A Dovadola per Benedetta arriva il cardinal Bagnasco

La liturgia in suffragio della venerabile sarà presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova, con l’assistenza del vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi e del nuovo parroco di Dovadola don Maurizio Monti

Sarà una santa messa in programma domenica 21 gennaio, alle 10.30, nella Badia di Sant’Andrea, il momento culminante delle celebrazioni per i 54 anni dalla morte di Benedetta Bianchi Porro. La liturgia in suffragio della venerabile sarà presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova, con l’assistenza del vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi e del nuovo parroco di Dovadola don Maurizio Monti. Alle 12.30 è previsto il consueto pranzo presso il ristorante albergo “Rosa Bianca” di Dovadola.

Se l’iter diocesano della canonizzazione di Benedetta è partito ufficialmente l’8 dicembre 1973, il processo di beatificazione, di competenza della Congregazione delle Cause dei Santi, è stato invece avviato il 25 gennaio 1976. Il 23 dicembre 1993, papa Giovanni Paolo II ha emesso il decreto per il riconoscimento dell’eroicità delle virtù, dichiarandola Venerabile: questo significa che, nell’attesa della prova certa di un miracolo che la innalzi al rango di beata, anticamera della santità vera e propria, ci si può già rivolgere a lei in preghiera. Benedetta Bianchi Porro era nata a Dovadola l’8 agosto 1936 da Guido e da Elsa Giammarchi. Nel novembre dello stesso anno fu colpita da poliomielite, che le lasciò una gamba più corta dell’altra. Già nell’infanzia si manifestarono i sintomi della neurofibromatosi, che lei stessa, studente in medicina, autodiagnosticò nel 1956: si tratta di una malattia al sistema nervoso, foriera di paralisi progressiva sino alla morte. Mentre si susseguivano numerosi e dolorosi gli interventi chirurgici, Benedetta, grazie anche al rapporto con alcuni amici, approfondì l’esperienza di fede scoprendo la “grazia” della sua condizione.

“La Madonna - come raccontò lei stessa dopo i pellegrinaggi a Lourdes nel 1962 e 1963 - mi ha ripagato di quello che non possiedo più. Ho capito che mi è stato ridato quello che mi era stato tolto, perché possiedo la ricchezza di spirito. Io mi sono accorta più che mai della ricchezza del mio stato e non desidero altro che conservarlo”. La giovane chiuse per sempre gli occhi alle 10.40 del 23 gennaio 1964, a soli 27 anni, nella casa paterna di Sirmione del Garda, sussurrando “grazie” mentre in giardino fioriva una rosa bianca. Alla sua tomba, che dal 22 marzo 1969 è all’interno della Badia di Dovadola, sono venuti a pregare cardinali, vescovi e tanti pellegrini da ogni dove, ma anche teologi, artisti e intellettuali, tutti profondamente colpiti dalla sua testimonianza di accettazione. Lo scrittore Ignazio Silone, ad esempio, ha confessato: “Questa straordinaria creatura è stata la più grande benedizione che Dio abbia fatto giungere alla mia vita”. Alla venerabile sono intitolati la sezione dell’associazione Medici Cattolici di Forlì, la scuola elementare e musicale, l’hospice e una via a Dovadola, il nuovo centro parrocchiale di Fratta Terme e il corso di alta formazione in economia e management per le organizzazioni non profit dell’università di Bologna. 

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