dati acquisiti, arrivando ad un italiano residente a Lignano, sospettato di aver agito come basista per alcuni colpi in passato. Lo stesso in passato aveva lavorato per il barista, venendo poi cacciato.

La notizia su UdineToday

Il blitz

I Carabinieri, una volta individuata la sua abitazione, hanno atteso che qualcuno uscisse. Dopo alcune ore si sono materializzate all'esterno due soggetti. Erano tranquilli, sicuri che nessuno li stesse cercando. Riconosciuti dagli uomini dell'Arma forlivesi come i sospettati del colpo di Civitella, sono stati subito bloccati. La perquisizione nella casa del basista, una piccola mansarda all'ultimo piano di un condominio, ha permesso di trovare un terzo uomo che si era nascosto in un armadio. Contemporaneamente altri militari hanno localizzato l'auto dell'italiano, che si trovava fuori ad un bar di Lignano Sabbiadoro. Il basista era in compagnia di un quarto albanese, sospettato di aver partecipato alla rapina ai danni del barista. Per la rapina di Lignano, oltre ad Haxhia e Vuka, l'arresto è scattato anche per Eugen Gjonaj, 26 anni, anch'egli residente a Forlì, oltre che un quarto albanese con base in Friuli.

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Tutti e quattro sono stati arrestati in "quasi flagranza" per la rapina ai danni dello storico esercente, mentre l'italiano è stato denunciato per favoreggiamento. I due albanesi residenti a Forlì sono stati invece colpiti anche dal decreto di fermo di inidiziato di reato per l'assalto del 10 gennaio scorso. Uno dei due dovrà rispondere anche del reato di clandestinità, non avendo ottemperato ad un precedente ordine di espulsione. Tutti si trovano in carcere ad Udine in attesa del processo.

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