Cura degli anziani, varata la "white list" delle case-famiglia certificate dal Comune

Quando gli anziani in casa iniziano ad avere difficoltà, puntuale sorge il dubbio: a chi affidarsi? Una soluzione sono le case famiglia

Quando gli anziani in casa iniziano ad avere difficoltà, puntuale sorge il dubbio: a chi affidarsi? In molti puntano sulle badanti per lasciarli nei loro ambienti domestici adeguatamente assistiti, in tanti cercano un posto nelle case di riposo, ma una soluzione intermedia sono le case-famiglia e gli appartamenti protetti per anziani: si tratta di soluzioni di comunità con pochi posti. Ne nascono di continuo e con alterne fortune, per questo il Comune ha deciso di intervenire per dare alla popolazione le necessarie garanzie e sicurezze, costituendo una “white list” da pubblicare sul sito del Comune e da mettere in mano alle famiglie che si trovano a dover fruire di questi servizi. Per accedere a tale “white list” è necessario garantire dei requisiti aggiuntivi rispetto alle norme regionali.

“Nel territorio dell'Unione dei Comuni – spiega l'assessore al Welfare Raoul Mosconi – sono disponibili circa 1.600 posti per l'assistenza agli anziani, di questi 748 sono per non autosufficienti e sostenuti finanziariamente dal fondo sanitario regionale”. Tuttavia grossi problemi si pongono anche per gli anziani che vengono qualificati come 'autosufficienti' che tuttavia non lo sono del tutto: persone in grado di alimentarsi ed andare in bagno da soli, ma magari con difficoltà e disattenzioni che portano spesso i famigliari a preoccuparsi e a rivolgersi ad una forma di assistenza più “leggera”. In tal caso o ci si rivolge a libero mercato alle grandi strutture, oppure – oltre alla badante – è possibile fruire di strutture più piccole fino a 16 posti letto, che sono soggette ad autorizzazioni preventive e a un disciplinare regionale (a Forlì è territorio ci sono circa 250 posti in tali strutture, che sono 16). Per altre strutture fino a 6 posti letto, dove basta una comunicazione di inizio attività per avviare l'attività di casa-famiglia, si rischia di finire in un'area di difficile controllo. A Forlì e comprensorio ci sono 20 strutture di questo tipo, per un totale di 120 posti. 

Tali strutture sono comunque regolamentate dalla Regione e i Servizi sociali dell'Unione dei Comuni, assieme al servizio di Igiene pubblica dell'Ausl Romagna solo nel 2018 ha controllato la totalità delle case-famiglie, riscontrando l'adeguatezza dell'assistenza e della struttura, non trovando sistemi di contenzione non autorizzati o non idonei (al centro in particolare dei principali scandali avvenuti recentemente in Romagna). Sono state riscontrate solo difformità minori sulla tenuta amministrativa, sugli arredi e nelle manutenzioni degli impianti. “Ma dopo la segnalazione, le strutture hanno apportato le migliorie necessarie”, spiega la dirigente del servizio Benessere sociale Rossella Ibba. “Inutile però nascondere che i sindacati degli anziani di Cgil, Cisl, Uil e Cupla e le associazioni che si occupano della terza età sono preoccupati e chiedono garanzie di controlli, fermo restando che per ogni sospetto di illegalità bisogna andare dalle forze dell'ordine”, spiega l'assessore Mosconi. Tali strutture, per esempio, non sono obbligate ad impiegare Oss o infermieri, ma per esempio devono garantire una presenza notturna del personale.

Il Comune però ha voluto fare la sua parte, istituendo un regolamento in cui si prevede un'autocertificazione dei servizi aggiuntivi e migliorativi che vengono proposti dalle case-famiglia. I candidati ad accedere ad un apposito elenco, una cosiddetta “white list” sono 16 case-famiglia sulle 20 esistenti. Le auto-dichiarazioni saranno poi verificate dagli uffici pubblici. Tante sono, infatti, le auto-dichiarazioni pervenute in Comune che toccano tutta una serie di migliorie del servizio, dalla struttura alla dotazione di elettrodomestici, dai titoli del personale alla formazione che viene fatta, dall'assistenza alle modalità di preparazione dei pasti. Chi si sottopone volontariamente a questi standard aggiuntivi rispetto a quelli imposti per legge della Regione finisce in una lista che il Comune rende nota sul sito internet, distribuisce ai medici di base e alle associazioni della terza età o a chi ne fa richiesta. Si tratta, insomma, di un “sigillo di qualità” che i cittadini chiedono sempre più spesso alle istituzioni per servizi così sensibili, in cui si affida giorno e notte i propri anziani a mani che si richiedono esperte. “Controllo delle istituzioni e corresponsabilità degli operatori”, sintetizza la filosofia della “white list” l'assessore Mosconi.

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