La birra di Gaetano Pasqui rivive 180 anni dopo: cinque pronipoti rifondano il celebre birrificio

E' la bella storia di famiglia e di impresa dalla quale è nata "Livia", la prima bottiglia dedicata alla primogenita del genio del luppolo

Birra artigianale? Il forlivese Gaetano Pasqui la produceva a Forlì già nel 1835 e aveva fondato la "Premiata Fabbrica di Birra Geatano Pasqui". Ora quella fabbrica è stata riavviata da cinque cugini, tutti nipoti di Pasqui. E' la bella storia di famiglia e di impresa dalla quale è nata "Livia", la prima bottiglia del rinato birrificio dedicata alla primogenita di Geatano. Altre ne seguirano per omaggiare gli altri figli del genio della birra (in totale ne ebbe quattro).

Ad iniziare questa avventura davvero speciale sono Umberto Pasqui, Valentina Farolini, Emma Cimatti, Caterina Pasqui e Francesco Pasqui. I cinque cugini hanno età diverse, alcuni vivono a Forlì altri in Veneto e a Torino. Ma in comune hanno lo stesso antenato che è, di fatto, il pioniere della birra artigianale italiana.

"In casa si è sempre saputo poco di questa vicenda e allora, già dal 2006, ho iniziato a condurre ricerche tra archivi, biblioteche e fondi - racconta Umberto, giornalista e insegnante forlivese che ha avuto l'idea e ha coinvolto i cugini in questa avventura -. Il materiale più interessante è condensato nel libro “L'uomo della birra” pubblicato da CartaCanta nel 2010".  Il volume, scritto da Umberto, è stato presentato in varie località riscontrando notevole interesse in un mondo in ebollizione come quello della birra artigianale italiana. E a poco a poco l'idea è diventata sempre più frizzante.

"Ci siamo detti: perché non rimettere in moto la “Premiata Fabbrica di birra Gaetano Pasqui – Forlì”? Così abbiamo fondato una Società tra cugini. La linea di birre che intendiamo produrre avranno caratteristiche ben chiare: un rigoroso rispetto dell'identità locale (Forlì e dintorni) con apertura verso il mondo, un attento studio sulle ricette (con ingredienti non comuni, antichi, talora rivisitati in chiave contemporanea), una decisa “italianità” (non troverete termini stranieri, Gaetano non li avrebbe sopportati: ha combattuto una vita con i “grandi marchi” per dimostrare che la birra non è esclusiva di altre latitudini, anzi, è italianissima fin dagli etruschi).  Così è anche Livia prodotta con luppoli antichi con una ricetta rivisitata ma ricalcata da quella di Gaetano".

Gaetano Pasqui nel 1835 faceva il birraio come si fa adesso: un piccolo impianto (una cisterna sotterranea), una canaletta per tenere al fresco le materie prime, e poco altro. Il luppolo era importato. Crescendo, però, volle scommettere sul luppolo selvatico forlivese. Ne raccolse qualche piantina sull'argine poco distante da casa e, dal 1847, iniziò a produrre la prima birra con materie prime totalmente locali. Vinse numerosi premi, anche a Londra (1862). Grazie al figlio Tito, rappresentante per il Governo italiano alle Esposizioni Universali (cui è stata dedicata una mostra al San Domenico) la sua birra fu conosciuta anche all'estero, tanto che fu apprezzata specialmente in Inghilterra. 

La birra è prodotta a Civitella al birrificio Mazapegul. Chissà che i suoi cinque nipoti non ripercorrano a tutto tondo la sua bella avventura. Per contatti info@birrapasqui.it.

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