Prima messa per la Beata Benedetta dove riposa il suo corpo: "Non è più solo di Dovadola, ma del mondo"

Nella domenica riservata alla messa di ringraziamento nella parrocchia di Sant’Andrea a Dovadola dove riposa il corpo della Beata Benedetta Bianchi Porro la partecipazione dei fedeli è stata numerosa

Nella domenica riservata alla messa di ringraziamento nella parrocchia di Sant’Andrea a Dovadola dove riposa il corpo della Beata Benedetta Bianchi Porro la partecipazione dei fedeli è stata numerosa e molto sentita. Nella chiesa gremita il vescovo Livio Corazza ha ufficiato la solenne celebrazione eucaristica. La chiesa è stata riaperta sabato dopo un periodo riservato ai lavori di restauro interni necessari per adeguare la chiesa ai numerosi pellegrini che raggiungeranno la tomba di Benedetta: è stato predisposto un ingresso riservato per i disabili con una rampa dedicata, sono stati rinnovati i bagni all’accesso laterale della chiesa. All’interno dell’edificio sono stati restaurati gli altari, in particolare il crocifisso sull’altare maggiore e la cappella dedicata a Benedetta. I lavori hanno richiesto tre mesi di chiusura temporanea della chiesa per consentire le operazioni necessarie alla sistemazione anche del nuovo impianto di illuminazione che valorizza le opere d’arte presenti e la struttura della chiesa che nel corso dei secoli ha subito vari interventi di modifica che hanno adeguato l’edifico medievale allo stile Rinascimentale fino a quello Barocco in alcuni dettagli.

La numerosa assemblea presente in chiesa ha partecipato alla messa che è stata animata dal coro Città di Forlì insieme al coro di Castrocaro. Dopo la lettura del vangelo il vescovo Livio Corazza nell’omelia ha ricordato che nella prima messa per la beata si parla di ben 50 anni di devozione a Benedetta. Il vescovo ha ringraziato le persone che lungo gli anni hanno sostenuto Benedetta, che le hanno voluto bene e Anna Cappelli non più presente. “Un famigliare ieri mi ha detto: Benedetta non è più nostra – ha raccontato il vescovo – perché è del mondo intero, non è nemmeno di Dovadola. Ieri l’abbiamo riconosciuta beata - ha continuato il vescovo - ma Benedetta era grande nella fede. Non si diventa beati perché si soffre, ma Benedetta ha creduto nell’amore di Dio fino in fondo, ha testimoniato l’amore di Dio anche quando era nel momento del dolore. Tutti i santi e beati sono luce per il nostro cammino di fede e della vita”.

Spiegando il vangelo ha continuato dicendo “che solo l’amore ci dà la felicità. L’amore deve essere accolto e donato gratuitamente, sempre, fino al perdono”. Livio Corazza nell’omelia ha scosso l’assemblea con riflessioni profonde e ha posto delle domande: “Siamo disposti davvero davanti alla tomba di Benedetta a dirle tu sei beata? Benedetta, lo sei di nome e di fatto? In che cosa siamo disponibili a seguire i santi e i beati? La gioia, la sofferenza, il conforto agli altri, serviva e amava la chiesa - i tratti di Benedetta ripresi dal discorso di sabato pronunciato in Cattedrale - Ma bisogna essere ammalati per imitare Benedetta? No! Il successo di Benedetta è perché usava bene le parole, perché non ne aveva tante da dire per la fatica a comunicare, ma non occorre essere malati per imitarla. Lei non voleva stare sola, aveva vicino la mamma, gli amici e questo ci insegna che dobbiamo essere vicini ai nostri ammalati. Oggi abbiamo portato qui una sua reliquia ed è importante che ci sia questo segno che possa favorire la preghiera e la conoscenza di lei. Onoriamo Benedetta non soltanto a parole ma anche incoraggiando i malati a trovare il senso profondo della loro esistenza; diamo sostegno a coloro che li assistono suggerendo parole di conforto credibili, perché la malattia non è un ostacolo alla vita. Non perdiamo tempo a vedere i limiti, perché le chiacchiere e le divisioni sono opera del demonio. Guardiamo a lei e ascoltiamo le sue parole, è una lezione per noi, per la nostra comunità e per tutti i gruppi sociali. Benedetta è stata riconosciuta beata per noi, seguiamola, imitiamola e facciamola conoscere! Aiutaci Signore a diventare come lei capaci di amare sempre in ogni circostanza, amare chi ci ama e chi anche non ci ha fatto del bene”. L’omelia si è conclusa con l’Invocazione “Beata Benedetta prega per noi!” 

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Per tutto il pomeriggio di sabato molti pellegrini hanno vistato la tomba di Benedetta e anche la Badia a fianco nella quale con l’aiuto di don Andrea Vena, biografo ufficiale di Benedetta, è stato predisposto un percorso che dalla camera con il letto di morte, trasferito negli anni scorsi da Sirmione, giunge alle due mostre allestite per far conoscere Benedetta. La prima fu realizzata da Anna Cappelli e attualmente una copia è disponibile per le parrocchie, un’altra è stata preparata per lo stand al Meeting per l’amicizia tra i popoli che valorizza l’attualità del messaggio della Beata pensata da un’apposita equipe spirituale costituitasi per riflettere sulla divulgazione di Benedetta. La libreria allestita ha permesso a molti pellegrini di poter trovare approfondimenti adeguati per conoscere più a fondo la Beata, libri pubblicati nel corso di questi anni da molti studiosi che si sono dedicati al suo profilo spirituale.
 

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