I numeri del Soccorso Alpino: aumentano gli interventi anche nella fascia collinare

Sul territorio appenninico dell’Emilia Romagna, nel periodo compreso dal primo giugno al quindici ottobre, i tecnici del Saer sono stati impegnati in quasi 240 interventi, mentre dall’inizio del 2018 in oltre 400

Tempo di bilanci per il Soccorso Alpino e Speleologico Emilia Romagna, articolazione regionale del Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico. Anche se l’anno solare non è ancora terminato, dopo un’estate ed una stagione dei funghi che ha visto segnare un “record” di interventi, è giunto il momento di analizzare – in termini numerici – l’operato sul territorio regionale, dal Monte Alfeo, al confine tra piacentino e Piemonte, fino alle elevazioni romagnole che si affacciano sul Mare Adriatico. 

Sul territorio appenninico dell’Emilia Romagna, nel periodo compreso dal primo giugno al quindici ottobre, i tecnici del Saer sono stati impegnati in quasi 240 interventi, mentre dall’inizio del 2018 in oltre 400. Un numero ragguardevole, se si considera che la nostra Regione non è una zona alpina e sul piano turistico la concorrenza della riviera e delle città d’arte è molto agguerrita: un numero che tuttavia è indice di una riscoperta dell’ambiente appenninico, apprezzato dai frequentatori della montagna sia nella sua veste invernale che estiva, oltre ai buoni raccolti di funghi e prodotti del sottobosco che hanno chiamato verso le terre alte migliaia di persone.

A tal proposito,un dato molto interessante  è la tendenza di interventi nella fascia di media e alta collina, dove gli allertamenti, se confrontati anno per anno con il lustro 2010-2015, sono aumentati di circa il 20%. Se infatti in precedenza gli interventi di Soccorso Alpino nella bassa montagna erano numericamente inferiori e principalmente riferiti a soccorso in attività agricole, incidenti a fungaioli o sinistri stradali, negli ultimi anni si è notato un grande incremento di attivazioni in favore di escursionisti a quote altimetriche minori. Ciò è dovuto in gran parte alla riscoperta dei Cammini appenninici, che ogni anno attraggono  un numero sempre maggiore di trekker, animati da motivi non solo escursionistici o paesaggistici, ma anche storico-artistici, enogastronomici o spirituali. 

Nei numeri, nel periodo dal 1 giugno al 15 ottobre il personale del Soccorso Alpino è stato impegnato in 237 (202 nello stesso periodo del 2017), con l'impiego di 1517 soccorritori e 6276 ore di attività. Gli interventi dal primo gennaio sono stati 421, 71 in più rispetto al 2017. Le attività in ambiente impervio per cui sono stati attivati i soccorsi sono nella maggior parte dei casi, come anticipato, l’escursionismo (40.3%) sia nella fascia pedemontana, che montana e di alta montagna, seguita dalla raccolta funghi (15.6%) e la mountain bike (11.8%), completate poi da altri ambiti come incidenti di auto/moto, alpinismo e arrampicata, speleologia, equitazione, caccia e pesca, torrentismo , parapendio/base jumping  e lavoro forestale o agricolo.  Le cause delle chiamate sono da ricondurre nella maggior parte dei casi a cadute (34.1%) e scivolate (7.6%), mentre i malori hanno richiesto l’attivazione del Soccorso Alpino nel 6.2% dei casi. La perdita di orientamento ha invece riguardato il 21.3% degli interventi ed a seguire tutte le altre tipologie di incidente; spesso poi, gli interventi di ricerca dispersi includono una componente sanitaria. Da segnalare infine che nel periodo estivo-autunnale vi sono stati quattro interventi per punture d’insetto in ambiente montano/impervio. 

I soccorsi riguardano nella maggior parte dei casi persone di sesso maschile, 71.1%, contro il 28.9% di donne, mentre  quasi una persona soccorsa su cinque è nella fascia d’età compresa tra i 50 e 60 anni (18.5%).  Nella conduzione degli interventi, fondamentale è stata l’immediata attivazione delle squadre territoriali delle sette stazioni regionali, che in 130 casi nel periodo preso in considerazione sono state supportate da elicotteri, eliambulanze del 118 o velivoli di corpi militari o civili, che non solo hanno garantito una rapida stabilizzazione e ospedalizzazione dei pazienti, ma anche trasportato in tempi rapidi squadre di ricerca in quota o compiuto sorvoli di perlustrazione nella ricerca di dispersi.

“Ringrazio tutti i nostri tecnici per la grande risposta che il nostro Servizio Regionale ha saputo fornire in una stagione particolarmente impegnativa come quella estiva e del primo autunno – ha dichiarato il presidente Danilo Righi commentando i dati -  Il Soccorso Alpino e Speleologico Emilia Romagna è stato chiamato ad un intenso lavoro, al quale ha risposto in modo puntuale e professionale, grazie anche al continuo addestramento garantito dalla nostra Scuola Regionale Tecnici". Un’attività, quella del Saer, che infatti non conosce pause nemmeno nella formazione: sono infatti continue le esercitazioni – sia tecniche che sanitarie – a cui periodicamente gli operatori del Saer sono chiamati a partecipare per mantenere standard operativi, richiesti dai piani formativi del Corpo, sempre di primo livello.

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