Ravenna spegnerà l'inceneritore, gli ambientalisti: "Non si brucino a Forlì i loro rifiuti"

Così Conti: "Si chiuda prima l'inceneritore di Forlì e Ravenna e Cesena adottino il metodo Alea di raccolta, così ponendo le basi per chiudere il proprio il prima possibile"

L'annuncio del governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, dello spegnimento dell'inceneritore di Ravenna a fine anno, di riflesso interesserà anche Forlì, che ha tra gli inceneritori più nuovi della regione, chiamata probabilmente a bruciare i rifiuti bizantini. Alberto Conti, per conto del Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì, invita "le amministrazioni del comprensorio forlivese a contrastare questa ingiusta politica regionale, facendo quadrato per impedire lo stravolgimento del principio del chi inquina paga".

Ragiona Conti: "Le dichiarazioni del presidente della Regione e dell'assessore all'Ambiente Paola Gazzolo, che accreditano la chiusura dell'inceneritore di Ravenna a motivo della presunta riduzione dei rifiuti in quella provincia, partono da un dato inesatto. La provincia di Ravenna, e con essa il comprensorio cesenate col quale è stato costituito il bacino andato a gara per l:assegnazione del servizio di raccolta rifiuti urbani, non ha affatto abbassato la quantità dei rifiuti da smaltire. Tra Ravenna e Cesena circa 200.000 tonnellate erano e tali sono rimaste. Questo pessimo dato è causato dalla modalità prevalentemente stradale di raccolta con cassonetti che i Comuni di quel territorio ed Hera continuano a privilegiare favorendo così l’incenerimento".

LA RISPOSTA DELL'ASSESSORE REGIONALE PAOLA GAZZOLO

"Al contrario - fotografa Conti - il vero calo si è registrato a Forlì e comprensorio, gestito ora da Alea con raccolta porta a porta e tariffa puntuale, che quest’anno manderà all’inceneritore meno di 20mila tonnellate invece delle circa 64mila tra indifferenziato, ingombranti e spazzamento inviati nel 2017 sotto l’ultima gestione Hera. Si tratta di un calo del 70% con la previsione di ulteriore diminuzione nel 2020. Una diminuzione che sta mettendo a “rischio” il funzionamento dell’inceneritore di Forlì per mancanza di rifiuti da bruciare. Ed allora, perché si privilegia la chiusura dell'inceneritore di Ravenna e non di quello di Forlì? Solo perché a quest'ultimo conferisce i propri rifiuti anche il Comprensorio di Cesena che, al pari della Provincia di Ravenna, non li ha minimamente diminuiti ed ha bisogno perciò di smaltirli in quantità ben superiori a quelle forlivesi?".

"Rifiutiamo perciò il principio secondo il quale chi è più virtuoso nella diminuzione dei rifiuti debba tenersi l'inceneritore e viceversa chi non lo è affatto venga premiato scaricando sull'inceneritore più vicino, cioè il nostro, le proprie inquinanti eccedenze. Invitiamo perciò le amministrazioni del Comprensorio Forlivese a contrastare questa ingiusta politica regionale, facendo quadrato per impedire lo stravolgimento del principio del chi inquina, paga. Si chiuda prima l'inceneritore di Forlì e Ravenna e Cesena adottino il metodo Alea di raccolta, così ponendo le basi per chiudere il proprio il prima possibile. Nel frattempo, se vogliono chiudere quello per rifiuti urbani, ormai vecchio e poco efficiente, conferiscano i relativi rifiuti all’altro inceneritore che hanno, quello per rifiuti speciali (valido anche per bruciare gli urbani) da 55000 tonnellate annue. In ogni caso non li portino a Forlì".

La precisione di Hera

Sulla questione Hera puntualizza: "E' opportuno precisare che dai dati ufficiali della raccolta differenziata 2018, di recente presentati dalla Regione, risulta che: Cesena ha raggiunto il 68,5%, Ravenna il 56,9% e Forlì il 55,2%. Occorre in ogni caso sottolineare che nell’area di Cesena e Ravenna, da 2 anni e mezzo Hera non può promuovere progetti di raccolta differenziata perché oggetto di gara per la riassegnazione del servizio, non ancora avvenuta; lo stesso territorio sta peraltro facendo fronte alle importanti migrazioni dei rifiuti dal territorio forlivese, in conseguenza del repentino cambiamento del sistema di raccolta e delle scelte di tariffazione".

"Inoltre, ancora una volta, risulta sbagliato il presupposto di partenza poiché si lega il modello di gestione dei servizi ambientali ai risultati di raccolta differenziata - continua la nota -. A riprova possono essere portati alcuni esempi sul territorio gestito da Hera: Ferrara è all’87% di raccolta differenziata, Imola oltre il 70%, comuni più piccoli come Castelfranco Emilia, Spilamberto, Mordano, Castel Guelfo, sono tutti tra il 75% e il 90%, e ad accomunarli è il modello di raccolta stradale con sistema di controllo dei conferimenti, elemento propedeutico alla tariffa puntuale già introdotta da un anno a Ferrara e anche in altri comuni serviti, oltre a livelli di qualità elevata".

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"Contrariamente a quanto affermato, poi, Hera non favorisce l’incenerimento ma è impegnata da tempo verso la costruzione di un modello di economia circolare: ha già praticamente raggiunto  gli obiettivi dell’Unione Europea con 10/15 anni di anticipo, il 93% della raccolta differenziata è riciclato o recuperato, ha realizzato 85.000 tonnellate di prodotti con plastica riciclata, è leader nei progetti per il riuso e la lotta allo spreco, è l’unica utility che ha sottoscritto un impegno sul riciclo della plastica con l’Unione Europea - conclude -. Infine, giova ricordare che la gestione del ciclo dei rifiuti deve dare una risposta efficace, efficiente e sostenibile al fabbisogno complessivo di un territorio e non esclusivamente a una parte di quelli domestici".

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