Bimbi falciati e uccisi, 95 anni fa la tragedia di San Varano: "Il problema della sicurezza stradale è un'emergenza"

Un triste anniversario come quello dell'incidente di San Varano porta anche a fare considerazioni sull'oggi

Sono trascorsi ben 95 anni dal tragico incidente di San Varano, dove quattro bambini persero la vita travolti da un furgone. "Un triste anniversario come quello dell'incidente di San Varano porta anche a fare considerazioni sull'oggi perché occorre sottolineare che la perdita di vite umane sulle strade è ormai una costante alla quale, incredibile ma vero, ci si è assuefatti - afferma Gabriele Zelli -. Tutte le vittime che insanguinano quotidianamente le vie sempre più trafficate del nostro paese non servono neppure più come ammonimento. Stabilmente la gran parte degli automobilisti utilizza veicoli sempre più potenti facendo all'interno di essi di tutto (si effettuano lunghe telefonate, si guardano i messaggi e i video pervenuti, e si risponde ad essi) meno che guidare prudentemente. Purtroppo non vengono neppure più ottemperati gli elementari dettami del codice della strada, come utilizzare gli indicatori di direzione, comunemente dette frecce, o rispettare i limiti di velocità nei centri abitati, e così via. Sarebbe opportuno invece iniziare dal rispettare queste norme se si vuole rispettare la propria vita e quella degli altri". 

A San Varano è ancora vivo il ricordo della cerimonia che il 10 maggio scorso ha ufficialmente concluso il restauro del monumento “La Pietà” posto sulla via Firenze. Com'è noto la pregevole opera dell’importante scultore e architetto Roberto de Cupis (Roma, 13 luglio 1900 – Forlì, 9 gennaio 1975) che ha operato nella prima metà del novecento, fu inaugurato il 7 aprile 1929. Il monumento fu realizzato in memoria dei quattro bambini che nel 1925 trovarono la morte in un tragico incidente stradale, che suscitò una grande commozione in tutto il forlivese sia per l'elevato numero di vittime, sia per la loro giovanissima età, sia perché il traffico veicolare nel 1925 era assolutamente sporadico.  Al centro del tempietto, la cui struttura architettonica è composta da quattro croci che sorreggono una cupola, è collocata la “Pietà” che con grande maestria artistica è rappresentata da una mamma che piange e tiene in grembo il proprio figlio morto. L'azione di restauro si è resa necessaria considerato il grave stato di degrado in cui versava l’opera.

Cosa resta oggi di questa esperienza? "Un interrogativo che ci dobbiamo porre in previsione del 95° anniversario del tragico evento avvenuto il 16 gennaio 1925 - evidenzia Zelli -. Innanzitutto il laboratorio di Andrea Giunchi, a cui è stato affidato il lavoro costantemente seguito dall'architetto Andrea Savorelli del Comune di Forlì, ha dovuto affrontare temi complessi, pur essendo il monumento di modeste dimensioni, per effettuare l'intervento in base alle disposizioni della Soprintendenza ai Beni culturali, temi che sono però di valore nazionale in quanto si inseriscono nel dibattito del restauro e nello studio della materia che interessa molte opere del Ventennio. Per cui questa esperienza ha sicuramente fatto scuola. Inoltre a questi interessanti temi artistici e tecnici si lega anche l’azione “popolare” della raccolta fondi portata avanti dal locale Comitato di Quartiere, presieduto da Carla Cecchi, che, al fine di riportare la memoria e monito dell’evento e la consapevolezza di restaurare una pregevole opera d’arte, è stata fondamentale nel permettere la realizzazione del restauro". 
 

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