Benedetta Beata, "Chiedo preghiere per un familiare sofferente di neurofibromatosi"

Già da tempo sul web e sui social ci si affida a Benedetta per chiedere grazie e intercessioni per la guarigione. Ma c’è anche si rivolge alla neo beata dovadolese per guarire dalla stessa malattia che la uccise in pochi anni.

Benedetta Bianchi Porro è ufficialmente beata. L’evento, scaturito alle 10.53 di sabato, è stato salutato dallo scampanio delle torri delle chiese del centro storico forlivese a partire proprio dalla Cattedrale, ma anche dal contestuale scoprimento della sua immagine sull’altare maggiore. “Da oggi - ha dichiarato il vescovo di Forlì-Bertinoro Livio Corazza al termine della celebrazione di beatificazione - iniziano i pellegrinaggi a Dovadola e invito tutte le parrocchie della nostra diocesi a recarsi alla sua tomba”. La sepolta viva dovadolese, morta alle 10.40 del 23 gennaio 1964 a Sirmione del Garda dopo anni di sofferenze indicibili, è stata uccisa, neanche 28enne, dalla neurofibromatosi. "Proprio i suoi studi - si apprende su www.santiebeati.it - le permettono, nel 1957, di riconoscere da sola la natura della malattia che l’aveva intanto resa cieca e progressivamente sorda: neurofibromatosi diffusa o morbo di Recklinghausen".

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"Mettiamo nelle mani di Benedetta - si legge su Facebook - tutte le nostre intenzioni, per i nostri malati, i nostri bambini e le nostre famiglie”. La Santa Sede ha già avvalorato una guarigione scientificamente inspiegabile avvenuta nel 1986, attribuendola all’intercessione della neo-beata dovadolese: quella del genovese Stefano Anerdi, all’epoca ventenne. Il miracolo avvenne in seguito a una novena di preghiere per intercessione di Benedetta, fatte fare dalla mamma del giovane, mentre lui era in coma all'ospedale dopo un incidente stradale. La donna aveva letto un libro sulla venerabile, uno dei tanti diffusi nel mondo dall’indimenticabile Anna Cappelli, capofila degli Amici di Benedetta: al termine dei nove giorni di preghiere, il ragazzo uscì dal coma tra l'incredulità dei medici e dei familiari. Già da tempo, sul web e sui social, ci si affida a Benedetta per chiedere grazie e intercessioni per guarigioni da malattie gravi e spesso incurabili.

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"Venerabile Benedetta, chiedo la Tua intercessione per il nostro bambino che ancora si trova nel ventre materno e riscontra delle gravi patologie. Fai che il Nostro Signore possa posare il Suo Sguardo su questa creatura”. In Duomo, nel corso della cerimonia di beatificazione, la consapevolezza che Benedetta, la “santa” forlivese, sia già la protettrice dei sofferenti, era deducibile anche dalla lunga fila di ammalati disposti in prima fila lungo la navata centrale. “Chiedo di pregare Benedetta per mio padre, malato di Parkinson del ramo atipico”. Ma c’è anche si rivolge alla sua intercessione per guarire dalla stessa malattia che in pochi anni l’ha uccisa. Una signora lombarda, sempre sui social, si è affidata a Benedetta per la guarigione della figlia affetta da neurofibromatosi, “malattia ereditaria – si legge in Dagospia a firma di Silvana De Mari - gravata da sintomi neurologici gravi, da menomazioni gravi, da un grave rischio di alcuni tumori maligni. Preghiamo perché si trovi presto una cura”.

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"Benedetta - ha dichiarato il 6 settembre scorso in salone comunale il vescovo di Forlì-Bertinoro, Livio Corazza - è già santa da tempo nel cuore dei fedeli forlivesi, ed è chiaro che, se, per sua intercessione, ci saranno ulteriori grazie e guarigioni conclamate, sarà tutto acquisito e verificato dalle autorità ecclesiali competenti in funzione della sua definitiva canonizzazione”. “Intanto – precisa nel corso della cerimonia di beatificazione il cardinal Angelo Becciu, prefetto della congregazione per le cause dei santi – prendiamo esempio da Benedetta che, abbracciata nella croce, spalanca le porte del cielo e diventa veicolo di luce che rischiara. Oggi ci affidiamo alla sua intercessione per improntare la nostra esistenza alla logica della Croce, che è la logica dell’amore donato”.

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