Case popolari, si alza il livello di vigilanza: debutta la figura dell'agente informatore

"L'agente informatore - spiega l'assessore ai Servizi Sociali, Rosaria Tassinari - avrà compiti di verifiche, come ad esempio sull'effettiva residenza"

Più sicurezza per le case popolari di Forlì. L'amministrazione comunale introdurrà la figura dell'agente informatore. Si tratta di un agente appositamente formato ed appartenente al Corpo della Polizia Locale, dotato dell'equipaggiamento necessario per effettuare controlli di routine nelle case popolari. L'obiettivo è tutelare il patrimonio pubblico costituito da circa 1600 alloggi popolari di proprietà del Comune e gestiti da Acer (èiù di tremila i cittadini alloggiati). "L'agente informatore - spiega l'assessore ai Servizi Sociali, Rosaria Tassinari - avrà compiti di verifiche, come ad esempio sull'effettiva residenza oppure sulla presenza del numero di persone e dell'effettivo nucleo familiare assegnatario. Inoltre potrà anche accedere all'interno delle abitazioni". 

Capita infatti che soggetti assegnatari di case popolari trasferiscono il loro domicilio effettivo da altre parti, soprattutto i cittadini stranieri che hanno una grossa mobilità all'interno dell'Europa, ma che allo stesso tempo continuano a conservare le chiavi dell'abitazione, sottraendola così ad un altro assegnatario. Allo stesso modo si verifica spesso che diverse case vengono utilizzate da più persone rispetto a quelle che possono contenere. I controlli riguarderanno anche come questi immobili vengono gestiti. In diversi casi, quando vengono rilasciati, si trovano in situazioni di degrado e incuria e per questo motivo sono necessari fondi - non sempre disponibili - per ripristini straordinari.

Nel patrimonio delle circa 1600 unità abitative sono circa 150 quelle che necessitano di una riqualificazione. Attualmente non sono assegnati in quanto necessitano di lavori per i quali Acer non ha la disponibilità economica che serve per il ripristino. Il Comune di Forlì intende perciò stanziare fondi straordinari per rimettere pienamente a disposizione tutte le case popolari di sua proprietà. Un'altra iniziativa che l'amministrazione comunale che introdurrà, applicando regolamenti già esistenti, spiega il vicesindaco con delega alla Sicurezza, Daniele Mezzacapo, "è quello del rispetto del principio d'impossidenza. Si tratta di uno stato giuridico creato con una legge del 2015 tale per cui uno straniero che è titolare di benefici in Italia deve dichiarare di non possedere immobili nel Paese d'origine. Fino ad ora era impossibile controllare effettivamente le auto-dichiarazioni in quanto non vi è accesso al catasto, quando esiste, dei Paesi di provenienza". Gli stranieri nelle case popolari sono in media rispetto ala popolazione straniera sul totale in città, vale a dire il 12%.

"Questo - rimarca il vicesindaco - crea una situazione di disparità nei confronti degli assegnatari italiani, che invece vengono controllati annualmente da Acer sul loro stato di proprietà d'immobili sul territorio italiano". Per questo il Comune di Forlì chiederà agli assegnatari stranieri una certificazione rilasciata dalla loro ambasciata e tradotta in lingua italiana, che confermi il non possesso d'immobili sul proprio territorio. Non sono mai stati fatti controlli da quando è stata introdotta la Legge dal 2015, per cui attualmente tutte le auto-certificazioni fatte dagli assegnatari di fatto non vengono verificate tecnicamente. Con l'introduzione di questa certificazione l'obiettivo è arginare il fenomeno. 

Il requisito d'impossidenza è previsto anche dal Reddito di Cittadinanza, per cui tale certificazione è realmente esistente. Sia la figura dell'agente informatore che dell'impossidenza sono già previsti da regolamenti regionali. "Quindi non si tratta di una novità, ma semplicemente dell'applicazione delle norme già esistenti", rimarcano sia Mezzacapo che Tassinari. La terza linea d'azione per quanto riguarda la gestione delle case popolari sarà in futuro la revisione del regolamento dell'assegnazione, con l'aggiunta di un maggior punteggio per quanto concerne il principio della residenzialità. Per ottenere una casa popolare bisogna essere infatti residenti da alcuni anni nel Comune di Forlì, requisito già esistente, ma il nuovo regolamento che verrà preso in esame nei prossimi mesi lo renderà più stringente.

Attualmente - detto dei 1600 alloggi, di cui 150 non utilizzabili per necessità di lavori straordinari - ci sono una trentina di appartamenti liberi, che verranno assegnati con un bando aperto lo scorso marzo e chiuso a settembre, attraverso il quale sono pervenute oltre mille domande. Chi non riceverà l'assegnazione finirà in graduatoria. Il livello di morosità delle case popolari è abbastanza elevato (9% del fatturato di Acer) e la figura dell'agente informatore - che non verrà utilizzata direttamente per la questione affitti e sfratti - permetterà di effettuare controlli più attenti nel rispetto degli affittuari "corretti". Spiegano Tassinari e Mezzacapo: "Abbiamo effettuato numeri sopralluoghi nelle case popolari e parlato con le persone presenti, incontrando tanta brava gente. Questi cittadini sono i primi che ci indicano la presenza nei loro condomini di "mele marce", che rendono l'ambiente meno vivibile, con difficoltà anche di sicurezza". 

In particolare, prosegue il vicesindaco, "ho parlato personalmente con un inquilino di una casa popolare, dove è presente un giovane con uno stile di vita molto alto rispetto al normale, perchè tutti sanno all'interno del condomino che spaccia. E l'uomo, che ha figli della stessa età del soggetto sospettato, riferisce che fa fatica a dover insegnare a loro come bisogna guadagnare correttamente quando si ritrovano un vicino di casa come esempio di persona che fa soldi facili, la bella vita e non viene perseguito". 

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