ArtusiJazz e l'addio a Forlimpopoli, frecciata all'ex sindaco: "Non vendiamo merci, ma solo emozioni"

Da Minisci una frecciata all'ex sindaco Mauro Grandini, il quale ha evidenziato come la manifestazione non ha portato alcun valore aggiunto all’indotto cittadino

"L'Artusi Jazz Festival non deve morire". E' l'appello di Michele Minisci storico fondatore del Naima Club e parte attiva delle iniziative musicali forlivesi da oltre trent'anni dopo l'annuncio di Mauro Picci, presidente dell’associazione Dai de Jazz, dell’addio a Forlimpopoli della rassegna. Spiega Minisci: "Conosco bene le problematiche che stanno dietro un jazz festival, avendo diretto l’associazione culturale Naima club per oltre 30 anni, e le difficoltà per far capire ai vari assessori alla Cultura succedutisi negli anni il valore e la capacità aggregativa ed emozionale che può portare nelle nostre realtà un festival jazz o blues che sia".

Quindi una frecciata all'ex sindaco Mauro Grandini, il quale ha evidenziato come la manifestazione non ha portato alcun valore aggiunto all’indotto cittadino. "Noi operatori musicali, organizzatori di concerti, di festival, di eventi culturali, non vendiamo merci, ma solo emozioni. Poi sta agli altri operatori e agli amministratori fare squadra, sinergia, coinvolgimento, per fare anche “cassetta”. Ma bisogna crederci, appassionarsi e non aspettare le “masse” di jazzisti, come manna dal cielo".

Argomenta ancora Minisci: "Il jazz è una musica di nicchia, di alta qualità, ma non fa cassetta. A meno che non sia un mega festival con nomi altisonanti come avviene per Umbria Jazz, con la possibilità di ospitare il pubblico per 2-3-4 serate, per la gioia degli operatori commerciali della cittadina umbra. Ma quelle pubbliche amministrazioni hanno dirottato verso quel festival centinaia e centinaia di milioni".

"Nella storia dei piccoli festival, dei piccoli club, troverete invece una storia che parla sì di musica, quasi sempre di alta qualità, ma anche di sfide, di emozioni, di ansie, di gioie e dolori, di scelte di vita, che parla di passioni, di entusiasmo, di aggregazione, di confronto e di sogni - conclude -. Storie che potrebbero far riflettere qualcuno su come si possa contribuire alla crescita culturale di una piccola città di provincia grazie anche alla musica jazz, portata qui da veri "mostri sacri" del panorama internazionale, e che può far capire perché "senza la musica, la vita sarebbe un errore", come ha scritto una volta il buon Federico Nietzsche".

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